La svolta moderata di Al-Qaeda in Siria

Pubblicato il 4 novembre 2017 alle 7:40 in Medio Oriente Siria

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Nel 2016 il gruppo estremista siriano affiliato di Al-Qaeda ha cambiato faccia più volte. In poco tempo, l’organizzazione si è trasformata da Jabhat Al-Nusra a Jabhat Fateh Al-Sham, per diventare poi Hayat Tahrir Al-Sham. Tale cambiamento non riguarda soltanto il nome del gruppo, ma anche la sua strategia. L’obiettivo sarebbe quello di presentarsi come un’alternativa moderata ai gruppi estremisti attivi in Siria, primo fra tutti lo Stato Islamico.

Secondo quanto si legge in un’analisi di Foreign Affairs dal titolo “The moderate face of Al-Qaeda“, la strategia di Al-Qaeda in Siria, mirata a riadattare l’immagine del gruppo all’interno del Paese, consiste nel prendere le distanze dal fulcro originario, caratterizzandosi come un’alternativa meno estremista all’interno dell’universo jihadista siriano. Tale tattica si basa sulla realizzazione di tre obiettivi. Il primo obiettivo è quello di divenire una forza legittima, capace e indipendente all’interno della guerra civile siriana. Il secondo obiettivo è dimostrare che i propri militanti sono impegnati nell’aiutare i siriani ad avere la meglio nello scontro con le forze del regime di Bashar Al-Assad e dei suoi alleati, in particolare Russia, Iran e milizie sciite di Hezbollah. Il terzo obiettivo che si propone di realizzare Al-Qaeda in Siria per realizzare la propria strategia è essere classificato tra i gruppi che hanno diritto a ricevere aiuti militari da molte nazioni estere.

Ora che l’ISIS ha perso la sua capitale, Raqqa, e Deir Ezzor, l’ultima grande città siriana sotto il suo controllo, liberate rispettivamente il 17 ottobre e il 3 novembre 2017, il ramo siriano di Al-Qaeda potrebbe essere visto come il solo gruppo militarmente capace di affrontare il regime di Al-Assad. Si aggiunga che, al contrario dell’ISIS, Al-Qaeda sta collaborando con i siriani e possiede le risorse necessarie per porsi a capo della lotta contro il regime siriano.

Oltre a sfruttare la perdita di potere dello Stato Islamico in Siria, Al-Qaeda ha altresì adottato una politica opposta a quella perseguita dall’organizzazione. Al-Qaeda in Siria si è contrapposto, in particolare, a tre punti che caratterizzano la politica dell’ISIS, basata su settarismi e barbarie. Il primo punto è la lotta contro gli infedeli e gli apostati, primi fra tutti gli sciiti, che sono stati torturati e uccisi. Il secondo punto, l’atteggiamento di conquistatore. Al posto di collaborare con i gruppi locali, infatti, l’organizzazione si è imposta sulla popolazione siriana, sostituendo i leader del posto con i propri e imponendo alla popolazione tasse, controlli e un’applicazione rigida dei principi della Sharia, la legge islamica. Il terzo punto dal quale prende le distanze Al-Qaeda è la propaganda dell’ISIS contro l’Occidente. Tale propaganda ha attirato l’attenzione e la reazione del controterrorismo degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Al contrario, Al-Qaeda in Siria ha adottato una politica diversa, mirata a riqualificare l’immagine del gruppo all’interno del Paese. Tale politica si basa su cinque punti. Il primo punto è quello di denunciare il settarismo sfacciato dei gruppi estremisti e di convincere uno dei suoi principali gruppi affiliati, Al-Qaeda in Iraq (AQI), a liberarsi del settarismo come principio guida. Il secondo punto della politica di Al-Qaeda in Siria è l’adozione di un atteggiamento pragmatico all’interno delle guerre civili. Come aveva fatto in Yemen, Mali e in altri Stati, anche nel conflitto siriano Al-Qaeda ha assunto un atteggiamento “da parassita”. Dopo essersi infiltrati nei ranghi dei gruppi ribelli locali, i militanti dell’organizzazione hanno fatto gli interessi del proprio gruppo, iniziando un processo di proselitismo e legando le questioni locali a quelle del jihad globale. Il terzo punto è la collaborazione con altri gruppi. In Siria, nelle aree sotto il proprio controllo, l’organizzazione ha affidato ai locali cariche di potere, relegando i propri combattenti a svolgere incarichi meno importanti e ha lavorato a stretto contatto con l’opposizione. Il quarto punto della politica adottata da Al-Qaeda in Siria è la promozione del proprio “brand” attraverso la fornitura di servizi, tra cui acqua, elettricità e beni di prima necessità. Il quinto punto è la propaganda. Al-Qaeda ha annunciato che si asterrà dall’attaccare l’Occidente, anche se in maniera temporanea, concentrandosi invece sul rovesciamento del regime di Al-Assad, questione che rappresenta una priorità per i musulmani sunniti siriani. In tal modo, inoltre, Al-Qaeda eviterebbe di attirare l’attenzione delle forze del controterrorismo americano, ricavandosi più spazio e più tempo per riaffermare la propria credibilità e la propria legittimità.

Tale cambiamento di rotta, è dovuto alresì al fatto che, nonostante rimanga un’organizzazione globale, Al-Qaeda ha imparato dai propri errori passati e da quelli commessi dallo Stato Islamico, giungendo alla conclusione che concentrarsi su questioni locali gli consentirebbe di ottenere maggiori risultati nel breve termine e di fidelizzare un seguito più ampio.

Le conseguenze di questa strategia sono ancora tutte da vedere e dipendono in larga parte dalla competizione tra i due gruppi. Negli ultimi tre anni, l’ISIS ha guidato il movimento jihadista globale, ma il suo declino potrebbe essere accentuato dall’ascesa di Al-Qaeda. Da parte sua, quest’ultima organizzazione ha imparato dai propri errori e ha elaborato una strategia che gli è valsa un ampio seguito a livello locale, in particolare nel governatorato di Idlib, nel nord ovest della Siria.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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