L’Italia e il terrorismo

Pubblicato il 15 ottobre 2017 alle 8:01 in Approfondimenti Italia

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Nonostante l’Italia sia minacciata dal terrorismo jihadista, non è mai stata teatro di un attentato da parte di estremisti islamici.

Come sottolinea la Relazione sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza della presidenza del Consiglio dei ministri del 2016, l’esperienza antiterroristica maturata dal nostro Paese nel corso degli anni di piombo, insieme alla lotta alla criminalità organizzata locale, ha reso le istituzioni italiane tra le più preparate ad affrontare minacce ibride o asimmetriche. Sul piano della metodologia, le migliori pratiche messe in atto dal sistema di sicurezza italiano sono state una serie di meccanismi di interscambio, che hanno assicurato un effettivo coordinamento tra gli organi di intelligence e della difesa, e l’interazione tra queste e le forze di polizia e l’amministrazione penitenziaria. A tali iniziative, va aggiunta l’approvazione, nel 2015, di due provvedimenti legislativi:

  • Il decreto-legge 18 febbraio 2015 n. 7, che ha permesso agli operatori di intelligence di svolgere colloqui nelle carceri con i detenuti di interesse a scopo informativo;
  • Il decreto-legge 30 ottobre 2015 n. 174, che consente all’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (AISE) di avvalersi delle forze speciali della Difesa in casi di crisi all’estero che interessino la sicurezza nazionale o la protezione di cittadini italiani.

Grazie a tale assetto, nel corso di tutto il 2016, e anche nei primi 9 mesi del 2017, l’Italia ha compiuto continue indagini nell’ambito del terrorismo, espellendo più di 60 individui sospettati. Per migliorare le proprie attività di contrasto al reclutamento terroristico e alla radicalizzazione violenta, l’anno scorso, Roma ha nominato un coordinatore per l’ufficio delle indagini antiterrorismo, nuova figura interna al Ministero della Giustizia. La polizia, i Carabinieri, la Guardia di Finanza e altre agenzie di forze dell’ordine coordinano le proprie attività congiuntamente all’intelligence, compiendo meeting sistematici per scambiarsi informazioni. Il Ministero dell’Interno ha l’autorità di espellere gli stranieri che arrecano minaccia all’ordine pubblico, alla sicurezza nazionale o che effettuano discriminazione religiosa. In linea con la Risoluzione 2178 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sui foreign fighters, la legislazione anti-terrorismo italiana considera un crimine l’organizzazione, il finanziamento o la promozione di viaggi all’estero a scopo di commettere atti terroristici. Inoltre, nel novembre 2016, il Parlamento ha adottato una legge riguardante il codice PNR (Passenger Name Records), utilizzato per risalire più facilmente all’identità dei viaggiatori.

Nel 2016, sono sbarcati in Italia attraversando il Mediterraneo 181,000 migranti, la maggioranza dei quali era originaria dell’Africa sahariana. La Libia è stato il Paese nordafricano dal quale è partito il maggior numero di imbarcazioni. Secondo quanto riferito dall’International Organization for Migration (IOM), le autorità italiane sono riuscite a registrare e monitorare il 90% degli arrivi. L’anno scorso, nonostante l’Italia non disponesse di infrastrutture adeguate per effettuare gli screening presso i porti e gli aeroporti, le autorità si sono impegnate nel preservare la sicurezza delle vie di accesso al nostro Paese.

Secondo quanto si legge nel Country Report on Terrorism 2016 del governo americano, tra le principali azioni legali messe in atto nel 2016 nei confronti di sospettati terroristi si ricorda:

