Vertice ASEAN: rimarrà la calma sul Mar Cinese Meridionale?

Pubblicato il 13 novembre 2017 alle 15:03 in Asia

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I Paesi del Sud-Est Asiatico non danno per scontato che la situazione di calma attuale nelle dispute sulle acque del Mar Cinese Meridionale si protragga anche per il futuro, secondo la bozza di dichiarazione del vertice ASEAN in corso nella capitale delle Filippine, Manila.

I Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) sono riuniti nelle Filippine per un delicato incontro con uno dei loro partner più importanti, la Cina, per discutere della delicata questione della gestione delle acque del Mar Cinese Meridionale. Si tratta di una striscia di mare in cui ogni anno transitano 5 trilioni di merci, ricca di giacimenti minerari e di gas naturale, la cui sovranità è contesa da tutti i paesi che vi si affacciano: Taiwan, la Malesia, il Vietnam, le Filippine e il Brunei. La Cina ritiene che tutta l’area del Mar Cinese Meridionale le appartenga e negli ultimi anni ha avviato una politica di militarizzazione delle isole e degli isolotti – costruendone anche di artificiali – nonostante le lamentele dei Paesi vicini.

L’ASEAN si è attivata per cercare di mantenere la pace tra i vari contendenti e un Codice di Condotta Comune è in corso di redazione. “Crediamo sia importante che cooperiamo per mantenere la pace, la stabilità, la libertà di navigazione e di sorvolo nel Mar Cinese Meridionale, secondo il diritto internazionale. È nel nostro interesse comune evitare errori che potrebbero condurre a un’escalation di tensione”, riporta la bozza di dichiarazione dell’ASEAN e degli altri 7 Paesi collaboratori che partecipano al summit di Manila, tra cui Cina e Stati Uniti. Gli Usa, sebbene non siano coinvolti direttamente nelle dispute territoriali, hanno interesse che le acque contese mantengano il loro status attuale di acque internazionali e inviano spesso pattugliamenti atti a tutelare la libertà di navigazione che vengono letti come provocazioni da Pechino.

Il presidente Donald Trump ha affermato, domenica 12 novembre, di essere pronto a svolgere il ruolo di mediatore nelle dispute.

La Cina ritiene che gli Usa dovrebbero rimanere fuori dalla questione, in quanto non direttamente coinvolti. Il portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino, Hua Chunying, ha dichiarato che la Cina è pronta a risolvere tutte le questioni aperte attraverso il dialogo diretto con gli altri Paesi per garantire la pace e la sicurezza del Mar Cinese Meridionale. La situazione è stabile in generale e sta andando nella giusta direziohne del dialogo, grazie all’impegno comune della Cina e dei Paesi dell’ASEAN, ha dichiarato Hua Chunying.

Le Filippine – che nel 2013 avevano avviato un arbitrato internazionale contro la Cina proprio per la sovranità di un gruppo di isolotti – sono della stessa idea di Pechino. Non serve discutere, ma superare le differenze, ha dichiarato il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte. Duterte è il fautore di un approccio volto al dialogo con la Cina che ha visto Manila abbandonare l’arbitrato internazionale vinto con sentenza favorevole della Corte dell’Aia per evitare tensioni con Pechino. “Dobbiamo essere amici. Il Mar Cinese Meridionale non deve essere toccato. Nessuno di noi può permettersi di iniziare una guerra”, ha dichiarato Duterte, elecando poi le questioni che mettono a repentaglio la pace regionale, ovvero il terrorismo e l’estremismo islamico violento, la pirateria e i rapimenti in mare effettuati dai terroristi, seguiti dal narcotraffico.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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