Il premier Hariri e l’Arabia Saudita

Pubblicato il 12 novembre 2017 alle 20:04 in Arabia Saudita Libano

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Il premier libanese, dimessosi all’improvviso durante una visita in Arabia Saudita, sarebbe tenuto prigioniero a Riad per via della sua momentanea intesa con il partito Hezbollah.

Nella sera di giovedì 2 novembre, una telefonata proveniente dal governo saudita e indirizzata al premier libanese Saad al-Hariri lo ha chiamato d’urgenza alla presenza di Salman, monarca dell’Arabia Saudita.

Prima di partire, Hariri ha detto ai suoi funzionari che avrebbero ripreso le discussioni in corso il lunedì successivo; ha poi confermato al suo staff che lo avrebbero incontrato nel fine settimana al resort egiziano Red Sea, a Sharm al-Sheikh, dove aveva in programma un incontro con il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, a margine del Forum mondiale dei giovani (World Youth Forum).

Tuttavia, da quando il premier libanese è atterrato in Arabia Saudita, venerdì 3 novembre, i piani non sono andati come previsto.

Stando a fonti vicine ad Hariri e agli ufficiali di sicurezza libanesi, infatti, appena arrivato Hariri si è visto confiscare il cellulare, e il giorno seguente è stato costretto a dimettersi dalla carica di primo ministro con una dichiarazione trasmessa in diretta da un canale televisivo saudita.

Hariri è giunto con successo nella sua abitazione a Riad. La famiglia del premier, infatti, possiede da lungo tempo abitazioni in Arabia Saudita, poiché è proprio in quello Stato che i parenti del premier hanno fatto fortuna. Stando alle fonti vicine ad Hariri, il leader libanese avrebbe ricevuto una chiamata da un ufficiale di protocollo saudita nel mattino di sabato 4 novembre; nella telefonata, gli si chiedeva di incontrare il Principe ereditario Mohammed bin Salman.

Le stesse fonti spiegano che Hariri ha aspettato per circa quattro ore prima di essere presentato in pubblico, dove ha poi letto il discorso di dimissioni andato in onda in tv.

La mossa saudita trascina il Libano nella battaglia che sta ridisegnando i confini del Medio Oriente, tra la monarchia sunnita dell’Arabia Saudita e l’Iran sciita.

La rivalità tra i due Paesi ha da tempo alimentato i conflitti in Iraq, Siria e Yemen, dove le due nazioni sostengono forze rivali. La stessa rivalità rischia adesso di destabilizzare il Libano, dove l’Arabia Saudita ha da tempo cercato di indebolire Hezbollah, gruppo spalleggiato dall’Iran nonché principale partito politico libanese e parte della coalizione di governo.

Fonti vicine ad Hariri affermano che l’Arabia Saudita avrebbe deciso che il premier libanese – alleato di lunga data del governo saudita nonché figlio dell’ex primo ministro libanese Rafiq al-Hariri, assassinato nel 2005 – doveva essere allontanato perché non intenzionato a fronteggiare Hezbollah.

Molteplici fonti libanesi sostengono peraltro che Riad spererebbe di rimpiazzare Saad Hariri con il fratello maggiore Bahaa, uno dei massimi esponenti sunniti del panorama politico libanese. Si pensa che al momento Bahaa sia in Arabia Saudita. Stando alle fonti, è stato chiesto ai membri della famiglia Hariri di recarsi a Riad per giurare fedeltà a Bahaa, ma essi hanno rifiutato.

“Quando l’aereo di Hariri è atterrato a Riad, il premier ha immediatamente ricevuto il messaggio che qualcosa non andava”, ha riferito una fonte all’agenzia di stampa Reuters. “Non c’era nessuno ad aspettarlo”.

L’Arabia Saudita, dal canto suo, ha smentito le ipotesi secondo cui avrebbero indotto coattivamente Hariri alle dimissioni e sostiene che egli abbia agito liberamente.

