Hong Kong: la Cina vuole farci il lavaggio del cervello

Pubblicato il 27 ottobre 2017 alle 6:02 in Asia Hong Kong

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Gli attivisti pro-democrazia di Hong Kong accusano il governo provinciale di voler fare un “lavaggio del cervello” agli studenti sottoponendoli a contenuti propagandistici provenienti dalla Cina continentale.

Il governo provinciale di Hong Kong ha chiesto che le scuole trasmettessero in diretta l’intervento di un ufficiale governativo di Pechino in visita sull’isola denso di contenuti patriottici pro-Cina continentale in occasione del 20esimo anniversario del ritorno di Hong Kong sotto la sovranità cinese.

Secondo le autorità, la circolare diffusa alle scuole sarebbe stata un invito e non un obbligo a trasmettere il discorso, tuttavia, affermano gli attivisti per la democrazia, agli istituti scolastici è stato chiesto di rispondere alla comunicazione e rendere noto se avessero o meno aderito all’iniziativa.

Le scuole sono state messe sotto pressione dal governo, non era mai successo nulla di simile ad Hong Kong, affermano i legislatori hongkonghesi più liberali.

La circolare alle scuole giunge in un momento in cui le tensioni sociali sull’isola sono molto forti. Gli abitanti di Hong Kong, in particolare gli attivisti pro-democrazia, sono preoccupati per la sempre maggiore ingerenza del governo di Pechino nella politica interna dell’isola. Da quando, lo scorso maggio, è stata eletta governatrice Carrie Lam, favorita di Pechino, le libertà di cui l’isola di Hong Kong ha goduto storicamente sembrano assottigliarsi.

La legislatrice pro-democrazia Claudia Mo ritiene che anche la circolare alle scuole sia parte di un più ampio progetto del governo centrale di Pechino per ri-educare le fasce più giovani della popolazione di Hong Kong alla filosofia del Partito Comunista per evitare che possano verificarsi nuove proteste di massa come la “rivoluzione degli ombrelli” del 2014. “Le autorità di Pechino sono furiose perché i giovani hongkonghesi non sono patriottici. Questo è un grande tentativo di lavaggio del cervello”.

L’isola di Hong Kong è una provincia amministrativa speciale della Repubblica Popolare Cinese dal 1997, anno della fine del governo britannico e del “ritorno alla patria” cinese. Hong Kong è governata in base alla Basic Law – una costituzione basata sul diritto anglosassone concordata da Cina e Regno Unito al momento della cessione del territorio – e al principio “un paese, due sistemi”.

Il principio “un paese, due sistemi” era alla base dell’accordo tra Regno Unito e Cina per il passaggio di sovranità dell’isola di Hong Kong. “Un paese” indica la Cina a sottolineare che Hong Kong ne è parte integrante, mentre i “due sistemi” si riferiscono alla possibilità che viene data all’isola di mantenere un buon grado di autonomia e diritti civili estranei al continente. Negli ultimi anni, però, Pechino sembra non voler tener fede all’accordo e ha interferito in molti ambiti della vita di Hong Kong, dalla politica all’istruzione, ai media. Nel 2012, il governo provinciale aveva proposto una riforma del sistema scolastico dell’isola per introdurre lezioni patriottiche, ma le proteste di 100 mila studenti, guidati dall’allora 15enne Joshua Wong, hanno sventato l’iniziativa. L’attuale governatrice, Carrie Lam, ha annunciato che dal prossimo anno le lezioni di storia della Cina saranno obbligatorie per la scuola secondaria.

Sono in molti gli attivisti, soprattutto giovani studenti, come lo stesso Joshua Wong che era tra i fautori della rivoluzione degli ombrelli, a farsi avvocati di una democrazia che era stata promessa, ma non è stata realizzata. Joshua Wong, dopo le proteste del 2014, ha fondato un suo partito noto come Demosisto che chiede un referendum pubblico sul futuro di Hong Kong per dopo il 2047. Si tratta dell’anno di cui l’accordo sulla sovranità dell’isola si esaurisce e con esso le garanzie sullo stile di vita e sulle libertà che le sono concesse.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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