Autobomba dell’ISIS uccide sfollati siriani

Pubblicato il 5 novembre 2017 alle 15:57 in Medio Oriente Siria

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Un’autobomba dello Stato Islamico ha ucciso decine di sfollati a Deir az-Zour, provincia orientale della Siria, stando a quanto ha riferito un addetto alla sorveglianza.

L’attacco ha preso di mira numerosi sfollati che si erano riuniti sulla riva orientale del fiume Eufrate per sfuggire ai combattimenti che affliggono la regione ricca di risorse petrolifere; ad affermarlo è stato l’Osservatorio siriano per i diritti umani, con base in Gran Bretagna.

L’attentato si è verificato sabato 4 novembre, dopo che i siriani e le forze alleate avevano unificato gli sforzi contro la resistenza dei combattenti dell’ISIS lungo il confine del villaggio di Albu Kamal. Il giorno prima, venerdì 3 novembre, forze del regime siriano spalleggiate dalla Russia avevano preso il controllo di Deir az-Zour, capitale della provincia nonché ultima città siriana in cui era rimasta la presenza dello Stato Islamico.

“Il gruppo dello Stato Islamico ha preso di mira con un’autobomba alcuni sfollati sulla sponda orientale del fiume Eufrate, uccidendone a dozzine e ferendone altrettanti”, ha riportato il capo dell’Osservatorio Rami Abdel Rahman.

Abdel Rahman ha inoltre affermato di non disporre ancora di un bilancio ufficiale e definitivo delle vittime e dei feriti dell’esplosione.

Stando a quanto l’uomo ha riferito, le vittime erano fuggite dai campi di battaglia della provincia di Deir az-Zour, dove le Forze democratiche siriane (Fsd) arabo-curde, sostenute dagli Stati Uniti, stavano portando avanti un’offensiva contro l’ISIS.

Le milizie delle Fsd stanno attaccando lo Stato Islamico sulla sponda orientale dell’Eufrate, che taglia il territorio siriano trasversalmente, mentre le forze siriane spalleggiate dalla Russia sono impegnate a combattere i jihadisti sulla sponda occidentale del fiume.

Le due offensive parallele hanno provocato la fuga di migliaia di civili, che hanno abbandonato le loro case per rifugiarsi nel deserto.

Sonia Khush, direttore siriano dell’organizzazione benefica Save the Children, ha affermato che stando alle loro stime sono 350.000 le persone fuggite dal recente campo di battaglia nella provincia di Deir az-Zour; di questo bilancio la metà sono bambini.

“La situazione nella città, e nelle campagne circostanti, è tetra, con civili intrappolati tra i luoghi degli scontri e fin troppo spesso feriti dal fuoco incrociato”, ha affermato la Khush.

La zona di confine della valle dell’Eufrate è stata il cuore del “califfato” che l’ISIS aveva proclamato nel 2014 ed è ora il suo ultimo baluardo, dove una coalizione condotta dalle forze americane, impegnata a sostenere gli sforzi militari locali, ha stimato che siano rimasti ancora 1500 militanti jihadisti.

Nonostante lo Stato Islamico sia stato sconfitto in ampie regioni di Deir az-Zour, l’ISIS controlla ancora il 37% della provincia e i suoi combattenti sono tuttora dispiegati nella regione orientale della Siria.

Il conflitto siriano è scoppiato quando il regime del partito Ba’th, al potere dal 1963 e capeggiato da Assad, ha risposto militarmente alle proteste pacifiche in cui i civili chiedevano riforme democratiche durante l’ondata di sommosse della Primavera Araba. Tale azione repressiva ha provocato una ribellione armata alimentata da numerosi militari defezionisti dell’esercito siriano.

Le tattiche brutali utilizzate dal regime, che hanno incluso l’uso di armamenti chimici, assedi, esecuzioni di massa e torture ai danni dei civili, hanno condotto all’avvio di indagini sui crimini di guerra.

Il Partito Ba’th Socialista Arabo (letteralmente dall’arabo: “risorgimento”), noto anche come il Movimento Ba’th pro-siriano, è l’organizzazione attualmente al potere in Siria sin dal colpo di Stato del 1963. Il carattere panarabo ne favorì la diffusione dalla Siria agli Stati arabi vicini, e in particolare in Iraq; tuttavia, mentre a Baghdad nel 1963 i militari posero fine al regime bathista, in Siria esso continuò ad evolversi e assunse tratti prettamente nazionali.

Nel 1966 il Partito Ba’th Unito si scisse in due fazioni: una guidata dai siriani favorevoli al socialismo arabo; l’altra più improntata su una forma araba di fascismo. All’epoca dello scoppio del conflitto siriano, il partito era ancora unificato.

 

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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