Non è stato immediatamente possibile mettersi in contatto con i funzionari sauditi per ricevere commenti sulle circostanze dell’arrivo del premier; non è stato dunque possibile per molte ore sapere se il suo cellulare fosse stato sequestrato o se il regno saudita avesse intenzione di rimpiazzare Hariri con il fratello Bahaa.

Hariri non ha rilasciato commenti pubblici da quando si è dimesso, né ha reso noto quando intende tornare in Libano.

“Dal momento in cui è arrivato non gli hanno mostrato alcun rispetto”, ha riferito un politico libanese vicino ad Hariri riferendosi ai funzionari sauditi.

Le fonti vicine ad Hariri affermano che il premier credeva di aver convinto i funzionari sauditi della necessità di mantenere in piedi un’intesa con Hezbollah per il bene della stabilità libanese.

Infatti, Hezbollah possiede una forza militare pesantemente armata, e oltre a ciò i suoi membri siedono al parlamento e al governo. Gli sforzi appoggiati dall’Arabia Saudita per indebolire il gruppo libanese dieci anni fa hanno portato a scontri tra sciiti e sunniti, al termine dei quali Hezbollah ha conquistato la capitale libanese Beirut.

“Quanto è avvenuto negli incontri, credo, è che [Hariri] ha rivelato la sua posizione su come trattare Hezbollah in Libano: un confronto diretto destabilizzerebbe il Paese. Penso che non sia piaciuto [ai funzionari sauditi] quanto hanno sentito”, ha affermato una delle fonti, che era aggiornata su tali incontri.

Secondo la stessa fonte, Hariri ha riferito al ministro di Stato saudita per gli Affari del Golfo, Tamer al Sabhan, di non “ritenerci responsabili di qualcosa che è oltre il mio controllo o quello del Libano”. Ma Hariri avrebbe sottovalutato la gravità della posizione saudita in merito a Hezbollah, riferisce la fonte: “Per i sauditi si tratta di una battaglia esistenziale. È o bianco o nero. Noi in Libano, invece, siamo avvezzi ai toni del grigio”.

Non è stato possibile mettersi in contatto con il ministro Sabhan per un suo commento.

Dopo che Hariri ha presentato le dimissioni, è stato portato al cospetto del monarca saudita, a testimoniarlo è una ripresa televisiva; dopodiché, è stato messo su un volo diretto ad Abu Dhabi per incontrare il principe ereditario Mohammed bin Zayed, principale alleato della corona saudita nella regione. Dopo tale incontro, Hariri ha fatto ritorno a Riad e ha ricevuto degli ambasciatori occidentali.

Fonti vicine all’ex premier riferiscono che i sauditi, mentre tentavano di tenere Hariri confinato in casa, stavano orchestrando un cambiamento ai vertici del Movimento il Futuro, volto a rimpiazzare Saad con il fratello maggiore Bahaa. I due fratelli sono in conflitto da anni.

Il Movimento il Futuro ha però rilasciato una dichiarazione in cui si professa del tutto fedele al leader attuale.

Intervistato circa l’ipotesi di sostituzione della leadership all’interno del movimento, Nohad Machnouk, ministro dell’Interno libanese nonché assistente di Hariri, ha escluso l’idea del complotto saudita dicendo: “Non siamo greggi di pecore o un lotto di terra che il padrone può trasferire da un proprietario all’altro. In Libano le cose accadono tramite elezioni, non giuramenti di fedeltà”.

Familiari, assistenti e politici che sono riusciti a mettersi in contatto con Hariri a Riad riferiscono che egli verte in uno stato apprensivo ed è riluttante a dire qualsiasi altra cosa all’infuori di “sto bene”. Quando gli hanno chiesto se sarebbe tornato in Libano, l’ormai ex premier ha risposto “Inshallah” (se Dio lo vuole).

 

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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