Palestina: Israele amplierà un insediamento di Gerusalemme est

Pubblicato il 26 ottobre 2017 alle 10:23 in Medio Oriente Palestina

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Le autorità israeliane hanno approvato l’espansione dell’insediamento di Nof Zion, situato a Gerusalemme est, attraverso la costruzione di 176 nuove unità abitative, secondo quanto riferito dal vice sindaco della città, Meir Turjeman.

L’insediamento, al momento composto da 91 unità abitative, è stato creato nel 2004 nel quartiere di Jabel Mukaber, nel territorio di Gerusalemme est.

Secondo quanto riferito da Al-Jazeera in lingua araba, una volta espanso, diventerebbe il più grande insediamento israeliano all’interno di un quartiere palestinese di Gerusalemme. La maggior parte degli altri insediamenti israeliani, che si trovano in Cisgiordania, si trovano al di fuori delle aree residenziali palestinesi e sono più grandi di Nof Zion.

Gli israeliani avevano comprato il territorio su cui è stato costruito l’insediamento dai palestinesi negli anni 90. La costruzione delle abitazioni israeliane è iniziata circa un decennio più tardi. Secondo quanto riferito dal quotidiano The New Arab, gli israeliani avevano richiesto i permessi per la costruzione di nuove unità abitative all’inizio del 2017.

Recentemente, il presidente israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato la costruzione di centinaia di unità abitative in Cisgiordania, nonostante l’opposizione dei palestinesi. Lunedì 16 ottobre, il governo israeliano aveva approvato i permessi per la costruzione di 31 nuove unità abitative nell’insediamento di Beit Romano a Hebron, in Cisgiordania. Si tratta della prima volta che nuove unità abitative vengono costruite a Hebron dal 2002. 

La comunità internazionale considera gli insediamenti illegali e una violazione della quarta Convenzione di Ginevra, secondo la quale è illegale che una potenza occupante trasferisca parte della propria popolazione nel territorio occupato. In questo contesto, la scorsa settimana, gli Stati Uniti avevano espresso la propria preoccupazione in merito agli insediamenti israeliani. In una nota ufficiale della Casa Bianca si legge: “L’amministrazione Trump ha chiarito che l’attività di insediamento sfrenato non favorisce la prospettiva della pace. Allo stesso tempo, l’amministrazione riconosce che le vecchie domande in merito al congelamento degli insediamenti non hanno aiutato a favorire i colloqui di pace”.

La questione dell’ampliamento di un insediamento a Gerusalemme ha un’importanza particolare, dal momento la città costituisce un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei. Gerusalemme est era stata conquistata da Israele durante la Guerra dei Sei Giorni, nel 1967. Nel 1980, Israele aveva esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale mossa non è mai stata riconosciuta dalla comunità internazionale. Sia Israele sia la Palestina considerano Gerusalemme la capitale dei propri Stati.

Secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947, Gerusalemme avrebbe dovuto costituire un territorio internazionalizzato. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata divisa in due zone, una zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e una zona orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. Il trattato di pace del 4 maggio 1994, firmato da Israele e Giordania, riconosceva ad Amman un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme. Ciò è una conseguenza del fatto che, prima della vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, la Giordania controllava la parte di Gerusalemme dove si trova la spianata delle moschee.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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