Siria: nuove vittorie delle Syirian Democratic Forces

Pubblicato il 23 ottobre 2017 alle 6:08 in Medio Oriente Siria

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Le Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, hanno annunciato di aver preso il controllo del più grande giacimento petrolifero siriano, situato nella campagna orientale di Deir Ezzor, sulla sponda orientale del fiume Eufrate.

Domenica 22 ottobre 2017, le milizie siriane hanno dichiarato di aver liberato il giacimento di Al-Omar dal controllo dello Stato Islamico, dopo una violenta battaglia tra le due parti, mentre le forze del regime si sarebbero fermate a 3 km di distanza dal sito petrolifero.

Dopo la liberazione di Raqqa, avvenuta il 17 ottobre 2017 da parte delle Syrian Democratic Forces, con il sostegno della coalizione internazionale a guida americana, le milizie curde e le forze del regime di Bashar Al-Assad, insieme ai propri alleati, stanno combattendo lo Stato Islamico nel territorio vicino al fiume Eufrate, al confine tra Siria e Iraq.

Il fatto che le Syrian Democratic Forces controllino un giacimento petrolifero importante potrebbe avere alcune conseguenze negative sul rapporto con il presidente siriano Bashar Al-Assad. Il presidente, dopo aver consolidato il proprio potere nella Siria occidentale, sta cercando di avanzare nella zona orientale del Paese. Il controllo dei giacimenti petroliferi siriani costituisce una parte fondamentale della propria strategia, sia a livello politico, per consolidare il proprio potere, sia a livello economico, per avviare la ricostruzione del Paese.

La liberazione del giacimento dal controllo dell’ISIS ha conseguenze importanti anche sull’organizzazione terroristica. Lo Stato Islamico sta perdendo sempre più terreno sia in Siria sia in Iraq. La perdita di una risorsa economica quale è un giacimento petrolifero costringerà l’ISIS a cambiare le proprie strategie economiche per sopravvivere.

Lo Stato Islamico è stato molto abile nello sfruttare l’instabilità della Siria e dell’Iraq per espandersi in un territorio ricco di risorse naturali, in particolare petrolio e gas. Ciò lo ha aiutato a diventare, in pochi mesi, un’organizzazione molto ricca. Tuttavia, in seguito alle numerose sconfitte ricevute, nel periodo aprile-giugno 2017, le entrate mensili dello Stato Islamico si sono assestate intorno ai 16 milioni di dollari, un calo dell’80% rispetto allo stesso periodo del 2015, quando il guadagno era di 81 milioni di dollari al mese. Il calo sarebbe dovuto, in particolare, alla diminuzione delle entrate provenienti dal petrolio e dal sistema di tassazione. I proventi derivanti dalla vendita del petrolio dei giacimenti siriani e iracheni, che costituiscono le principali risorse dello Stato Islamico, sarebbero diminuiti del 90%, mentre i proventi derivanti dalle tasse imposte agli abitanti locali e dalle operazioni di espropriazione sarebbero diminuiti dell’80% rispetto alle stime del 2015.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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