Barcellona: arresti e proteste

Pubblicato il 17 ottobre 2017 alle 20:54 in Europa Spagna

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Sale la tensione tra Madrid e Barcellona dopo l’arresto per sedizione dei leader delle associazioni indipendentiste Asamblea Nacional Catalana e Ómnium Cultural.

Mentre si avvicina la scadenza del lasso di tempo in cui il governo catalano deve chiarire al governo di Madrid se e come intende restaurare la legalità vigente in Catalogna, il tribunale di Barcellona ha decretato di lasciare il maggiore Josep Lluis Trapero, comandante dei Mossos d’Esquadra, libero con alcune misure cautelari, tra cui il ritiro del passaporto, il divieto di lasciare la Spagna e l’obbligo di firma ogni 15 giorni.

Respinta quindi la richiesta avanzata dalla procura, che ne chiedeva l’arresto per sedizione. Sono stati arrestati, invece Jordi Sánchez e Jordi Cuixart, leader di Asamblea Nacional Catalana (ANC) e Ómnium Cultural, le due principali associazioni indipendentiste. Accusati di sedizione per le manifestazioni dello scorso settembre e per il ruolo giocato nell’organizzazione del referendum illegale del 1 ottobre. A decidere l’arresto, nella serata di lunedì 16 ottobre, la giudice Carmen Lamela.

“La Spagna incarcera i leader della società civile della Catalogna per aver organizzato manifestazioni pacifiche. Purtroppo ci sono di nuovo i prigionieri politici” – ha commentato il presidente catalano Carles Puigdemont tramite il suo account ufficiale su twitter. Madrid ha “dinamitato i ponti di dialogo” – accusano da Barcellona.

Il vicepresidente della Asamblea Nacional Catalana Agustì Alcoberro ha condannato gli arresti e ha definito i due leader “ostaggi politici nelle mani del governo spagnolo”. Il segretario di Ómnium Jordi Bosch ha invitato i catalani “alla serenità e al pacifismo” davanti a “questa provocazione”.

Dopo l’arresto decine di manifestanti si sono radunati attorno alle caserme della polizia e della Guardia Civil per protestare contro la detenzione di Sánchez e Cuixart. Le proteste sono andate aventi per tutta la notte.

“È una vergogna che nel XXI secolo ci siano prigionieri politici” – ha attaccato la portavoce di Podemos Irene Montero. Alle accuse dell’estrema sinistra ha risposto il ministro della giustizia Rafael Català, che ha detto che si tratta di “politici in galera” e non di prigionieri politici.

Il Parlamento catalano ha deciso, frattanto, di sospendere la sessione prevista per mercoledì e giovedì di questa settimana a causa della “situazione eccezionale che vive la Catalogna e della possibile attivazione dell’articolo 155 della Costituzione” a partire da giovedì. La decisione è stata presa dalla conferenza dei capigruppo per iniziativa dei gruppi indipendentisti Junts pel Sí e Candidatura de Unitat Proletaria.

La Corte costituzionale spagnola, intanto, ha definito incostituzionale e dichiarato decaduta la legge sul referendum approvata il 6 settembre scorso dal parlamento catalano.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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