Siria: veto della Russia sulle indagini dell’ONU in Siria

Pubblicato il 25 ottobre 2017 alle 14:03 in Russia Siria

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La Russia ha posto il veto sul progetto di risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che mira ad estendere le indagini in merito all’utilizzo di armi chimiche negli attacchi in Siria.

Il giorno precedente, martedì 24 ottobre 2017, il Consiglio di Sicurezza si era riunito per votare in merito all’estensione del mandato del Joint Investigative Mechanism (MIC) per il periodo di un anno. La richiesta di prolungare la missione era giunta dagli Stati Uniti, al fine di determinare i responsabili degli attacchi con il gas sarin. Se non verrà rinnovato, il mandato del Joint Investigative Mechanism (JIM) scadrà il 17 novembre 2017, anche se rimarrebbero da condurre alcune indagini sull’utilizzo di armi chimiche in Siria.

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva creato il Joint Investigative Mechanism (JIM) il 7 agosto 2015 con la risoluzione numero 2235 “al fine di identificare gli individui, le entità, i gruppi o i governi che hanno organizzato, sponsorizzato o sono stati in altro modo coinvolti nell’uso di armi chimiche nella Repubblica Araba di Siria”.

Il 26 ottobre 2017, il Joint Investigative Mechanism dovrebbe diffondere un report sull’attacco chimico avvenuto il 4 aprile a Khan Sheikhoun, città situata nel governatorato di Idlib, nel nord della Siria, che ha causato la morte di 90 civili. In merito all’attacco, la Commissione siriana d’inchiesta, con il mandato dell’ONU, e l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch hanno concluso che le prove indicano la responsabilità dell’attacco da parte del governo, mentre gli ufficiali russi hanno affermato che è più probabile che siano i gruppi armati anti-governativi a celarsi dietro l’attacco.

Non è la prima volta che la Russia impone il veto sulle risoluzioni dell’ONU che riguardano gli attacchi chimici in Siria. Già nel febbraio 2017, Mosca e Pechino avevano bloccato una risoluzione delle Nazioni Unite che mirava a imporre nuove sanzioni al regime siriano per l’utilizzo di armi chimiche.

Dal 15 marzo 2011, data di inizio della guerra civile siriana, si sono verificati numerosi attacchi chimici nel Paese. Secondo le indagini delle Nazioni Unite, il regime di Bashar Al-Assad avrebbe effettuato 33 attacchi chimici dallo scoppio del conflitto in Siria. Alcuni attacchi sono stati condotti anche dallo Stato Islamico.

Il governo siriano ha rivelato per la prima volta di essere in possesso di armi chimiche nel luglio 2012, minacciando di utilizzarle in caso di operazioni militari da parte dei Paesi occidentali sul territorio siriano e non contro il proprio popolo. Il mese successivo, il presidente americano, Barack Obama, aveva definito l’utilizzo di tali armi come una “linea rossa”, che Bashar Al-Assad non avrebbe dovuto oltrepassare.

Nell’agosto 2013, 1429 persone, tra cui 426 bambini, sono morte in un attacco chimico nell’area a est e a sud-ovest di Damasco, dopo che le truppe siriane avevano lanciato un’offensiva nel territorio. L’opposizione aveva accusato il regime del raid, nonostante questo avesse immediatamente negato il proprio coinvolgimento. Alla fine di agosto, un report dell’intelligence americana aveva riferito che il responsabile dell’attacco chimico sarebbe stato proprio il regime siriano. In seguito, anche le Nazioni Unite avevano confermato la colpevolezza di Al-Assad, svelando l’esistenza di prove dell’utilizzo di gas sarin nell’attacco.

Nel settembre 2013, gli Stati Uniti e il regime siriano, sostenuto dalla Russia, avevano raggiunto un accordo per eliminare le armi chimiche in Siria entro il 2014, minacciano attacchi aerei da parte delle forze americane contro il regime, in caso l’accordo non fosse stato rispettato.

L’anno successivo, nel settembre 2014, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) aveva svelato che il cloro sarebbe stato utilizzato come arma “sistematicamente e ripetutamente” sui villaggi situati nel nord-ovest della Siria, in particolare nel governatorato di Idlib. In merito alla questione, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, insieme Washington, Londra e Parigi, aveva accusato le forze del regime, mentre Mosca aveva sostenuto Al-Assad, asserendo che non vi sarebbero state prove sufficienti per incolparlo. In tale occasione, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva deciso di formare un gruppo di esperti, con il compito di identificare i responsabili degli attacchi con il cloro in Siria. In seguito, nel 2016, una commissione dell’ONU aveva svelato che gli elicotteri del regime avrebbero sganciato bombe al cloro sui villaggi situati del governatorato di Idlib nel 2014 e nel 2015. Nell’agosto 2016, la commissione aveva accusato le autorità siriane di aver utilizzato le armi chimiche, in particolare il cloro, in 8 attacchi nella zona occidentale del Paese.

L’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) si occupa di determinare se le armi chimiche sono state utilizzate negli attacchi in Siria, mentre una missione congiunta delle Nazioni Unite e dell’OPAC, istituita dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel 2015 con il nome di Joint Investigative Mechanism (JIM), ha il compito di determinare chi ha perpetrato l’attacco chimico nel Paese.

Nell’agosto 2015, i ribelli e gli attivisti siriani avevano riferito che vi era stato un attacco con armi chimiche nella roccaforte dei ribelli di Marea, a nord di Aleppo, causando la morte di decine di persone. L’Osservatorio siriano dei diritti umani aveva accusato lo Stato Islamico. Nel 2016, anche l’ONU aveva confermato la responsabilità dell’ISIS, affermando che si trattava della “sola entità con la capacità, l’abilità e gli strumenti per utilizzare l’iprite”, un gas impiegato negli attacchi chimici.

Più recentemente, il 6 ottobre 2017, un’indagine dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (OPAC) ha rivelato che è stato utilizzato il sarin in un attacco avvenuto in Siria il 30 marzo 2017, che aveva colpito la città di Latamneh, sotto il controllo dei ribelli, situata nel nord della Siria, causando il ferimento di circa 70 persone, che hanno sofferto di spasmi muscolari, schiuma alla bocca e nausea.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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