Cina: Inizia l’Epoca di Xi Jinping

Pubblicato il 18 ottobre 2017 alle 21:06 in Approfondimenti Cina

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Il XIX Congresso del Partito Comunista Cinese ha aperto ufficialmente il sipario 18 ottobre e proseguirà fino al 24 ottobre. Si tratta di un evento politico-strategico fondamentale, poiché dal suo esito dipenderà l’assetto della leadership cinese per i prossimi cinque anni. Se 7 su 9 membri del Comitato Permanente del Politburo del Partito Comunista Cinese – il vertice supremo del paese – verranno sostituiti perché hanno raggiunto la soglia d’età massima consentita, ciò che è certo è che la posizione più potente in assoluto – quella di Segretario Generale – rimarrà invariata, in mano al presidente Xi Jinping. Questo, secondo gli analisti cinesi, rappresenta un vero e proprio cambio epocale e segna l’ingresso nell’Epoca di Xi Jinping.

La millenaria storia della Cina è scandita dal succedersi di epoche. Nella Cina imperiale, le epoche erano rappresentate dall’alternanza delle dinastie. Nella Nuova Cina della Repubblica Popolare, dal 1949, le epoche sono rappresentate dal succedersi dei leader che guidano al paese. Non tutti i leader, però, determinano l’avvento di una nuova epoca.

La prima epoca della Nuova Cina è stata quella dalla fondazione del paese, nel 1949, al 1976 ed è l’epoca di Mao Zedong, segnata dalle grandi politiche rivoluzionarie. La seconda, è quella che va dal 1976 al 1992 ed è l’epoca di Deng Xiaoping, il periodo del piano di Riforme e Apertura che ha segnato il successo dell’economia cinese negli anni successivi. Nel periodo che va dal 1992 al 2012, non ci sono state nuove epoche. Quel ventennio viene semplicemente definito come “Epoca post-Deng Xiaoping”. I primi cinque anni della leadership di Xi Jinping vengono considerati come la “fine dell’Epoca post-Deng”, il 2017 rappresenta invece l’anno di inizio dell’Epoca di Xi Jinping.

Chi è Xi Jinping?

Xi Jinping è un princeling, il che vuol dire che è figlio di un importante esponente del Partito delle generazioni precedenti, Xi Zhongxun. Xi Jinping è nato a Pechino nel 1953, mentre suo padre era a capo del dipartimento per la propaganda e vice ministro per la cultura e l’istruzione. Xi Zhongxun ha partecipato alla fondazione del Partito Comunista Cinese, è stato compagno d’arme di Deng Xiaoping, ma nel 1962 è stato imprigionato. Xi Jinping, intanto, è stato inviato nelle campagne dello Shanxi per la rieducazione durante la Rivoluzione Culturale e dopo 7 anni è tornato a Pechino, dove si è laureato in ingegneria chimica. Il suo ingresso ufficiale nel PCC è stato nel 1974, mentre nel 1983 è iniziata ufficialmente la sua carriera politica come segretario di partito della provincia dello Hubei. L’ascesa di Xi Jinping avviene tra il 2000 e il 2007 quando svolge il ruolo di governatore e segretario di partito per una delle province più economicamente attive della Cina, il Zhejiang. Nel 2008, gli viene affidato il grande incarico di organizzare le Olimpiadi di Pechino. Il successo dei giochi olimpici sancisce la sua definitiva ascesa ai vertici del paese.

Perché Xi Jinping viene definito “un giovane Deng Xiaoping”?

