Somalia: capo dell’intelligence nazionale e commissario di polizia sollevati dagli incarichi

Pubblicato il 30 ottobre 2017 alle 15:11 in Africa Somalia

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Il governo somalo ha sollevato dai propri incarichi il capo dell’intelligence nazionale e il commissario di polizia.

Si tratta di Abdillahi Mohamed Sanblaooshe e di Abdihakim Dahir Said, i quali sono stati licenziati domenica 29 ottobre, in seguito agli ultimi due attacchi terroristici avvenuti nella capitale Mogadiscio il giorno precedente, in cui sono morte complessivamente 25 persone. Nel corso del mese di ottobre, il ministro della Difesa somalo e il capo dell’intelligence militare si erano dimessi due giorni prima della strage del 14 ottobre, che ha causato più di 350 vittime, ricordata come il più grande attacco terroristico avvenuto mai avvenuto in Somalia.

Le dimissioni e i licenziamenti degli ufficiali di sicurezza e intelligence somali sono dovuti all’incapacità del governo di Mogadiscio di riuscire a contrastare efficacemente la minaccia di al-Shabaab, e degli altri gruppi armati attivi nel Paese. Come ha spiegato un consigliere politico somalo, Mohamed Shire, “il vuoto di sicurezza che si è creato è dovuto all’assenza di risorse a disposizione della polizia, e all’incapacità dell’intelligence nazionale di condurre indagini e operazioni efficaci”.

La Somalia, dilaniata da anni dalla violenza dei terroristi, è stata inserita dal governo americano al primo posto tra i Paesi considerati “safe heavens” (rifugio sicuro) del terrorismo in Africa. Con tale termine, vengono indicati quegli Stati in cui le organizzazioni terroristiche sono in grado di operare liberamente per colpa di una governance locale inadeguata e incapace di contrastare le attività terroristiche. La presenza di un grave vuoto di sicurezza era già stata evidenziata nel Country Report on terrorism 2016 del governo americano, il quale spiega che la capacità di al-Shabaab di operare indisturbatamente nel Paese è stata dovuta, in larga parte, alla fallibilità delle operazioni anti-terrorismo portate avanti dal governo somalo.

Al-Shabaab, in arabo “la gioventù”, è una potente organizzazione politico-militare fondata in Somalia, nel 2006, e affiliata ad al-Qaeda. Fino al 2015, i jihadisti somali controllavano gran parte della Somalia, inclusa la capitale Mogadiscio. Negli ultimi due anni, l’Unione Africana e le autorità locali hanno rafforzato la propria cooperazione militare, costringendo i terroristi ad abbandonare importanti roccaforti urbane. Tuttavia, i militanti, attivi soprattutto nel sud del Paese, continuano a compiere attacchi sistematici contro hotels, check-points militari e palazzi presidenziali. Il gruppo mira a rovesciare il governo somalo per eliminare le truppe di peacekeeping dell’Unione Africana e imporre la propria interpretazione della sharia.

Da anni, forze internazionali e regionali assistono la Somalia nella lotta al terrorismo. La missione di peacekeeping dell’Unione Africana (AMISOM), inaugurata il 19 gennaio 2007 con il supporto dell’Onu, conta 22,000 truppe provenienti da diversi Paesi della regione. Gli Stati uniti sono altresì presenti in Somalia, attraverso una serie di operazioni con i droni per danneggiare al-Shaabab.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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