Catalogna: le forze indipendentiste verso il voto

Pubblicato il 30 ottobre 2017 alle 9:52 in Europa Spagna

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Le forze indipendentiste catalane sono pronte a partecipare alle elezioni anticipate. Partito Democratico Catalano (PDeCat), Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC) e Candidatura di Unità Proletaria (CUP) affrontano il dibattito interno sulle forme di partecipazione al voto del 21 dicembre.

I tre partiti sono coscienti del fatto che partecipare alle elezioni, convocate dal premier spagnolo Mariano Rajoy non appena approvate le misure di commissariamento previste dall’articolo 155 della Costituzione, equivarrebbe a riconoscere la supremazia della Costituzione spagnola e della legalità imposta dal governo centrale. 

La mancanza di risposta delle forze indipendentiste all’applicazione dell’articolo 155 ha inquietato molto la base dei tre partiti. Carles Puigdemont e alcuni membri del suo esecutivo si sforzano di dare un’immagine di normalità istituzionale, ma i Mossos d’Esquadra hanno già dato ordine di ritirare la foto del deposto Presidente della Generalitat dalle caserme e dai commissariati. 

Le voci interne a Sinistra Repubblicana e al PDeCat che escludevano una partecipazione al voto, sono state messe a tacere, e le dirigenze delle due formazioni che hanno governato la Catalogna in coalizione affrontano lo spinoso tema delle candidature. Sembra esclusa la riedizione della coalizione Junts pel Sí, ma gli scenari rimangono aperti e particolarmente fluidi.

Oriol Junqueras, deposto vicepresidente della Catalogna e artefice della proclamazione d’indipendenza di venerdì 27 ottobre, ha scritto in un editoriale per il quotidiano indipendentista El Punt Avui che “non si può mai rinunciare alle urne” ed ha aggiunto che nei prossimi giorni la formazione avrebbe assunto decisioni “non sempre facili da capire”. Pur dichiarando di non riconoscere alcun valore al decreto che lo destituisce, Junqueras apre così le porte alla partecipazione di ERC al voto. Tutti i sondaggi assegnano a Sinistra Repubblicana il primo posto in intenzioni di voto, seppur lontana dalla maggioranza assoluta.

I due partiti, intanto, hanno deciso di non abbandonare i seggi che occupano alle Cortes di Madrid. “Sarebbe un gesto solo simbolico” – hanno comunicato Joan Tardá e Gabriel Rufián, deputati di ERC. Rufián ha lanciato un appello per una candidatura comune di tutte le forze a favore delle Repubblica Catalana, inclusa Catalunya en Comú, la formazione del sindaco di Barcellona, Ada Colau, che ha declinato l’invito.

Nel Partito Democratico Catalano il dibattito è appena iniziato. Artur Mas, il leader del partito che quando si chiamava Convergència Democrática de Catalunya ha governato la regione per un trentennio, è interdetto dai pubblici uffici. Nel partito non è escluso neanche il ritorno a una linea politica più moderata sotto la guida dell’ex assessore Santi Vila, dimessosi giovedì scorso in opposizione alla dichiarazione unilaterale d’indipendenza. 

Sul PDeCat pesa, inoltre, l’incognita del ruolo di Carles Puigdemont. L’imponente manifestazione – oltre un milione di partecipanti – che nella giornata di domenica ha attraversato le vie di Barcellona per reclamare l’unità della Spagna e la difesa della Costituzione ha fatto passare in secondo piano il messaggio trasmesso dall’ex presidente da Girona. Presentandosi ancora come President de la Generalitat, Puigdemont ha lanciato un appello alla calma e alla resistenza in tempi difficili. 

La data ultima per la presentazione delle candidature è il 7 novembre, mentre la campagna elettorale avrà ufficialmente inizio il 5 dicembre.

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Traduzione dallo spagnolo e dal catalano e redazione a cura di Italo Cosentino

 

 

di Redazione

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