Catalogna, le possibilità di Rajoy: unità nazionale, governo tecnico, elezioni

Pubblicato il 17 ottobre 2017 alle 6:03 in Europa Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Qualora dovesse applicare l’articolo 155 della Costituzione e commissariare l’autonomia catalana, Mariano Rajoy potrebbe fare ricorso a un governo tecnico o a un governo di unità nazionale che reggerebbe la regione per un periodo di tempo da 3 a 6 mesi.

Lo Stato spagnolo dovrebbe poter prendere, entro il prossimo giovedì, la decisione di sospendere l’autonomia della Catalogna. Sarebbe la prima volta, dall’approvazione della costituzione il 6 dicembre 1978, che il governo centrale fa ricorso all’articolo 155, che stabilisce le modalità del commissariamento di una Comunità Autonoma che viola la legge e mette a rischio l’interesse nazionale.

L’unico lontano precedente risale al 1934, ai tempi della II Repubblica Spagnola. Allora il governo del radicale Alejandro Lerroux fece arrestare il presidente catalano Lluis Companys e tutti i membri della Generalitat, che avevano dichiarato l’indipendenza della Catalogna. Companys fu poi liberato due anni dopo e rimesso alla guida della Catalogna. Sarebbe stato fucilato dal generalissimo Franco nel 1940.

Rajoy preferirebbe evitare l’arresto di Puigdemont e dei suoi assessori, nonostante il carcere sia la pena prevista per i reati di sedizione e tradimento, cui incorrerebbero i leader catalani se non rientrano nell’alveo della legalità entro il prossimo 19 ottobre. Il Premier è infatti convinto che un’azione di polizia contro la Generalitat servirebbe solo a far crescere la tensione e ad alienare alla Spagna l’appoggio della comunità internazionale.

La Moncloa è cosciente del fatto che cariche di polizia durante il referendum del 1 ottobre hanno fornito un’arma propagandistica agli indipendentisti, a livello interno e internazionale. A restituire forza alle posizioni del governo sono state le grandi manifestazioni di Barcellona per l’unità nazionale, la fuga delle imprese e delle banche dalla Catalogna verso altre zone del paese e la rinascita del patriottismo spagnolo, un tempo appannaggio dei nostalgici del franchismo e oggi condiviso dalle diverse sensibilità politiche.  Su questo si base la fragile unità di popolari, socialisti e liberali nella risposta alla sfida dell’indipendentismo catalano.

Il sindaco socialista dell’Hospitalet de Llobregat, seconda città della Catalogna per numero di abitanti, Núria Marín, finora critica nei confronti del ricorso all’articolo 155, ha riconosciuto che l’applicazione della norma sarebbe “sola responsabilità di Puigdemont”, sottolineando implicitamente l’avvicinamento delle posizioni del Partito Socialista a quelle del governo.

Proprio l’unità nazionale dei tre partiti costituzionalisti, aperta a nazionalisti moderati quali gli ex leader di Convergència i Unió López de Lerma e Durán Lleida, sarebbe l’opzione preferita da Rajoy qualora dovesse commissariare la Generalitat. Il Premier dovrebbe nominare un governo che sostituirebbe in toto l’attuale esecutivo catalano, e vorrebbe fare ricorso a politici di tutti i partiti disposti a condividere la responsabilità. Tra i possibili presidenti di questo governo l’ex presidente del parlamento europeo Josep Borrell, grande protagonista della manifestazione unionista dell’8 ottobre.

La principale alternativa al governo di unità nazionale è la nomina di un governo tecnico, composto da alti funzionari dello stato e presieduto con ogni probabilità da un alto magistrato. L’esecutivo tecnico garantirebbe maggiore neutralità nell’applicazione della legge in una situazione estremamente difficile, ma potrebbe risultare una sorta di fuga dalle responsabilità politiche.

Il governo, tecnico o di unità nazionale che sia, dovrebbe garantire la gestione degli affari correnti nel quadro dello statuto d’autonomia della Catalogna. Non si tratterebbe, dunque, di una sospensione delle competenze della Generalitat, ma della sostituzione del governo locale con uno interino. “Non trasformeremo la Catalogna in Ceuta e Melilla” – ha sottolineato al quotidiano El Mundo una fonte vicina alla Moncloa, facendo riferimento alle due enclavi spagnole in Nord Africa, unica parte del territorio spagnolo dove lo stato centrale mantiene molte competenze normalmente cedute alle regioni.

Il compito principale del governo sorto dall’articolo 155 sarebbe quello di ripristinare la legalità nella regione e convocare elezioni autonomiche entro un periodo di tempo di 3/6 mesi dall’entrata in carica. Elezioni, fortemente volute dai socialisti e dai liberali di Ciudadanos, cui tuttavia le forze indipendentiste, come hanno già annunciato diversi leader politici catalani, non parteciperebbero.

Esistono, tuttavia, due alternative. La prima, molto remota, è che Puigdemont accolga essenzialmente l’ultimatum governativo e riconduca la Generalitat attualmente in carica nell’alveo della legalità spagnola, partecipando al tavolo di riforma della costituzione organizzato dal socialisti e popolari. La seconda è che sia lo stesso Puigdemont a dimettersi e a convocare elezioni autonomiche, con carattere plebiscitario. A questa opzione si oppongono il vicepresidente catalano Junqueras e il suo partito, Sinistra Repubblicana di Catalogna (ERC).

Mariano Rajoy preferirebbe evitare di prendere una decisione insidiosa e dai risultati incerti come quelle che deriverebbero dal ricorso all’articolo 155, ma, dovendo farlo, cerca di agglutinare attorno a sé il maggior sostegno politico possibile. Alcuni analisti non escludono che, qualora la situazione dovesse protrarsi ancora a lungo nell’incertezza, sia la Spagna intera a ricorrere al governo di unità nazionale, opzione che lo stesso premier non ha escluso nel corso di una recente intervista.

 

Sicurezza internazionale quotidiano sulla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.