Siria: il bilancio della battaglia di Raqqa

Pubblicato il 18 ottobre 2017 alle 6:03 in Medio Oriente Siria

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Il bilancio delle vittime della battaglia di Raqqa è di circa 3250 persone, tra cui almeno 1130 civili, secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani.

Martedì 17 ottobre 2017, le Syrian Democratic Forces hanno annunciato di aver liberato completamente la città di Raqqa, nelle cui strade le milizie curde hanno combattuto contro i militanti dello Stato Islamico dal 6 giugno 2017.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, esse hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo. L’amministrazione Trump, come pure in precedenza quella di Obama, ha sempre considerato i curdi un alleato fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

In merito al bilancio delle vittime negli scontri a Raqqa, il direttore dell’Osservatorio, Rami Abdel Rahman, ha dichiarato: “Dal loro inizio, i combattimenti tra le Syrian Democratic Forces e lo Stato Islamico nella città di Raqqa hanno causato la morte di 3250 persone, tra cui almeno 1130 civili” e, di questi, 270 sono bambini. Il direttore ha aggiunto: “Centinaia di civili sono dispersi e si trovano ancora sotto le macerie”.

Rahman ha dichiarato, altresì, che gli scontri e i radi aerei della coalizione internazionale, a guida americana, che sosteneva le Syrian Democratic Forces, hanno causato il danneggiamento e la distruzione di numerosi edifici e infrastrutture nella città. Secondo i dati riportati dall’Osservatorio, più dell’80% della città è stato distrutto.

Raqqa era la capitale de facto dello Stato Islamico in Siria, un centro operativo dal quale l’organizzazione monitorava la gestione delle aree orientale, centrale e settentrionale del Paese e dal quale l’ISIS pianificava i propri attacchi.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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