Siria: Israele determinata, USA e Russia estendono tregua

Pubblicato il 12 novembre 2017 alle 17:38 in Israele Medio Oriente

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Israele ha comunicato che continuerà a effettuare azioni militari lungo la frontiera con la Siria per prevenire eventuali sconfinamenti da parte delle forze alleate all’Iran, mentre gli Stati Uniti e la Russia si adoperano per far sì che la zona conosca un periodo di tregua.

Domenica 12 novembre, il presidente americano Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin hanno confermato l’impegno congiunto per stabilizzare la situazione in Siria parallelamente allo smorzarsi della guerra civile. Tale intesa prevede anche l’estensione della tregua del 7 luglio al triangolo sud-occidentale al confine tra Israele e la Giordania.

Un funzionario del Dipartimento di Stato americano ha affermato che la Russia aveva concordato di “collaborare con il regime siriano per strappare alle forze spalleggiate dall’Iran una distanza definita” dal confine delle alture del Golan con Israele, che occupò l’altopiano durante la guerra del Medio Oriente del 1967.

La Russia per il momento non ha fornito ulteriori dettagli in merito all’accordo.

Israele ha fatto pressione su entrambe le grandi potenze, Russia e USA, per negare ogni base siriana permanente sia all’Iran, sia ai membri del partito libanese Hezbollah e altri gruppi sciiti; al contempo ha tentato di tenere tali fazioni lontane dal territorio del Golan nel momento in cui guadagnavano terreno aiutando Damasco a sconfiggere i ribelli sunniti.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, nella diretta televisiva di domenica 12 novembre, non ha rilasciato commenti sul nuovo accordo riguardante la Siria stretto tra gli Stati Uniti e la Russia.

Il suo ministro per la cooperazione regionale, Tzachi Hanegbi, è apparso scettico sull’accordo, riferendo ai giornalisti che tale intesa “non soddisfa la richiesta inequivocabile di Israele”, ossia fare in modo che “non ci siano sviluppi che spingano le forze di Hezbollah o dell’Iran al confine settentrionale tra Siria e Israele”.

“Ciò riflette la comprensione dei paletti posti da Israele, che resterà salda in questa decisione”, ha concluso Hanegbi. Tale affermazione fa allusione agli attacchi militari portati avanti da Israele in Siria, ai danni di depositi di armi presumibilmente appartenenti alle forze iraniane o di Hezbollah, e alle azioni di rappresaglia israeliane avvenute a seguito di alcuni attacchi dalla regione del Golan, sotto il controllo siriano.

Nell’ultimo incidente, l’esercito israeliano ha affermato di aver abbattuto un drone spia che sabato 11 novembre sorvolava il Golan. Il ministro della difesa israeliano, Avigdor Lieberman, ha additato il governo siriano per il drone; Damasco, dal canto suo, non ha risposto all’accusa.

Reiterando gli avvertimenti di Israele verso l’Iran e Hezbollah, Lieberman ha affermato: “Non permetteremo alle forze sciite di stabilire il loro avamposto in Siria”.

La Russia, che ha da tempo un presidio militare in Siria, ha espresso la volontà che le forze straniere, alla fine, lascino il Paese.

Il funzionario del Dipartimento di Stato americano, che ha informato i giornalisti in forma anonima sabato 11 novembre, ha affermato che l’obiettivo potrebbe essere raggiunto tramite la promessa della Russia di rimuovere  i combattenti legati all’Iran dalla zona della tregua, nella Siria sud-occidentale.

“Se funziona, questo è un segnale positivo.. sarebbe un segnale positivo, che l’obiettivo della nostra strategia – l’obiettivo che penso molti di noi condividono, di far allontanare questi individui dalla Siria – va in questa direzione”, ha detto il funzionario.

 

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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