ONU: Israele ha violato le leggi speciali internazionali

Pubblicato il 28 ottobre 2017 alle 6:06 in Israele Medio Oriente

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Il Relatore speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Michael Lynk, ha dichiarato che Israele avrebbe violato le leggi speciali internazionali attraverso le operazioni di occupazione.

Lynk fa riferimento, in particolare, all’espansione dell’insediamento di Nof Zion, situato a Gerusalemme est, attraverso la costruzione di 176 nuove unità abitative, che si aggiungono alle 91 già esistenti, che lo rende il più grande insediamento israeliano all’interno di un quartiere palestinese di Gerusalemme.

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Times of Israel, durante una conferenza stampa, che si è tenuta giovedì 26 ottobre 2017 presso il Consiglio per i diritti umani dell’ONU, il Relatore speciale avrebbe chiesto l’imposizione di sanzioni economiche a Israele per aumentare la pressione sul Paese. 

La comunità internazionale considera gli insediamenti israeliani nei territori occupati come illegali e una violazione della quarta Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949. Secondo la Convenzione, che ha come oggetto la protezione di civili in tempo di guerra, è illegale che una potenza occupante trasferisca parte della propria popolazione nel territorio occupato. In questo contesto, già la settimana precedente, in occasione dell’annuncio da parte delle autorità israeliane in merito agli insediamenti, gli Stati Uniti avevano espresso la propria preoccupazione. In una nota ufficiale della Casa Bianca si legge: “L’amministrazione Trump ha chiarito che l’attività di insediamento sfrenato non favorisce la prospettiva della pace. Allo stesso tempo, l’amministrazione riconosce che le vecchie domande in merito al congelamento degli insediamenti non hanno aiutato a favorire i colloqui di pace”.

Secondo quanto riferito dal giornale Middle East Monitor, Israele e le Nazioni Unite sarebbero ai ferri corti, dal momento che, negli scorsi mesi, l’organizzazione internazionale avrebbe criticato il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, per aver violato il diritto internazionale nei territori occupati e per la situazione umanitaria a Gaza.

Gaza sta soffrendo da almeno sette mesi una grave crisi elettrica, causata, principalmente, dalle divisioni politiche all’interno del movimento palestinese. La crisi era stata causata dall’imposizione di una serie di misure punitive da parte dell’Autorità Nazionale Palestinese nella striscia di Gaza, al fine di mettere alle strette il governo di Hamas. Tra queste vi erano l’aumento delle imposte sulle importazioni, quindi anche sul carburante, la riduzione degli stipendi e l’imposizione del pensionamento anticipato per i funzionari pubblici. Tutto ciò aveva costretto Hamas a ridurre la spesa dell’energia elettrica e, di conseguenza, Israele, da cui veniva acquistata l’energia, aveva ridotto le importazioni elettriche nella striscia di Gaza fino al 40 per cento. A fare le spese di questa situazione sono i due milioni di persone che abitano nella striscia di Gaza, che hanno a disposizione l’energia elettrica per poche ore al giorno.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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