Catalogna: arrestata la presidente del parlamento Forcadell

Pubblicato il 10 novembre 2017 alle 5:59 in Europa Spagna

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La deposta presidente del parlamento catalano Carme Forcadell è stata arrestata lo scorso 9 novembre, assieme ad altri quattro membri della presidenza della camera regionale.

Prima del fermo, Carme Forcadell è stata interrogata per oltre due ore lo scorso 9 novembre dal Tribunale Supremo. Forcadell ha deciso di rispondere alle domande della procura, rompendo così con la strategia degli altri leader catalani che si sono rifiutati di riconoscere l’autorità della magistratura rispondendo solo ai rispettivi avvocati. È la prima volta, in tre convocazioni, che decide di rispondere alle domande del procuratore.

Forcadell è stata interrogata assieme ad altri cinque membri della presidenza del parlamento catalano. Al termine degli interrogatori, il giudice Pablo Llarena ha decretato il fermo per la ex presidente, fissando la cauzione a 150.000€. Lluís Corominas, Anna Simó, Lluís Guinó e Ramona Barrufet sono stati arrestati, e la cauzione fissata a 25.000€. Libero l’ultimo componente della presidenza del parlamento Joan Josep Nuet, l’unico a non far parte della coalizione indipendentista Junts pel Sí.

Forcadell aveva dichiarato dinanzi al giudice Llarena che accetta l’applicazione dell’articolo 155 in Catalogna e che la dichiarazione d’indipendenza era stato “un atto simbolico”. La Procura aveva chiesto l’arresto senza cauzione per Forcadell, Corominas, Simó e Guinó.

Amnesty International, frattanto, ha reso noto che non considera prigionieri politici i dirigenti catalani arrestati nelle scorse settimane per i delitti legati alla proclamazione d’indipendenza della Catalogna dalla Spagna.

L’organizzazione fa riferimento tanto a Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, i leader delle associazioni indipendentiste Ómnium Cultural e Asamblea Nacional Catalana, arrestati il 16 ottobre scorso, quanto all’ex vicepresidente Oriol Junqueras e agli altri 8 membri del governo deposto, detenuti il 2 novembre.

Amnesty International ha sottolineato che non utilizza il termine “prigionieri politici” perché non corrisponde ad una definizione univoca sul piano internazionale, ma il termine “prigionieri di coscienza” per fare riferimento alle persone detenute per delitti d’opinione.

Tuttavia, sottolinea l’organizzazione, “non consideriamo che siano prigionieri di coscienza né i due Jordi né gli ex membri del governo catalano, poiché il loro caso non rientra nella definizione”.

Per “prigionieri di coscienza”, infatti, Amnesty International, intende “quelle persone che senza avere utilizzato la violenza né averne fomentato l’uso, sono incarcerate o sottomesse a altre restrizioni della libertà a causa delle proprie convinzioni politiche o religiose o per qualche altro motivo di coscienza” tra cui origine etnica, sesso, colore della pelle, lingua e altro ancora.

L’organizzazione sottolinea come solo con l’avanzare delle indagini riguardo ai reati di cui sono accusati i dirigenti catalani si potrà chiarire se sono o meno prigionieri di coscienza.

Tanto le forze indipendentiste come l’estrema sinistra spagnola accusano il governo Rajoy di aver fatto “prigionieri politici” i leader secessionisti.

Asamblea Nacional Catalana e Ómnium, intanto, hanno organizzato una marcia a Barcellona per chiedere la liberazione dei detenuti per il prossimo 11 novembre.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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