La crisi in Catalogna in 10 domande

Pubblicato il 24 ottobre 2017 alle 6:06 in Europa Spagna

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Cosa sta succedendo in Spagna?

La Spagna sta affrontando la sfida lanciata allo stato centrale dalla Generalitat, il governo autonomo regionale catalano, che ha convocato per domenica 1 ottobre il referendum sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna, dopo che il parlamento regionale aveva approvato la legge sul referendum e la legge sulla transitorietà legale, che sancivano la rottura con Madrid.

Tanto il referendum come le due leggi sono stati dichiarati incostituzionali dalla Corte Costituzionale spagnola.

Come si è svolto il referendum?

In alcune scuole, la mattina del 1 ottobre, i seggi elettorali sono stati aperti prima dell’intervento della polizia che ha sequestrato schede e urne. Negli scontri fuori dalle scuole, secondo dati della Generalitat, oltre 800 persone sono rimaste ferite. Il governo catalano ha dichiarato il censo universale, invitando la gente a votare dove possibile, anche con schede stampate a casa. Il governo di Madrid ha esortato Barcellona a “porre fine alla farsa”.

I votanti sono stati 2,2 milioni, su un potenziale censo di 5,3 milioni. I Sì sono stati 2 milioni. Il voto, illegale secondo Madrid, si è svolto in condizioni di assenza totale di controllo. In alcuni comuni i voti espressi superano il numero degli aventi diritto.

È stata proclamata l’indipendenza della Catalogna?

Il 10 ottobre alle 19:41 Carles Puigdemont, presidente della Generalitat de Catalunya, ha proclamato solennemente, sulla base del voto referendario del 1 ottobre, la nascita della Repubblica Catalana e la secessione dalla Spagna. Meno di un minuto dopo lo stesso Puigdemont sospende la dichiarazione d’indipendenza in attesa di ulteriori negoziati. I deputati indipendentisti hanno firmato la dichiarazione fuori dal Parlamento.

Non essendo stata votata dal Parlamento regionale, sostiene la Generalitat, la proclamazione non è effettiva. Madrid ha considerato invece che non avendo ricevuto smentite chiare da Puigdemont nonostante le ripetute richieste, la sfida allo stato fosse stata lanciata.

A volere la sospensione sarebbe stato l’ex presidente della Generalitat e architetto del processo indipendentista Artur Mas.

Qual è stata la reazione delle autorità spagnole?

È stato il Re Felipe VI il primo a reagire alla sfida lanciata dalla Generalitat definendo “inammissibile slealtà” il comportamento delle autorità di Barcellona e assicurando che le autorità spagnole avrebbero difeso i diritti di tutti i cittadini, lo stato di diritto e l’ordine costituzionale.

La Catalogna è e rimarrà parte della Spagna” – ha ribadito il monarca lo scorso 20 ottobre.

Il governo, sotto accusa per le violenze commesse dalla polizia il giorno del voto, ha dunque reagito, respingendo ogni tentativo di dialogo e trovando un accordo con le forze d’opposizione per l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione.

Cosa prevede l’articolo 155 della costituzione?

Il testo dell’articolo 155 recita: “Se una comunità autonoma non rispettasse gli obblighi previsti dalla Costituzione o da altre leggi, o agisse in maniera da attentare gravemente all’interesse generale della Spagna, il governo, previa richiesta di chiarimento al presidente della comunità autonoma e in caso fosse disattesa tale richiesta, con l’approvazione della maggioranza assoluta del Senato, potrà applicare le misure necessarie per obbligare detta comunità al rispetto forzoso degli obblighi in questione o per la protezione del summenzionato interesse generale”.

Il governo ha dunque approvato una serie di misure che prevedono la decadenza di Carles Puigdemont e del suo governo, il commissariamento della polizia regionale, i Mossos d’Esquadra, e l’assunzione del controllo dei canali televisivi e radiofonici della Generalitat, TV3 e Catalunya Ràdio.

Obiettivo delle misure è a detta del premier Rajoy e del segretario socialista Sánchez che le hanno concordate: “tornare alla legalità, recuperare la normalità e la convivenza, continuare con la ripresa economica e convocare nuove elezioni in Catalogna”.

Può essere evitata l’applicazione delle misure in questione?

Sì, se Carles Puigdemont convoca elezioni regionali anticipate prima che il Senato spagnolo approvi il pacchetto di misure varato dal Consiglio dei Ministri. La votazione alla camera alta delle Cortes è prevista per il 27 ottobre prossimo, ma il leader catalano e i suoi alleati di Esquerra Republicana de Catalunya (Sinistra repubblicana, ERC) e della Candidatura d’Unitat Popular (CUP) respingono l’ipotesi di voto anticipato.

Qual è la posizione delle forze politiche catalane?

Le formazioni indipendentiste catalane sono tre: il Partito Democratico Catalano (PDeCat) del presidente Puigdemont, Esquerra Republicana del vicepresidente Junqueras e la sinistra anti-sistema della CUP.

