Sparatoria Texas: killer in possesso di arma per errore dell’aviazione militare americana

Pubblicato il 7 novembre 2017 alle 16:47 in USA e Canada

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Devin Patrick Kelley, il 26enne americano che domenica 5 novembre ha aperto il fuoco contro la folla di fedeli in una chiesa del Texas, uccidendo 26 persone, era in possesso di un’arma che non aveva il permesso di avere.

La notizia è stata rivelata dall’Aviazione militare americana, la quale ha ammesso di non aver inserito per errore il nome di Kelley all’interno del database federale relativo agli individui ai quali è vietato possedere un’arma da fuoco. Dalle indagini è emerso che Kelley era un ex militare in congedo che aveva prestato servizio presso una base in Nuovo Messico. Nel 2012 era stato condannato a 12 mesi di isolamento con l’accusa di maltrattamento nei confronti della moglie e del figlio e, nel 2014, era stato definitivamente licenziato per “cattiva condotta”. 

La mattina di domenica 5 novembre, intorno alle 11 locali, Kelley ha iniziato a sparare contro i fedeli riuniti in preghiera nella chiesa battista di Southern Spring, armato di un fucile militare. L’età delle vittime è compresa tra i 5 e i 72 anni, e tra i morti si contano alcuni bambini, una donna incinta e la figlia 14enne del pastore. L’assalitore, originario di New Braunfels, è morto poco dopo l’attacco, ma non è ancora chiaro se si sia suicidato o se le forze di sicurezza che lo hanno inseguito gli abbiano sparato. Secondo quanto riferito dalle indagini, Kelley avrebbe comopiuto l’omicidio di massa in seguito ad una lite con la suocera.

 L’attacco, il più mortale mai avvenuto in Texas, si è svolto in occasione dell’ottavo anniversario del massacro di Fort Hood, in Texas, in cui lo psichiatra dell’esercito, il maggiore Nidal Malik Hasan, uccise 13 persone presso una base militare, riferendo di aver agito in nome del jihad. Il bilancio delle vittime del 5 novembre è superiore anche a quello dell’incidente del 1966, presso l’Università di Austin, dove lo studente Charles Whitman uccise 17 persone, e a quello del 1991 a Killeen, in cui morirono 23 individui per mano di un uomo armato.

Il New York Times riporta che, secondo quanto emerso dalle indagini, il fucile utilizzato da Kelley, un Ruger AR-15 variant, è un’arma che è stata usata dall’esercito americano per più di 50 anni. Quasi tutte le varianti di questo fucile vendute negli USA erano state altresì bandite dal divieto contro le armi d’assalto entrato in vigore nel 1994. Dal momento che il divieto è scaduto nel 2004, tali armi sono tornate sul mercato in tutto il Paese. I modelli che vengono vendute ai civili hanno un valore che si aggira tra i 500 e i 900 dollari.

L’incidente è avvenuto mentre il presidente Donald Trump si trovava in visita ufficiale in Giappone. Nel corso di una conferenza a Tokyo, un giornalista ha domandato a Trump se credesse che l’adozione di misure restrittive alla vendita di armi negli Stati Uniti potesse essere la giusta riposta all’omicidio di massa del 5 novembre. In tutta risposta, il leader americano ha affermato che l’assalitore “era un individuo degradato che soffriva di problemi mentali di altissimo livello”, spiegando che l’episodio non ha niente a che vedere con la questione delle armi.

Il massacro più mortale avvenuto negli USA si è verificato il primo ottobre 2017 a Las Vegas, dove il 64enne Stephen Craig Puddock ha aperto il fuoco contro la folla ad un concerto all’aperto, uccidendo 59 persone e ferendone altre 527. Già allora, l’accaduto aveva riacceso il dibattito sul possesso delle armi da parte dei cittadini americani. Secondo un’indagine condotta dalla CNN, negli Stati Uniti, circa il 40% della popolazione, ovvero 4 persone su 10, possiede un’arma da fuoco o vive con qualcuno che ne è in possesso. Inoltre, due terzi di coloro che sono in possesso di armi affermano di averne più di una.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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