Libia: indagini internazionali sul massacro di massa

Pubblicato il 1 novembre 2017 alle 14:15 in Africa Libia

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L’Organizzazione per la difesa dei diritti umani dei libici ha chiesto di condurre un’indagine internazionale per far luce su quello che è stato definito un “massacro di massa”.

La strage è stata perpetrata giovedì 26 ottobre 2017, quando 36 uomini sono stati trovati senza vita in una strada che collega il distretto di Al-Abyar alla città di Bengasi. I corpi delle vittime, uccise con colpi di arma da fuoco alla testa, mostravano segni di tortura. Secondo quanto riferito dalle autorità libiche, alcuni di questi corpi sono stati identificati, inclusi quelli di 19 persone sospettate di estremismo.

Commentando l’accaduto, il Ministero della Giustizia del Governo di accordo nazionale libico (GNA) aveva affermato che si sarebbe trattato di un “atto terroristico” e che i colpevoli devono essere “trovati e puniti”. Il Ministero ha altresì dichiarato che il crimine “ostacola l’istituzione della giustizia e dei diritti umani in Libia”.

Il Governo di accordo nazionale, sostenuto dall’ONU, aveva incaricato l’ufficio del procuratore pubblico, Sadiq Al-Sour, di far luce sull’accaduto. Tuttavia, Al-Sour non ha alcun potere al di fuori della capitale libica, dove ha sede il governo riconosciuto dalla comunità internazionale.

Da parte sua, il generale Khalifa Haftar, capo della Libyan National Army e uomo forte del governo di Tobruk, si è impegnato a investigare in merito alla strage.

In merito alla questione, anche l’inviato dell’ONU per la Libia, Ghassan Salamé, ha “condannato con forza il crimine spaventoso dell’uccisione di almeno 36 corpi, trovati nell’area di Al-Abyar” e ha chiesto un’indagine immediata e che i responsabili siano portati alla giustizia.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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