Dall’inizio del suo primo mandato come presidente e segretario generale del Partito nel 2012, Xi Jinping ha iniziato a venir paragonato a Deng Xiaoping. Le ragioni alla base di questo parallelo sono diverse. La prima è che sia Deng Xiaoping che Xi Jinping si sono trovati a gestire la Cina in momenti critici per il suo sviluppo. La Cina di Deng Xiaoping era appena uscita dal ventennio maoista e l’economia era in ginocchio. La Cina di Xi Jinping stava rallentando il ritmo di crescita a due cifre registrato nella prima decade del nuovo millennio e fronteggiava numerose tensioni sociali. I due leader sono anche entrambi fautori di strategie di sviluppo che cambiano profondamente la Cina e il suo ruolo a livello internazionale: le Riforme e l’Apertura per Deng Xiaoping e il Belt and Road, le Nuove Vie della Seta per Xi Jinping.

Quali sono le principali sfide che Xi Jinping dovrà affrontare nei prossimi cinque anni?

Uno degli obiettivi strategici che il presidente si è posto è quello dei “due centenari”. I due centenari sono il 100esimo anniversario della fondazione del Partito Comunista Cinese nel 2021 e quello della costituzione della Repubblica Popolare, nel 2049. Il 2021 sarà l’anno del XX Congresso del Partito e quello entro cui Xi Jinping vuole completare la costruzione di una società con un livello diffuso di benessere, sollevando dalla povertà la popolazione rurale del paese, la sua prima più grande sfida.

Le altre importanti questioni all’ordine del giorno per quello che sarà il secondo mandato di Xi Jinping saranno le crescenti tensioni sociali, le forti disparità in termini di reddito e di sviluppo tra zone rurali e zone urbane e soprattutto il nuovo ruolo di potenza internazionale che la Cina sta assumendo sempre di più. L’altra grande sfida per il presidente è la modernizzazione del paese e il completamento della trasformazione di un’economia basata sulla quantità a una basata sulla qualità della produzione, quella che i leader del Partito definiscono una “nuova fase della costruzione dell’economia socialista di mercato”.

Quali sono le più importanti linee di politica estera di Xi Jinping?

Un punto sul quale Xi Jinping diverge da Deng Xiaoping è la politica estera. Deng Xiaoping aveva optato per un approccio cauto, tenendo un basso profilo ristabilendo i rapporti diplomatici con gli altri paesi del mondo che avevano subito una battuta d’arresto durante il periodo maoista. Xi Jinping ha impostato la sua diplomazia in modo nettamente diverso. La Cina deve tornare a essere “il grande paese” dell’epoca imperiale e il suo posto deve tornare a essere quello al centro del mondo, secondo Xi Jinping. D’altronde, non è un caso che il termine “Cina” in lingua cinese voglia dire letteralmente “paese del centro”.

Xi Jinping ha promosso l’iniziativa Belt and Road – o Nuove Vie della Seta – per creare grandi progetti infrastrutturali che colleghino l’Asia e l’Europa, che sono anche destinate a divenire canali per la diffusione dell’influenza della Cina ben oltre i suoi confini nazionali. Non solo, tra il 2016 e il 2017, Xi Jinping si è fatto difensore della globalizzazione economica, del libero scambio e ha parlato di “destino comune dell’umanità” in tutti i principali consessi internazionali, da Forum Economico Mondiale di Davos al G20, passando per il Belt and Road Summit sulla Cooperazione Internazionale voluto da lui stesso.

Nei rapporti bilaterali, dopo un inizio difficile con l’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca, Xi Jinping è riuscito a ricucire i rapporti con gli Stati Uniti che definisce “stabili e ricchi di canali di comunicazione”. Sulla questione nordcoreana, Xi Jinping è molto cauto e i vertici della diplomazia di Pechino hanno più volte auspicato il ritorno al negoziato per tutelare la pace e la sicurezza dell’Asia-Pacifico. Una questione spinosa su cui Xi Jinping ha ottenuto risultati importanti è stata quella delle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale. Il presidente è riuscito a creare un saldo rapporto di fiducia con il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, che gli ha permesso di far decadere la sentenza sfavorevole alla Cina della Corte dell’Aia del 2015 e di continuare la militarizzazione degli isolotti nelle acque contese, mentre l’ASEAN redige un Codice di Condotta Comune.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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