APEC: Trump vs Xi Jinping

Pubblicato il 10 novembre 2017 alle 15:06 in Asia

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L’America First di Donald Trump e il Belt and Road e la globalizzazione economica inclusiva di Xi Jinping saranno le due visioni del mondo e della cooperazione economica sul tavolo al vertice dell’APEC di venerdì 10 novembre a Danang, in Vietnam.

I paesi membri dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) si riuniscono il 10 e l’11 novembre a Danang, in Vietnam, per discutere della cooperazione economica regionale e di come superare lo stallo per la creazione della zona economica di libero scambio dell’Asia-Pacifico. La ragione dello stallo è stata la decisione di Donald Trump di far uscire gli Stati Uniti dall’accordo che la prevedeva, l’Accordo di Partenariato Trans-Pacifico (TPP).

Trump giunge a Danang direttamente da Pechino, dove ha avuto ampi colloqui con la sua controparte cinese, Xi Jinping. Sebbene i due leader abbiano raggiunto l’accordo sulle questioni internazionali di mutuo interesse più pressanti, le loro visioni in merito all’assetto del commercio globale sono molto diverse.

Donald Trump, secondo gli analisti, metterà sul tavolo la sua strategia “America First” per rafforzare le aziende del suo paese e ridurre gli spostamenti all’estero. Durante le tappe del suo viaggio in Asia – Tokyo, Seoul e Pechino finora, nei prossimi giorni Hanoi e Manila – il presidente degli Stati Uniti ha da un lato cercato di creare maggiore unità sull’approccio nei confronti della Corea del Nord, dall’altro di affrontare le disparità e gli squilibri nella bilancia commerciale Usa nei confronti dei suoi partner commerciali asiatici, Cina e Giappone in primis. Oltre al presidente cinese Xi Jinping e al premier giapponese Shinzo Abe, al vertice APEC parteciperà anche il presidente della Russia, Vladimir Putin.

L’attesa maggiore è per l’intervento del presidente della Cina, il quale, forte del secondo mandato alla guida del Partito Comunista Cinese concessogli dal XIX Congresso del Partito conclusosi il 25 ottobre scorso, si appresterà a ribadire e rafforzare la sua idea che la Cina è pronta a prendere la posizione di guida della globalizzazione economica e del libero scambio. Si tratta di una posizione, che secondo gli analisti cinesi, gli Usa hanno abbandonato quando hanno scelto di seguire la linea del nazionalismo economico e del protezionismo voluta dal loro attuale presidente. Questo vuoto che gli Stati Uniti hanno creato è particolarmente evidente nella regione dell’Asia-Pacifico, dove Trump ha deciso di ritirarsi dall’accordo per la creazione della zona di libero scambio del TPP che aveva tra gli obiettivi quello di escludere Pechino.

Donald Trump si è impegnato nel tentare di strappare accordi economici migliori con i paesi con cui gli Usa hanno deficit commerciali importanti, e nel farlo, di creare maggiore occupazione per gli americani, soprattutto per gli industriali dell’entroterra che lo hanno sostenuto durante la campagna elettorale. Questa scelta significa rompere con decadi di diplomazia statunitense basata sulla cooperazione economica e sugli accordi di libero scambio. I partner asiatici degli Usa guardano ancora con sospetto a Donald Trump dopo averlo visto retrocedere dal Partenariato Transpacifico a poco dopo il suo ingresso alla Casa Bianca.

Xi Jinping nell’ultimo anno si è fatto portavoce della globalizzazione economica e del libero scambio, sostenendo una sempre maggiore integrazione delle economie mondiali per creare un nuovo sistema internazionale basato sull’inclusione e sul mutuo rispetto, come ha detto egli stesso durante il suo discorso al World Economic Forum di Davos. Il grande progetto infrastrutturale che punta a ricostruire le antiche Vie della Seta, noto come Belt and Road, voluto dal presidente della Cina sta riscuotendo molto successo e coinvolge un numero sempre crescente di paesi. Solo gli Stati Uniti e l’India sono riluttanti a prenderne parte.

Il vertice annuale dell’APEC è una delle riunioni più importanti sul calendario dei paesi dell’Asia, durante il quale capi di stato e di governo si riuniscono con più di 2000 direttori generali di grandi industrie. Sono 21 i paesi dell’Asia-Pacifico membri dell’organizzazione e rappresentano il 60% del PIL mondiale.

Ai margini del vertice di quest’anno, i leader dell’Asia hanno riaperto il dibattito in merito al futuro dell’Accordo di Partenariato Transpacifico che perdendo gli Stati Uniti ha perso il mercato più interessante per tutti gli stati membri. Inizialmente, alcuni paesi, come l’Australia, avevano auspicato l’ingresso della Cina al posto degli Usa.

L’accordo, negoziato da Barak Obama con altri 11 paesi, avrebbe dovuto istituire il libero scambio tra i membri. Dal momento che il patto non era stato ancora ratificato dal Senato, il ritiro degli USA è solo un atto formale. Tuttavia, la mossa di Trump è in linea con le promesse fatte durante la campagna elettorale di voler rompere con l’eredità di Obama. Il TTP faceva parte di una strategia più ampia che mirava ad aumentare il ruolo dell’economia americana in Asia e a fornire agli USA un controllo sulle ambizioni economiche e militari della Cina. Il patto, concluso con Canada, Messico, Australia, Nuova Zelanda, Cile, Perù, Malesia, Singapore, Vietnam e Brunei, avrebbe dovuto ridurre le tariffe tra i paesi firmatari.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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