Puigdemont da Bruxelles: non chiederò asilo

Pubblicato il 31 ottobre 2017 alle 22:21 in Europa Spagna

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Il giorno dopo la clamorosa notizia della fuga nella capitale belga, il deposto presidente catalano Carles Puigdemont ha tenuto una conferenza stampa in cui ha spiegato ai giornalisti la propria posizione.

“Non sono qui per chiedere asilo politico – ha chiarito Puigdemont – ma alla ricerca delle garanzie che lo Stato non offre in Catalogna, se fossi certo di un processo giusto tornerei immediatamente in Catalogna”.

Il governo belga, sin da ieri in una posizione diplomaticamente scomoda tanto nei confronti di Madrid che delle istituzioni europee, aveva stamattina emesso un comunicato in cui si sottolineava che una volta proclamata l’indipendenza, sarebbe stato più logico che Puigdemont rimanesse accanto al suo popolo.

Puigdemont ha affidato la sua difesa all’avvocato Paul Bekaert, famoso per aver fatto avere l’asilo politico a numerosi terroristi dell’ETA. Il governo belga, infatti, difficilmente concederà l’asilo politico, e la posizione dell’ex leader catalano nel paese dovrà essere decisa dalla magistratura. 

Puigdemont si trova da lunedì 30 ottobre in Belgio con 7 membri del suo esecutivo. Oltre a Joaquim Forn, Meritxell Borràs, Toni Comín, Dolors Bassa e Meritxell Serret, la cui presenza a Bruxelles era nota fin da ieri, stamani è stato comunicato che anche Lluis Puig e Clara Ponsatí, rispettivamente responsabili di cultura e istruzione, sono nella capitale belga. 

L’ex presidente della Generalitat ha spiegato che sono quattro le ragioni per cui si è recato in Belgio. Prima di tutto, ha voluto evidenziare il “deficit democratico attualmente esistente in Spagna” facendo riferimento alla politicizzazione della giustizia e alla sua posizione penale, accusato di delitti quali ribellione, sedizione e disobbedienza. In secondo luogo rendere chiaro al mondo che il suo governo è l’unico legittimo, e pertanto una parte dell’esecutivo “continuerà a lavorare da Bruxelles”. Terza ragione, la possibilità di lavorare per contrastare le misure previste dall’articolo 155 della Costituzione” e infine rendere chiaro al governo che non fuggirà di fronte alle urne, ma che il voto del 21 dicembre è “un plebiscito sull’articolo 155”.

Ad ogni modo, i partiti indipendentisti catalani prevedono di partecipare al voto. “Noi indipendentisti catalani siamo pronti ad accettare la sfida delle elezioni del 21 dicembre, questa è un’offensiva del governo spagnolo senza precedenti nei confronti del popolo della Catalogna, nonostante la nostra mano sia stata tesa fino all’infinito per il dialogo; il Partito popolare di Rajoy e i socialisti, tuttavia, non vogliono riconoscere il problema e invece usano solo repressione” – ha dichiarato l’ex presidente catalano.

Durissime le reazioni che arrivano dalla Spagna, dove si è sottolineato come nessun mezzo di comunicazione spagnolo sia stato ammesso alla conferenza stampa. Il governo socialista dell’Andalusia, guidato da Susana Díez, ha chiesto a Puigdemont “di smetterla di coprirsi di ridicolo a livello mondiale”. Il portavoce del Partito Popolare, Rafael Hernando, ha accusato l’ex presidente della Generalitat di “ricoprire di fango” il nome della Catalogna, e anche Podemos prende le distanze dalle dichiarazioni di Puigdemont.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dal catalano e redazione a cura di Italo Cosentino

 

di Redazione

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