Erede dell’antica Convergència i Unió, la coalizione nazionalista moderata che ha governato la Catalogna per quasi trent’anni (1980-2003 e 2010-2015), il PDeCat è la formazione che ha voluto la sospensione della proclamazione d’indipendenza su pressione degli ambienti imprenditoriali cui è legata. Esquerra Republicana, dopo aver accettato la sospensione, chiede ora la dichiarazione unilaterale d’indipendenza come risposta all’applicazione dell’articolo 155, mentre la CUP preme da settimane per la nascita senza ulteriori rinvii della Repubblica catalana.

Per giovedì 26 ottobre è prevista una sessione plenaria del parlamento catalano sul tema, e Puigdemont non esclude di recarsi in Senato il 27 ottobre per opporsi all’applicazione delle misure varate dall’esecutivo.

Quali sono le conseguenze economiche della crisi?

Oltre 800 aziende hanno spostato i loro uffici dalla Catalogna ad altre regioni della Spagna dopo il referendum per l’indipendenza. Il Registro commerciale spagnolo ha reso noto che dallo scorso lunedì 16 ottobre in media 20 aziende ogni ora chiedono il cambiamento di sede fiscale.

Tra le principali aziende che hanno lasciato Barcellona vi sono i gruppi bancari Banco Sabadell e CaixaBank, il gruppo editoriale Planeta, l’industria alimentare Bimbo, l’azienda vinicola Codorniu, le assicurazioni Catalana Occidente e anche Gas Natural, Aguas de Barcelona, la multinazionale delle infrastrutture Abertis e la farmaceutica Oryzon.

Qual è la posizione della comunità internazionale?

L’Unione Europea, chiamata a mediare sia dagli indipendentisti catalani sia da Podemos, l’estrema sinistra spagnola, ha respinto ogni ruolo negoziale, asserendo che la questione è un problema interno spagnolo. Il vicepresidente della commissione Timmermans ha giustificato “l’uso proporzionato della violenza” della polizia spagnola in difesa dell’ordine costituzionale. Il presidente del Parlamento europeo Tajani ha condannato in più occasioni la deriva indipendentista e difeso la Costituzione spagnola come parte integrante del quadro giuridico europeo.

Francia, Germania, Italia, Olanda e Regno Unito hanno condannato il referendum e le iniziative di Puigdemont, declinando l’invito a mediare. Più ambigua la posizione della Lituania (alla cui indipendenza fanno spesso riferimento i leader catalani) e in particolare del Belgio, che ha causato la protesta diplomatica di Madrid.

Donald Trump ha definito “una sciocchezza” l’eventuale indipendenza catalana, mentre i principali paesi latinoamericani, Cile e Messico su tutti, hanno annunciato che non riconosceranno un’eventuale Repubblica Catalana. A favore degli indipendentisti è schierato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro.

La Russia, accusata di ingerenze, ha negato ed espresso preoccupazione per quanto accade a Barcellona. Vladimir Putin, tuttavia, ha attaccato l’Unione Europea per aver fomentato in Kosovo lo stesso processo indipendentista che ora subisce in Catalogna. La Spagna non ha protestato con le autorità di Mosca poiché, assieme alla Grecia, è l’unico paese della UE a non riconoscere l’indipendenza del Kosovo dalla Serbia.

Quali sono i precedenti storici?

L’indipendenza della Catalogna è una rivendicazione antica, ma per lunghi anni minoritaria. Il nazionalismo catalano non è di tipo “etnico”, ma si basa sulla differenza linguistica. Jordi Pujol, presidente della Generalitat dal 1980 al 2003, amava dichiarare che “è catalano chiunque viva e lavori in catalogna e parli catalano”.

Dal 2012 le rivendicazioni indipendentiste sono aumentate, durante la presidenza di Artur Mas. Tra il 2012 e il 2015 Convergéncia i Uniò, la coalizione di centro-destra che storicamente ha governato la regione (1980-2003 e 2010-16), vedendosi negare da Madrid un accordo economico più vantaggioso per Barcellona, si è spaccata e la maggioranza ha virato dal nazionalismo verso l’indipendentismo. Il governo Puigdemont è nato nel gennaio 2016 con l’unico obiettivo di condurre a termine il processo indipendentista.

A Madrid, tuttavia, vedono la situazione attuale come risultato di un lungo processo organizzato dai governi catalani che si sono succeduti dal ritorno alla democrazia nel 1977. Il governo, in particolare, accusa la Generalitat di avere utilizzato l’istruzione come arma politica, falsificando la storia (presentando ad esempio la guerra di successione spagnola del 1702-1714 come una guerra tra Spagna e Catalogna), e di aver “fatto il lavaggio del cervello” ai giovani catalani.

“Come Franco, però al contrario” era la giustificazione che per lunghi anni ha dato il governo catalano per giustificare la supremazia del catalano a discapito dello spagnolo in numerosi ambiti.

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Italo Cosentino

di Redazione

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