L’Iran tuona contro il Libano

Pubblicato il 6 novembre 2017 alle 6:03 in Iran Medio Oriente

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Le dichiarazioni dell’ex primo ministro libanese, Saad Al-Hariri, sono “infondate e prive di basi”, secondo quanto dichiarato dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qassemi.

In un comunicato ufficiale, emanato sabato 4 novembre 2017, Qassemi ha paragonato le affermazioni di Al-Hariri a quelle “dei sionisti, dei sauditi e degli Stati Uniti” e ha dichiarato: “Le dimissioni improvvise di Al-Hariri e le sue affermazioni in un altro Paese non sono solo sorprendenti e sconvolgenti, ma indicano anche che sta giocando a un gioco progettato da coloro che vogliono il male per la regione”. In tal modo, Qassemi ha accusato l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti di celarsi dietro la decisione del premier libanese di dimettersi, per seminare caos all’interno della regione.

Il portavoce ha aggiunto: “I vincitori di questo gioco non sono i Paesi arabi o musulmani, ma il regime sionista che ha definito la sua esistenza nella tensione all’interno e tra i Paesi musulmani della regione”. In merito alla posizione dell’Iran nel territorio, Qassemi ha dichiarato che il Paese “ha sempre considerato il mantenimento della pace e della stabilità nei Paesi della regione come il modo per definire i suoi interessi nella pace, la stabilità e la prosperità economica di tutti i Paesi vicini e della regione. Questo è il motivo per cui il Paese ha messo la lotta contro l’insicurezza, l’instabilità e i gruppi estremisti e terroristi tra  le priorità della sua politica regionale, al fine di contribuire alla pace per tutti i Paesi”.

Il comunicato dell’Iran è stato emanato poco dopo che il primo ministro libanese, Saad Al-Hariri, aveva rassegnato le proprie dimissioni, affermando, in diretta televisiva, di sospettare che ci sia in atto una congiura per ucciderlo e accusando l’Iran e il suo alleato libanese Hezbollah di seminare discordia nel mondo arabo.

Le dimissioni del premier sono giunte inaspettate nel panorama politico libanese e potrebbero causare una nuova crisi politica nel Paese. Il Libano è una democrazia parlamentare, il cui sistema politico si basa sul confessionalismo, ovvero un assetto istituzionale in cui l’appartenenza religiosa diventa il principio ordinatore della rappresentanza politica. Di conseguenza, secondo il Patto nazionale libanese del 1943, che integra la Costituzione, le più alte cariche dello Stato sono assegnate ai tre gruppi principali. In questo senso, il presidente è un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita, il presidente del Parlamento un musulmano sciita. La coalizione di Al-Hariri aveva riunito quasi tutti i principali partiti libanesi, compreso Hezbollah. In questo contesto, le dimissioni del premier rischiano di esacerbare le tensioni settarie tra i musulmani sunniti e sciiti e di causare una nuova paralisi nel governo.

Da parte sua, anche Hezbollah ha accusato l’Arabia Saudita di aver forzato il primo ministro libanese a dare le dimissioni e ha invitato alla calma, al fine di contenere la crisi politica che potrebbe colpire il Libano. Il leader di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, ha dichiarato che non dovrebbe esserci nessuna escalation politica in risposta alle dimissioni di Al-Hariri.

In merito alla questione, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato che la comunità internazionale deve considerare le dimissioni di Al-Hariri come una “sveglia” che rende chiara la minaccia posta dalle ambizioni regionali dell’Iran, la quale starebbe mettendo in pericolo non solo Israele, ma l’intero Medio Oriente. In un tweet del premier israeliano si legge: “Le dimissioni del primo ministro libanese Al-Hariri e le sue dichiarazioni [sull’Iran] sono una sveglia per la comunità internazionale, affinché agisca contro l’aggressione iraniana, che sta trasformando la Siria in un secondo Libano. Questa aggressione mette in pericolo non soltanto Israele, ma l’intero Medio Oriente. La comunità internazionale deve unirsi contro questa aggressione”.

Inoltre, il premier israeliano ha dichiarato che il Paese sta lavorando duramente per stringere alleanze efficaci con “i moderni Stati sunniti” al fine di condannare e contrastare l’aggressione iraniana. In tale occasione, Netanyahu ha ribadito che Israele non permetterà all’Iran di espandere la propria influenza nella regione.

Israele ha più volte espresso la sua preoccupazione nei confronti della crescente influenza dell’Iran in Siria. Il 13 agosto 2017, durante un incontro con il governo israeliano, il capo dell’intelligence israeliana (Mossad), Yossi Cohen, aveva rivelato che le forze iraniane avevano iniziato a occupare le aree da cui si era ritirato lo Stato Islamico sia in Siria sia in Iraq. Gli ufficiali della sicurezza israeliana temevano che Teheran potesse utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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