  • Il 13 agosto, il Ministero degli Interni ha espulso Hosni Hachemi Ben Hassen, un imam tunisino che officiava presso la moschea di Andria, arrestato nell’aprile del 2013 insieme ad altri 4 tunisini sospettati di essere membri di una cellula terroristica. L’espulsione è stata decretata in seguito alla decisione della Corte di Cassazione circa il coinvolgimento in attività terroristiche dell’imam. Secondo le indagini, tra il 2008 e il 2010, il gruppo collegato a Ben Hassen aveva raccolto informazioni su come assemblare un ordigno esplosivo, era stato addestrato all’utilizzo di armi da fuoco, e aveva cercato di reclutare foreign fighters da mandare all’estero;
  • Il 19 dicembre, una corte milanese ha condannato in assenza a 9 anni di carcere Maria Giulia Fatima Sergio, un’italiana che nel 2014 è partita per la Siria per unirsi all’ISIS. Lo stesso giorno, la corte milanese ha condannato il canadese Bushra Haik, cresciuto a Bologna, a 9 anni di carcere per aver indottrinato e reclutato la Sergio. Anche i genitori della ragazza sono stati arrestati per aver cercato di lasciare l’Italia con l’intenzione di raggiungere l’ISIS in Siria;
  • Il 23 dicembre, intorno alle 3 del mattino locali, il terrorista della strage di Berlino del 19 dicembre, il tunisino Anis Amri, è stato ucciso da due poliziotti presso la stazione ferroviaria di sesto San Giovanni, nel milanese.

Nel 2016 si sono verificati due incidenti terroristici di matrice non-islamica. Il primo è avvenuto il 7 giugno a Parma, quando la sede della European Food safety Authority ha ricevuto un pacco contenente un ordigno, che è stato disinnescato da una squadra di artificieri. Secondo la polizia, la quantità di esplosivo sarebbe stata in grado di ferire una persona, ma non di ucciderla.  Il secondo incidente terroristico è avvenuto il 27 novembre a Bologna, dove due bombole di gas sono scoppiate nei pressi di una stazione dei Carabinieri. Il 10 dicembre, Cedric Rene Michel Tatoueix, un anarchico francese, è stato arrestato in collegamento all’attacco. Secondo le autorità, l’esplosione è stata architettata tra tre gruppi di anarchici attivi nell’area di Bologna.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, l’Italia è un membro della Financial Action Task Force (FATF), e ha lo status di osservatore all’interno dell’Eurasian group on Combating Money Laundering and Financing of Terrorism (EAG). L’unità di intelligence finanziaria italiana fa parte dell’Egmont Group of Financial Intelligence Units. L’Italia, insieme agli Stati Uniti e all’Arabia Saudita, guida la Coalizione per contrastare il finanziamento all’ISIS, un gruppo di 36 Stati creato nel 2015 per condividere informazioni utili a smantellare il network finanziario dell’organizzazione terroristica. La legge antiterrorismo italiana del 2015 prevede una pena di 5 anni per coloro che sono accusati di finanziamento, organizzazione o tentativo di viaggiare all’estero per commettere un attacco terroristico. Tale legge mira a migliorare la comunicazione tra le istituzioni finanziarie, le forze dell’ordine e il sistema giudiziario. La Guardia di Finanza e la magistratura, nel corso di tutto l’anno passato, hanno continuato a congelare i beni e a sanzionare quegli individui e quelle organizzazioni accusate di finanziare il terrorismo. In linea con la Risoluzione 1267 del Consiglio di sicurezza dell’Onu al riguardo, l’Italia ha congelato complessivamente il finanziamento di 53 conti e 38 entità.

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, l’Italia ha una lunga storia di lotta al crimine organizzato e ai movimenti estremisti. Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80, il nostro paese assistette a un’estremizzazione della dialettica politica che si tradusse in violenze di piazza, nell’attuazione della lotta armata e di atti di terrorismo. Per limitare la diffusione dell’estremismo islamico, a partire dal 2015, il Ministero della Giustizia e la Polizia Penitenziaria hanno messo in atto programmi all’interno delle carceri, inserendo mediatori culturali. Nell’agosto 2016, il Ministero della Giustizia ha reso noto che 345 detenuti erano sotto sorveglianza. Di questi, 39 sono stati accusati di attività terroristica, altri 114 sono stati considerati ad “alto rischio di radicalizzazione”, mentre 99 hanno espresso soddisfazione per gli attacchi terroristici di Bruxelles, Dacca e Parigi. Nonostante il governo non abbia pubblicato un piano formale di contrasto all’estremismo violento, nel settembre 2016, ha istituito una commissione, con l’obiettivo di formulare misure preventive per il 2017.

Nell’ambito della regione internazionale, l’Italia è uno dei membri fondatori del Global Counterterrorism Forum, partecipando attivamente ai suoi lavori. Roma fa parte della Coalizione internazionale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq, dove ha posizionato 1,500 truppe che hanno addestrato 17,600 soldati iracheni e curdi.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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