Israele bombarda le postazioni del regime siriano

Pubblicato il 20 ottobre 2017 alle 14:10 in Israele Siria

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L’esercito israeliano ha bombardato le postazioni delle forze del regime siriano, in risposta alla caduta di un mortaio del territorio del Golan occupato.

Nella serata di giovedì 19 ottobre 2017, l’esercito israeliano ha emanato un comunicato nel quale annunciava che un mortaio, lanciato dal territorio siriano, sarebbe caduto sulle alture del Golan occupato, senza causare alcuna vittima. Per tutta risposta, l’esercito israeliano avrebbe colpito la “fonte del bombardamento”, legata alle milizie di Bashar Al-Assad.

Non è la prima volta che Israele bombarda le forze del regime nel territorio siriano. La ragione degli attacchi israeliani è che gli scontri tra le forze di regime e l’opposizione siriana, che si combattono nelle aree di confine tra Siria e Israele, spesso sconfinano all’interno del territorio del Golan occupato. Il timore di Israele è che le forze di Al-Assad, sostenute dall’Iran e dalle milizie sciite di Hezbollah, prendano il potere nel territorio confinante con Israele, costituendo una minaccia per il Paese.

Nelle scorse settimane sono stati numerosi gli attacchi aerei nel territorio siriano. Il 16 ottobre 2017, un raid israeliano aveva distrutto una batteria antiarea vicino a Damasco, dopo che questa aveva sparato contro i propri aerei, durante una missione di ricognizione di routine. Il 26 settembre, l’esercito israeliano aveva bombardato alcuni obiettivi legati alle forze del regime siriano nel governatorato di Quneitra, nel sud-ovest della Siria. Il 19 settembre, l’esercito israeliano aveva abbattuto un drone di produzione iraniana lanciato da Hezbollah dalla Siria verso le alture del Golan occupato, accusato di essere in missione di ricognizione e di raccolta di informazioni.

Israele ha più volte espresso la sua preoccupazione nei confronti della crescente influenza dell’Iran in Siria. Il 13 agosto 2017, durante un incontro con il governo israeliano, il capo dell’intelligence israeliana (Mossad), Yossi Cohen, aveva rivelato che le forze iraniane avevano iniziato a occupare le aree da cui si era ritirato lo Stato Islamico sia in Siria sia in Iraq. Gli ufficiali della sicurezza israeliana temevano che Teheran potesse utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi.

Al fine di gestire tale situazione venutasi a creare negli scorsi mesi, Israele si è mosso su due fronti. Da un lato, ha colpito le milizie di Hezbollah, sostenute dall’Iran, che operano in territorio siriano. Dall’altro lato, ha preso di mira le forze del regime che si scontrano con l’opposizione siriana, in particolare nelle alture del Golan, al confine con il proprio territorio. Israele sarebbe arrivato a sostenere numerosi gruppi di opposizione, inclusi alcuni gruppi jihadisti, al fine di impedire all’Iran di stabilire la propria presenza in Siria.

L’Iran appoggia le milizie sciite in Siria, Yemen e Libano. Sostenendo le milizie di Hezbollah, che combattono in Siria a fianco di Al-Assad, l’Iran contribuisce a potenziarne le capacità militari, estendendo in tal modo il suo fronte con Israele dal sud del Libano alle alture del Golan.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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