Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein esortano i propri cittadini a lasciare il Libano

Pubblicato il 10 novembre 2017 alle 13:03 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’Arabia Saudita, il Kuwait e il Bahrein hanno esortato i propri cittadini che si trovano in Libano ad abbandonare il Paese immediatamente.

Giovedì 9 novembre 2017, il Ministero degli Esteri del Kuwait ha invitato i propri cittadini in Libano a lasciare il Paese immediatamente, a causa della situazione che sta vivendo lo Stato e delle possibili conseguenze negative e al fine di proteggere la loro sicurezza.

Lo stesso giorno, anche il Ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha esortato i propri cittadini ad abbandonare il Libano “il più presto possibile” e a non organizzare viaggi nel Paese. In un comunicato emanato dall’agenzia di stampa ufficiale saudita SPA si legge: “in riferimento alla situazione della Repubblica del Libano, Il Regno chiede ai suoi cittadini che sono in viaggio o vivono in Libano di abbandonare il Paese il prima possibile e consiglia di non recarsi in Libano da nessun luogo nel mondo”.

Precedentemente, il 5 novembre 2017, il giorno successivo alle dimissioni di Al-Hariri, anche il Bahrein aveva chiesto ai propri cittadini di abbandonare il Libano.

I rapporti tra Arabia Saudita e Libano sono peggiorati dopo che, il 4 novembre 2017, il primo ministro libanese, Saad Al-Hariri, aveva presentato le dimissioni, affermando che teme che ci sia in atto una congiura per ucciderlo.

Le dimissioni del premier sono giunte inaspettate nel panorama politico libanese e potrebbero causare una nuova crisi politica nel Paese. Il Libano è una democrazia parlamentare, il cui sistema politico si basa sul confessionalismo, ovvero un assetto istituzionale in cui l’appartenenza religiosa diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica. Di conseguenza, secondo il Patto nazionale libanese del 1943, che integra la Costituzione, le più alte cariche dello Stato sono assegnate ai tre gruppi principali. In questo senso, il presidente è un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita, il presidente del Parlamento un musulmano sciita. La coalizione di Al-Hariri aveva riunito quasi tutti i principali partiti libanesi, compreso Hezbollah. In questo contesto, dunque, le dimissioni del premier rischiano di esacerbare le tensioni settarie tra i musulmani sunniti e sciiti e di causare una nuova paralisi nel governo. L’Arabia Saudita, in particolare, teme che Hezbollah e l’Iran, suo principale sostenitore, possano espandere la propria influenza in Libano.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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