Iraq: le Forze di mobilitazione popolare sono la speranza del Paese

Pubblicato il 24 ottobre 2017 alle 13:06 in Iraq Medio Oriente

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Il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, ha definito le Forze di mobilitazione popolare la “speranza dell’Iraq e della regione”.

Le Forze di mobilitazione popolare sono un’organizzazione para-statale, composta principalmente da musulmani sciiti, anche se sono presenti nel gruppo sunniti, cristiani e yazidi. L’organizzazione si è formata nel giugno 2014, in seguito all’emissione di una fatwa dell’ayatollah iracheno Ali Al-Sistani, che chiedeva la mobilitazione nazionale contro lo Stato Islamico. L’organizzazione è stata più volte accusata di crimini di guerra, in particolare nei confronti dei civili sunniti. Il 15 agosto 2017, i media iracheni avevano accusato le Forze di mobilitazione popolare di aver reclutato alcuni bambini e ragazzi sotto i 18 anni per farli combattere in battaglia, violando le norme internazionali e i principi dei diritti umani.

Lunedì 23 ottobre 2017, durante un incontro con il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, Al-Abadi ha difeso le milizie, affermando che “i soldati delle Forze di mobilitazione popolare sono combattenti iracheni che lottano contro il terrorismo e difendono il proprio Paese e i loro sacrifici hanno contribuito alla vittoria contro lo Stato Islamico”. Il primo ministro iracheno ha dichiarato che tali milizie sono “un’istituzione ufficiale all’interno delle istituzioni dello Stato” e ha aggiunto: “Dobbiamo incoraggiare i combattenti delle Forze di mobilitazione popolare perché rappresenteranno una speranza per l’Iraq e per la regione”.

Le dichiarazioni di Al-Abadi sono giunte dopo che, domenica 22 ottobre 2017, Tillerson aveva esortato “tutti i combattenti stranieri e le milizie iraniane” che si trovano in Iraq a ritornare in patria, dal momento che la battaglia contro lo Stato Islamico è agli sgoccioli.

Le Forze di mobilitazione popolare sono oggetto di discussione dal momento che sono milizie sciite, formate dall’Iran al fine di sostenere l’Iraq nella guerra contro lo Stato Islamico. Gli Stati Uniti temono l’espansione dell’influenza dell’Iran nella regione. Di conseguenza, le Forze di mobilitazione popolare rappresentano un segno della “presenza” iraniana in Iraq. I rapporti tra Iran e Iraq sono migliorati dopo la caduta dell’ex presidente iraqeno, Saddam Hussein, il 9 aprile 2003 e, più in particolare, dopo l’instaurazione di un governo sciita in Iraq, che ha sostituito il regime sunnita di Saddam. Secondo quanto previsto dalla costituzione irachena del 2005, le principali cariche dello Stato rappresentano le tre comunità principali del Paese: sunniti, sciiti e curdi. Il presidente della repubblica è esponente della comunità curda, il primo ministro di quella sciita e il presidente del parlamento di quella sunnita.

Recentemente, le Forze di mobilitazione popolare avevano altresì sostenuto l’esercito iracheno nella ripresa dell’area di Kirkuk. Lunedì 16 ottobre 2017, le due forze armate erano entrate nel centro della città di Kirkuk e avevano preso il controllo dell’ufficio del governatore, dell’aeroporto, dei campi petroliferi e della principale base militare di Kirkuk, costringendo i Peshmerga a ritirarsi dal territorio. Gli scontri tra le milizie irachene e quelle curde sono avvenuti in seguito al referendum popolare sull’indipendenza dell’Iraq, che si era svolto il 25 settembre 2017. La consultazione popolare si era conclusa con un plebiscito a favore dell’indipendenza, scatenando l’opposizione del governo centrale iracheno, che ha attuato una serie di misure per contrastare le mire indipendentiste curde. Tra queste misure, vi era la ripresa di Kirkuk, situata in un territorio ricco di risorse naturali e, per questo motivo, rivendicata da entrambe le parti.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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