Riforma del Regolamento di Dublino sempre più vicina

Pubblicato il 26 ottobre 2017 alle 14:03 in Europa Immigrazione

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La Commissione libertà civili (LIBE) del Parlamento Europeo ha approvato una proposta di riforma del Regolamento di Dublino, con 46 voti favorevoli e 13 contrari, che mira a cambiare le norme che regolano il sistema di asilo europeo.

In base alle nuove regole, i Paesi di primo approdo non saranno più automaticamente responsabili dei richiedenti asilo, ma l’assegnazione di responsabilità sarà basata su “legami genuini” tra il singolo migrante e uno degli Stati membri. In assenza di tali legami, i richiedenti asilo, dopo essere stati registrati e aver eseguito i controlli di sicurezza, saranno assegnati a un Paese dell’Unione Europea, secondo un sistema di distribuzione prestabilito. Tale meccanismo mira a evitare che Stati come la Grecia e l’Italia, che per ragioni geografiche costituiscono i territori di primo approdo per la maggior parte dei migranti che attraversano il Mediterraneo, debbano accogliere un numero spropositato di arrivi. Ai Paesi membri che non rispetteranno tali regole verrà limitato l’accesso ai fondi europei.

La proposta dovrà essere approvata anche dal Consiglio europeo, all’interno del quale, probabilmente, i Paesi del gruppo Visegrad, quali Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria, opporranno resistenza. In passato, tali Stati si erano rifiutati di accettare le quote di ricollocamento dei migranti stabilite dal Consiglio dell’Unione Europea il 22 settembre 2015, con la Decisione 2015/1601, generando una spaccatura in seno all’Unione Europea. Nel febbraio 2016, le autorità ungheresi e slovacche presentarono una mozione alla Corte di Giustizia europea per verificare la legittimità della decisione del Consiglio sul ricollocamento che, il 6 settembre 2017, è stata respinta dalla Corte di Giustizia Europea. Dal momento che le nuove regole prevedono un nuovo sistema di distribuzione dei migranti, è probabile che i Paesi in questione continueranno a opporre resistenza.

La riforma del Regolamento di Dublino è nata dalla necessità di modificare il sistema di asilo europeo, alla luce della crisi migratoria degli ultimi anni. Secondo i dati della UN Refugee Agency, nel 2015, sono giunti 1,014,973 migranti in Europa via mare, di cui 153,842 sono sbarcati in Italia, mentre 856,723 in Grecia. Nel 2016, dei 324,267 arrivi in Europa via mare, 181,436 si sono verificati in Italia, segnando un aumento del 18% rispetto all’anno precedente, mentre 169,302 in Grecia. Il rifiuto di numerosi Paesi europei di accogliere le proprie quote di ricollocamento ha messo in gravi difficoltà l’Italia e la Grecia, le quali hanno dovuto addossarsi la gestione degli arrivi.

Il 26 settembre 2017, Amnesty International ha lanciato un appello, riferendo che, in due anni, i Paesi dell’Unione Europea non sono riusciti a rispettare i propri impegni in materia di immigrazione. Nonostante la Corte di Giustizia dell’UE avesse decretato che tutti gli Stati avevano l’obbligo di accogliere la propria quota, l’organizzazione umanitaria ha informato che gli unici Paesi che hanno rispettato completamente i loro obblighi sono stati Malta, la Norvegia e il Liechtenstein.

Il sistema di Dublino è stato stabilito attraverso l’adozione della Convenzione di Dublino, il 15 giugno 1990. Nel 2003, tale convenzione è stata sostituita dal Regolamento di Dublino II e, nel 2013, dal Regolamento Dublino III, che è entrato definitivamente in vigore il primo gennaio 2014. Nonostante le modifiche, tale sistema non ha mai previsto una condivisione delle responsabilità nell’ambito dell’accoglienza dei richiedenti asilo. L’obiettivo principale era sempre stato quello di assegnare la responsabilità di valutare ogni richiesta di asilo ad un singolo Stato membro.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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