Catalogna: il giorno del caos

Pubblicato il 27 ottobre 2017 alle 6:02 in Europa Spagna

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La Catalogna ha vissuto il giorno più caotico sin dall’inizio della crisi nata dal referendum indipendentista dello scorso 1 ottobre, mentre il Senato di Madrid ha iniziato le operazioni di voto per l’approvazione delle misure di commissariamento della regione.

Nella serata di mercoledì il governo catalano ha reso noto che, diversamente da quanto indicato in precedenza, il presidente della Generalitat Carles Puigdemont non sarebbe andato in Senato a difendere la propria posizione per evitare l’applicazione dell’articolo 155 e il conseguente commissariamento dell’autonomia regionale. Il capo dell’esecutivo catalano apriva così la strada alla DUI, la dichiarazione unilaterale d’indipendenza. 

Nel corso della mattinata di giovedì, tuttavia, la riunione della coalizione di governo si concludeva con una frattura tra il Partito Democratico Catalano di Puigdemont e Sinistra Repubblicana di Catalogna del vicepresidente Junqueras. Il portavoce democratico assicurava che Puigdemont aveva deciso di convocare elezioni anticipate, la condizione che popolari e socialisti consideravano minima per sospendere l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione.

A mediare sarebbero stati il Lehendakari (presidente dei Paesi Baschi) Íñigo Urkullu e una delegazione di imprenditori catalani. I socialisti presentavano immediatamente un emendamento alle misure del governo, che si diceva pronto ad accogliere le proposte socialiste, annullando, di fatto, l’applicazione dell’articolo 155.

In attesa dell’intervento di Puigdemont, previsto per le 13:30 di giovedì, studenti in sciopero e manifestanti indipendentisti si radunavano sotto la sede della Generalitat, accusando il presidente di tradimento. Due deputati abbandonavano il Partito democratico catalano e la segretaria di Sinistra Repubblicana, Marta Rovira, lasciava il palazzo in lacrime. Puigdemont, però, non si sarebbe presentato davanti ai giornalisti, dando inizio a caos e speculazioni tanto a Barcellona come nel resto del paese. Non lo avrebbe fatto nemmeno alle 14.30, ora cui era stata rimandata la conferenza stampa.

Finalmente, alle 17:00, l’intervento del leader catalano che dichiara che, in assenza di garanzie, non convocava elezioni e affidava al Parlamento la decisione su come rispondere all’articolo 155. Il governo di Madrid riavviava immediatamente i tramiti per arrivare nella giornata di venerdì al voto del senato sulle misure di commissariamento: deposizione di Puigdemont e del suo governo, nomina di un esecutivo che conduca la catalogna al voto in tre/sei mesi, assunzione del controllo dell’amministrazione catalana da parte del governo centrale, commissariamento dei Mossos d’Esquadra, della TV catalana TV3 e di Catalunya Radio.

Il parlamento catalano, inizialmente convocato per le 17:00, era stato riconvocato per le 18:00, ma Puigdemont decide di non intervenire alla camera, dove si svolge un dibattito in cui il governo e le forze indipendentiste di maggioranza rinunciano al proprio tempo d’intervento, lasciando le opposizioni a dibattere praticamente da sole. 

“Ha precipitato la Catalogna nel caos” – ha accusato Inés Arrimadas, capo dell’opposizione, che ha invitato Puigdemont a convocare elezioni. “È ancora in tempo” – ha dichiarato la leader dei liberali di Ciudadanos.

“Abbiamo superato ogni record di surrealismo” – ha accusato il leader dei popolari catalani Xavier García Albiol, che tuttavia si è detto “incantato”, come il socialista Miquel Iceta, di accompagnare Puigdemont in Senato stamattina, qualora il presidente cambiasse idea. 

Il Senato dovrebbe approvare il commissariamento della Catalogna nel corso della giornata di oggi. È convocato anche il parlamento catalano, dove, forse, si voterà una dichiarazione d’indipendenza, ancora non presentata né dall’esecutivo né dalle forze di maggioranza. 

A concludere una giornata di caos, la notizia che Unitat Catalana, il partito di lingua catalana del dipartimento francese dei Pirenei Orientali, ha preso tutte le misure necessarie per accogliere Puigdemont, la sua famiglia e il suo governo in esilio, qualora questi volessero lasciare la Spagna. 

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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