Siria: le conseguenze della liberazione di Raqqa

Pubblicato il 18 ottobre 2017 alle 12:13 in Medio Oriente Siria

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Le Syrian Democratic Forces, con il sostegno della coalizione internazionale, hanno definitivamente liberato la città di Raqqa dal controllo dello Stato Islamico. Raqqa era la capitale de facto dell’ISIS, un centro operativo dal quale l’organizzazione monitorava la gestione delle aree orientale, centrale e settentrionale della Siria e dal quale pianificava gli attacchi.

Dopo più di tre anni di occupazione, iniziata il 13 gennaio 2014, martedì 17 ottobre 2017, un portavoce delle Syrian Democratic Forces, Talal Salo, ha dichiarato: “Le operazioni militari sono concluse”, annunciando in questo modo la liberazione completa della città dal controllo dei jihadisti.

L’offensiva per riprendere il controllo di Raqqa era iniziata il 6 giugno 2017 e ha visto coinvolte le Syrian Democratic Forces, che hanno combattuto via terra, e le forze della coalizione internazionale, a guida americana, le quali sono intervenute con attacchi aerei. Il 1 settembre 2017, le milizie curde avevano annunciato di aver preso il controllo della città vecchia, una delle aree maggiormente presidiate dai jihadisti.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo.

Negli ultimi giorni, lo scontro tra le forze curde e i militanti dello Stato Islamico si era concentrato nel centro della città e, in particolare, nei 4 km quadrati in cui si erano barricati i militanti dell’organizzazione. La battaglia ruotava intorno a due punti principali, lo stadio, utilizzato dai militanti come magazzino per le armi e come prigione, e l’ospedale, l’ultimo quartier generale dell’organizzazione.

La liberazione di Raqqa ha un grande significato simbolico. Nel 2014, all’apice della sua forza, lo Stato Islamico controllava due grandi città, Mosul in Iraq e Raqqa in Siria, oltre a numerosi territori situati ai due lati del confine tra i due Paesi. L’ISIS aveva grandi aspirazioni in merito all’espansione del proprio territorio, a tal punto che l’autoproclamatosi califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, era riuscito a convincere circa 10 mila musulmani in tutto il mondo a raggiungere la regione per combattere a favore della causa dell’organizzazione.

Con la caduta di Raqqa, lo Stato Islamico ha perso le due principali città del califfato in soli tre mesi. Si ricorda che Mosul era stata riconquistata il 9 luglio 2017. Al momento, quindi, l’ISIS possiede solo una piccola parte del territorio che controllava in precedenza.

Nonostante rappresenti un grande passo verso la sconfitta definitiva dello Stato Islamico, la liberazione di Raqqa solleva tre problemi. Il primo problema è costituito dal fatto che l’ISIS si starebbe trasformando da un’organizzazione di insorti a un gruppo terroristico. Si teme che i foreign fighters, i quali si erano uniti allo Stato Islamico in Siria e in Iraq, ritornino in patria con l’obiettivo di pianificare nuovi attacchi terroristici.

Il secondo problema causato dalla liberazione di Raqqa è che la fine delle ostilità potrebbe inasprire le relazioni tra i curdi e gli arabi per la gestione delle aree liberate. La sconfitta dello Stato Islamico in Siria potrebbe portare a una nuova stagione di tensione tra le potenze internazionali, in particolare Stati Uniti, Russia e Iran, per il controllo dei territori liberati.

Il terzo problema legato alla liberazione di Raqqa è quello degli sfollati. Stando ai dati riportati dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, più dell’80% della città è stata distrutta a causa degli scontri e dei raid aerei della coalizione a guida americana. Il bilancio delle vittime è di 3 250 morti, tra cui almeno 1130 civili e, di questi, 270 bambini. Il conflitto e la distruzione della città hanno altresì causato lo sfollamento di 270 000 abitanti, la maggior parte dei quali non hanno più una casa in cui tornare.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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