Narcotraffico: come si conquista il Messico

Pubblicato il 9 novembre 2017 alle 6:05 in America Latina Messico

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Uno studio dell’Università del Texas, basato sulle testimonianze dei narcotrafficanti detenuti negli Stati Uniti, spiega come il clan Los Zetas si sia assicurato il controllo degli stati messicani di Coahuila e Veracruz. Lo studio si basa sulle dichiarazioni di 24 membri del clan coinvolti in diversi processi negli USA tra il 2013 e il 2016.

Il clan, secondo i testimoni, aveva creato una enorme rete di corruzione di funzionari pubblici, da semplici agenti di polizia fino ai governatori, messo su una complicata struttura, basata sull’azienda petrolifera statale Pemex, per riciclare denaro e, infine, aveva assunto il controllo delle carceri. Il potere dei Los Zetas era tale che il cartello era diventato “l’unica vera autorità nei due stati”, garantendosi la più totale impunità.

Varie testimonianze parlano di elevatissime tangenti pagate ai fratelli Humberto e Rubén Moreira, che hanno governato lo stato di Coahuila negli ultimi dieci anni assicurando ai Los Zetas il controllo totale del territorio. Inoltre Efraín Torres, fondatore del clan, avrebbe finanziato la campagna elettorale di Fidel Herrera, governatore di Veracruz tra il 2004 e il 2010. Tutti e tre i politici implicati sono membri del Partido Revolucionario Institucional, il PRI del presidente Peña Nieto.

Il riciclaggio di denaro avveniva attraverso il controllo delle corse di cavalli fraudolente, e soprattutto tramite la ADT Petroservicios, un’impresa creata per avviare e implementare progetti dell’azienda petrolifera pubblica Pemex. Nessuna testimonianza coinvolge personalmente funzionari dell’impresa statale, ma in tutto il Messico sono centinaia gli appalti concessi dalla Pemex alla ADT Petroservicios, per oltre 2 miliardi di pesos (90 milioni di euro circa).

Le tangenti alla polizia sono di diversa natura. Vanno dalla corruzione pura e semplice dei poliziotti locali, affinché lascino agire il clan senza creare troppi problemi, sino a minacce di morte e rapimento volte a creare relazioni dirette tra capo della polizia e capo del clan in un determinato territorio. Anche molti procuratori sono stati corrotti e uno, Carlos Hinojosa, è divenuto membro integrante e tesoriere del clan.

Il controllo delle carceri, in alcuni casi, era totale, spiegano i testimoni. Nel carcere di Piedras Negras, alla frontiera con gli USA, i narcotrafficanti erano talmente padroni della situazione da utilizzare il penitenziario come punto di partenza per carichi di droga diretti oltrefrontiera. Il complesso carcerario era un nascondiglio perfetto per sfuggire alle persecuzioni della polizia federale e della marina, l’arma principalmente coinvolta nella guerra al narcotraffico lanciata dal governo messicano nel 2010.

Alcuni testimoni hanno spiegato come queste tecniche di controllo non riguardino solo Coahuila e Veracruz. Il controllo dei Los Zetas è totale in almeno sette stati: Nuevo León, Coahuila, Tamaulipas, Veracruz, Zacatecas, San Luis Potosí e Puebla. Tutto lascia supporre che anche negli altri cinque i metodi di assunzione di controllo del territorio siano simili.

Los Zetas venne fondato negli anni novanta da trentuno membri delle forze speciali degli eserciti messicano e guatemalteco, diventando in pochi anni uno dei principali e più sanguinari cartelli della droga del Messico e dell’America Centrale.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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