Putin e gli omicidi politici

Pubblicato il 18 ottobre 2017 alle 6:01 in Russia

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L’omicidio politico è diventato una sorta di costante nella Russia di Putin. Aleksandr Litvinenko, Anna Politkovskaja, Boris Nemcov, Stanislav Markelov, Sergej Magnitskij e Boris Berezovskij sono solo i nomi più noti di una lista cui si aggiungono oltre 150 giornalisti e, forse, anche l’ex premier Egor Gajdar.

Aleksandr Litvinenko è morto a Londra il 23 novembre 2006, tre giorni dopo aver bevuto una tazza di tè avvelenata al polonio-210. Ex agente del KGB, era diventato un critico di Putin, che accusava di aver ordinato centinaia di omicidi politici prima come capo dei servizi segreti e poi come capo di stato. Gli inquirenti britannici hanno riconosciuto gli agenti russi Dmitrij Kovtun e Andrej Lugovoj come esecutori dell’omicidio. La Russia ha negato l’estradizione e Putin ha premiato Lugovoj nel 2015 per i servigi resi alla patria.

Anna Politkovskaja è stata assassinata il 7 ottobre del 2006 da cinque uomini che le hanno sparato a bruciapelo nei pressi del suo appartamento moscovita. Giornalista della Novaja Gazeta, aveva denunciato le brutalità commesse dai russi in Cecenia e accusava Putin di aver fatto della Russia uno stato di Polizia. Putin ha negato ogni addebito, sottolineando come “il suo omicidio abbia fatto più danni alla Russia e alla Cecenia delle sue attività”.

Boris Nemcov, ex vicepremier di El’cin, è stato assassinato a Mosca nel febbraio 2015. Avvocato, era una delle voci di spicco dell’opposizione “politica” a Putin. Per la sua morte sono stati condannati tre ceceni.

Stanislav Markelov e Anastasija Baburova sono stati uccisi il 26 gennaio 2009 da un gruppo nazionalista di estrema destra, di cui due componenti sono stati condannati. Markelov era un avvocato molto attivo nelle cause contro i soldati russi che avevano commesso abusi su civili durante la guerra in Cecenia.

Sergej Magnitskij morì mentre era sotto custodia della polizia nel novembre 2009, dopo essere stato brutalmente picchiato gli furono negate le cure mediche. Magnitskij era un avvocato che collaborava con le autorità americane che investigavano su una frode fiscale in Russia in cui, a quanto pare, erano coinvolti alti ufficiali della polizia.

Boris Berezovskij, oligarca ed ex uomo forte della Russia di El’cin, cui secondo molti Putin deve la sua ascesa, fu trovato impiccato nel suo appartamento nei pressi di Londra il 23 marzo 2013. Aveva accusato Putin di essere responsabile dell’omicidio Litvinenko. L’inchiesta non ha chiarito se si sia trattato di omicidio o suicidio.

A queste morti eccellenti bisogna aggiungere quelle dell’ex deputato comunista Denis Voronenkov, ucciso il 23 marzo di quest’anno a Kiev, della giornalista Natalija Estemirova, rapita e assassinata a Mosca nel luglio 2009, del politico Sergej Jušenkov e del giornalista Jurij Ščekočichin, morti entrambi nel 2003 mentre indagavano sul possibile coinvolgimento di Putin nelle esplosioni che tra il 4 e il 16 settembre 1999 provocarono 293 morti a Mosca.

L’ex premier Egor Gajdar nel 2006 sostenne di essere stato avvelenato come Litvinenko dalle autorità russe. Le accuse non furono confermate dell’équipe medica irlandese che lo ebbe in cura. Gajdar morì improvvisamente tre anni dopo per una trombosi.

Il Presidente, che domina il paese ormai da 18 anni, è spesso accusato di essere il mandante di questi omicidi, o almeno di quelli eccellenti. Putin ha infatti la fama di uomo risoluto e poco disposto al negoziato, come ha avuto modo di dimostrare in occasione della seconda guerra cecena, terminata con la capitale Groznij rasa al suolo. I sequestri del Teatro Dubrovka a Mosca (2002) e della scuola di Beslan in Ossezia del Nord (2004), terminati con l’assalto delle forze speciali russe e centinaia di morti, hanno confermato – almeno in Occidente – l’immagine di un Putin eccessivamente duro anche quando sono in gioco molte vite umane.

La Russia di oggi è un paese con una libertà di stampa assai relativa e con una giustizia asservita al potere politico. Un paese in cui i nemici del presidente non fanno carriera e spesso finiscono in galera. Aleksej Naval’nyj, Anatolij Karpov e Sergej Udalcov sono solo gli oppositori politici più noti alle cronache occidentali, e le angherie e gli arresti che subiscono e che limitano la loro azione politica sono ampiamente documentati, a differenza delle migliaia di oppositori “ignoti” al grande pubblico.

L’opposizione, tuttavia, opera in un sistema che tiene Putin al riparo da ogni possibile fastidio, tanto che Naval’nyj nell’ultimo anno ha cambiato bersaglio della sua propaganda, accusando il premier Medvedev di corruzione e conquistando così maggior seguito nel paese. Putin gode infatti di grandi consensi, soprattutto nelle regioni meridionali e orientali della Russia, tali consensi poggiano sul controllo ferreo che il Presidente esercita sulle istituzioni e sull’economia e che lo rendono, apparentemente, invincibile e intoccabile.

Perché dunque un uomo così potente e quasi invincibile dovrebbe ricorrere all’omicidio politico? – Si chiedono tutti coloro che non credono alla colpevolezza di Putin. La storia dell’oligarca Chodrokovskij dimostrerebbe il contrario. Privato delle sue aziende, arrestato, condannato, rinchiuso in un carcere siberiano e infine graziato e mandato in esilio, Chodrokovskij sembra essere la prova vivente che Putin non abbia bisogno di ricorrere all’omicidio politico.

Eccezion fatta per la morte di Litvinenko, di cui la giustizia britannica ha riconosciuto le autorità russe come mandanti, le altre morti potrebbero – secondo vari analisti – rientrare nei giochi di potere interni al Cremlino. I vari gruppi di potere eliminerebbero, insomma, gli avversari di Putin per conquistare i suoi favori. Ne è riprova il fatto che molte morti eccellenti siano legate alla Cecenia: il leader ceceno Ramzan Kadyrov, eliminando molti suoi critici, farebbe al contempo “un favore” al Cremlino, conquistando così maggiore potere.

Se non sono i morti di Putin, Anna Politkovskaja e gli altri sarebbero dunque morti per compiacere Putin, e, ad ogni modo, la loro morte ha fatto molto più rumore all’estero che non in Russia.

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Consultazione delle fonti russe e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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