Israele: approvate 240 nuove unità abitative a Gerusalemme est

Pubblicato il 9 novembre 2017 alle 13:23 in Israele Medio Oriente

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Le autorità israeliane hanno emesso i permessi per la costruzione di 240 nuove unità abitative a Gerusalemme est, secondo quanto riferito dal vice sindaco della città, Meir Turgeman.

Mercoledì 8 novembre 2017, il Jerusalem Planning and Building Committee, con a capo Turgeman, ha approvato la costruzione di 90 unità nel quartiere di Gilo e di 150 nel quartiere di Ramat Shlomo. Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano The Jerusalem Post, nessun nuovo quartiere ebraico era stato costruito a Gerusalemme dopo gli anni ‘90.

Negli ultimi mesi, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato la costruzione di centinaia di unità abitative all’interno degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est, nonostante l’opposizione dei palestinesi.

Il 26 ottobre 2017, le autorità israeliane avevano approvato l’espansione dell’insediamento di Nof Zion, situato a Gerusalemme est, attraverso la costruzione di 176 nuove unità abitative. L’insediamento, al momento composto da 91 unità abitative, era stato creato nel 2004 nel quartiere di Jabel Mukaber, nel territorio di Gerusalemme est, e, una volta espanso, diventerebbe il più grande insediamento israeliano all’interno di un quartiere palestinese di Gerusalemme.

In merito alla questione, il 26 ottobre 2017, il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Michael Lynk, aveva dichiarato che tali operazioni di occupazione costituivano una violazione delle leggi speciali internazionali.

Precedentemente, il 16 ottobre 2017, il governo israeliano aveva approvato i permessi per la costruzione di 31 nuove unità abitative nell’insediamento di Beit Romano, nella città vecchia di Hebron, in Cisgiordania. Si trattava della prima volta che nuove unità abitative venivano costruite a Hebron dal 2002. 

La comunità internazionale si è più volte espressa contro gli insediamenti israeliani nei territori occupati, dal momento che li considera una violazione della quarta Convenzione di Ginevra. La Convenzione, adottata il 12 agosto 1949, che ha come oggetto la protezione dei civili in tempo di guerra, considera illegale che una potenza occupante trasferisca parte della propria popolazione nel territorio occupato. In questo contesto, anche gli Stati Uniti hanno espresso la loro preoccupazione nei confronti dell’attività di espansione portata avanti da Israele nei territori occupati, affermando che: “L’amministrazione Trump ha chiarito che l’attività di insediamento sfrenato non favorisce la prospettiva della pace. Allo stesso tempo, l’amministrazione riconosce che le vecchie domande in merito al congelamento degli insediamenti non hanno aiutato a favorire i colloqui di pace”.

Da parte sua, anche l’Unione Europea ha chiesto a Israele di riconsiderare il progetto per l’ampliamento degli insediamenti nei territori occupati, con particolare riferimento alla costruzione di 1300 unità abitative negli insediamenti israeliani in Cisgiordania.

Gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est, territori occupati da Israele nel 1967, sono considerati il maggiore ostacolo alla pace e alla realizzazione di una soluzione a due Stati, dal momento che si tratta di abitazioni israeliane costruite in un territorio considerato parte dello Stato della Palestina.

Inoltre, Gerusalemme costituisce un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei. Gerusalemme est era stata conquistata da Israele durante la Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. Nel 1980, Israele aveva esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale mossa non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale. Secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947, Gerusalemme avrebbe dovuto costituire un territorio internazionalizzato. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata divisa in due zone, una zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e una zona orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. Il trattato di pace del 4 maggio 1994, firmato da Israele e Giordania, riconosceva ad Amman un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme. Ciò è una conseguenza del fatto che, prima della vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, la Giordania controllava la parte di Gerusalemme dove si trova la spianata delle moschee.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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