La Catalogna proclama l’indipendenza, Madrid reagisce

Pubblicato il 28 ottobre 2017 alle 6:05 in Europa Spagna

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Il Parlamento catalano ha approvato alle 15.31 del 27 ottobre la dichiarazione d’indipendenza della Catalogna e l’avviamento del processo costituente della Repubblica Catalana. Al voto non hanno partecipato i partiti d’opposizione, fatta eccezione per Podemos e i suoi alleati catalani. Meno di un‘ora dopo, alle 16.11, il Senato di Madrid approvava le misure di commissariamento della regione volute dal governo nel quadro dell’articolo 155 della Costituzione.

È fallita dunque la mediazione dell’ultimo minuto tentata dal presidente basco, il Lehendakari Íñigo Urkullu, dalla presidente del parlamento spagnolo Ana Pastor, dal leader socialista catalano Miquel Iceta e dell’assessore all’impresa del governo catalano Santi Vila, che infatti si è dimesso.

La Dichiarazione Unilaterale d’Indipendenza è stata approvata con 7o Sì, 10 No e 2 astensioni. A favore la maggioranza indipendentista, contrari alcuni deputati della coalizione guidata da Podemos. Assenti i deputati di Ciudadanos, Partito Popolare e Partito Socialista, che hanno protestato per le condizioni in cui si è realizzata la votazione, con il parlamento circondato da manifestanti convocati dalle associazioni indipendentiste Asamblea Nacional Catalana e Òmnium Cultural. 

La mozione approvata è composta di 17 punti, che prevedono, tra l’altro, la stesura di un regolamento per concedere la cittadinanza catalana, un trattato di doppia cittadinanza con il Regno di Spagna, l’instaurazione del diritto catalano, o il ristabilimento delle norme bocciate dalla Corte Costituzionale spagnola, la promozione internazionale per ottenere il riconoscimento della Repubblica Catalana, le creazione di una banca centrale catalana e il riconoscimento della Catalogna come successore della Spagna per quanto agli obblighi e ai diritti economici contratti dalla Spagna in territorio catalano.

Il voto si è svolto a scrutinio segreto per evitare ai deputati responsabilità penali. Il presidente Puigdemont e il suo governo sono, tuttavia, passibili d’imputazione per disobbedienza e sedizione, punibili con 30 anni di carcere secondo l’ordinamento giuridico spagnolo.

Contro la dichiarazione hanno fatto ricorso alla Corte Costituzionale il Partito Socialista Catalano e il governo centrale. Già l’avvocatura del Parlamento catalano aveva espresso parere negativo sulla mozione per manifesta violazione della legalità vigente. 

La tensione tra Madrid e Barcellona è al massimo e la Spagna è sprofondata nell’incertezza, mentre circa 12.000 persone festeggiavano l’indipendenza fuori dal parlamento catalano. “Llibertat, llibertat” – gridava la gente durante la breve allocuzione del presidente catalano Puigdemont ai circa 200 sindaci indipendentisti che hanno assistito al voto della dichiarazione d’indipendenza. Puigdemont è stato salutato come “Presidente della Repubblica Catalana” dal suo vice, Oriol Junqueras. 

In alcune città catalane, come Girona o Sabadell, la bandiera spagnola è stata ammainata. A Barcellona, in Plaça Sant Jaume, alle 18.00 di venerdì è iniziata la festa della proclamazione della Repubblica: fuori dal Palau della Generalitat, sede del governo catalano, si sono radunate almeno 17.000 persone. In serata si è svolta anche una manifestazione unionista che ha riunito un migliaio di persone.

Puigdemont è stato criticato dall’opposizione per non aver preso la parola in parlamento, ma solo sulle scale dell’edificio per rivolgersi agli invitati, ma non ai deputati.

Mariano Rajoy ha chiesto tranquillità agli spagnoli assicurando che “lo stato di diritto restaurerà la legalità”. Il Premier si è sforzato, tanto intervenendo al senato, come nel corso della giornata, di trasmettere serenità, forza e senso della misura a un paese in preda dell’incertezza. Anche il segretario socialista Sánchez ha lanciato un appello alla calma definendo “sproposito” il voto del parlamento di Barcellona.

Il governo si è riunito due volte nel pomeriggio di venerdì, per mettere in atto il commissariamento della regione ribelle. In serata Mariano Rajoy ha comunicato la decisione di deporre Carles Puigdemont e il suo governo, di chiudere le rappresentanza della Generalitat all’estero, di sciogliere il parlamento catalano e di conseguenza convocare elezioni regionali in Catalogna il 21 dicembre. La data del voto, fra soli 54 giorni, ha causato sorpresa, ma Rajoy ha spiegato che lo stato d’eccezione deve durare “il più breve tempo possibile”. Fino a quel giorno la Catalogna sarà governata dall’esecutivo di Madrid.

A Madrid, i senatori del Partito Popolare, del Partito Socialista, di Ciudadanos, di Coalición Canaria, di Unión del Pueblo Navarro, del Partido Aragonés e di Foro Asturias hanno approvato le misure di commissariamento della Catalogna tra cui la deposizione di Carles Puigdemont e del suo governo e l’esautorazione dalle funzioni legislative del Parlamento catalano e della sua presidente Carme Forcadell. Contrari Podemos e i nazionalisti catalani e baschi. I Sí sono stati 214, i No 47, 1 astenuto.

Rajoy ha ringraziato i leader del Partito Socialista e di Ciudadanos, Pedro Sánchez e Albert Rivera, e i rappresentanti dei partiti regionalisti che hanno collaborato.

Le forze indipendentiste hanno assicurato che non riconoscono l’autorità del governo Rajoy in Catalogna e che di conseguenza non riconosceranno le disposizioni votate dal senato e l’esecutivo che dovrebbe sostituire quello di Puigdemont. Un appello alla “resistenza” contro Madrid è stato lanciato dall’estrema sinistra della Candidatura d’Unitat Proletária, mentre alcune organizzazioni sindacali hanno convocato uno sciopero generale di dieci giorni, dal 30 ottobre al 9 novembre prossimi. 

A favore delle misure del governo si sono espressi la Confindustria spagnola, il sindacato UGT e varie istituzioni locali. I presidenti della Regione di Murcia, Fernando López Miras, e dell’Andalusia, Susana Díaz, hanno espresso appoggio al governo e sostegno e vicinanza alle centinaia di migliaia di murciani e andalusi che vivono in Catalogna.

Il voto del parlamento catalano è stato definito illegale dall’Unione Europea e da diversi stati membri, tra cui Germania, Francia, Regno Unito e Italia. Dalla Guyana Francese, il presidente della Commissione Jean-Claude Junker aveva sottolineato il 26 ottobre che i catalani “non sono un popolo oppresso” dalla Spagna. “La Catalogna è parte della Spagna” – ha affermato il Dipartimento di Stato americano, sottolineando l’appoggio di Washington alle misure prese da Madrid. Il governo di Andorra ha dichiarato che non riconosce l’indipendenza della Catalogna ed ha rinforzato la presenza di gendarmi alla frontiera.

Gli aranesi, minoranza linguistica della Catalogna residente della Val d’Arán, hanno avviato le procedure per staccarsi dalla Catalogna al fine di rimanere in Spagna, come prevede una legge di autodeterminazione della Val d’Arán votata dal parlamento catalano del 2015. 

 

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Traduzione dallo spagnolo e dal catalano e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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