La strategia di Putin in Siria

Pubblicato il 14 ottobre 2017 alle 10:23 in Russia Siria

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La Russia è intervenuta militarmente nella guerra civile siriana il 30 settembre 2015, in seguito alla richiesta ufficiale di aiuto avanzata dal regime di Bashar Al-Assad. In precedenza, Mosca aveva già sostenuto il governo siriano attraverso l’invio di rifornimenti.

La partecipazione militare della Russia nel conflitto civile siriano si può dividere in due momenti.

In un primo momento, Mosca si è impegnata in Siria attraverso raid aerei condotti dai propri aerei militari di stanza nella base di Khmeimim, una base militare siriana situata a Latakia nel nord-ovest del Paese, contro i ribelli e i gruppi jihadisti che si opponevano al governo di Al-Assad. Tra questi vi erano lo Stato Islamico, Al-Nusra e la Syrian National Coalition, una coalizione di gruppi di ribelli. Il presidente russo, Vladimir Putin, aveva altresì inviato a Damasco consiglieri militari e le forze speciali russe.

In un secondo momento, Mosca si è impegnata ad aiutare il regime siriano a riprendere il controllo dei territori che gli erano stati sottratti da parte della cosiddetta “opposizione moderata”.

Gli obiettivi principali dell’intervento russo in Siria erano due. Il primo obiettivo, quello ufficiale utilizzato nella propaganda nazionale, era aiutare il presidente siriano Bashar Al-Assad a riprendere il controllo del proprio territorio. Il secondo obiettivo era quello di ridurre il tentativo di penetrazione degli Stati Uniti in Siria.

Fin dal principio del conflitto, dunque la Russia si è posta alcuni obiettivi ben definiti, tra cui stabilizzare militarmente il regime del presidente siriano Bashar Al-Assad, assicurare la coesione della compagine governativa, colpire i gruppi jihadisti in agguato vicino ai territori controllati dal regime nonché aiutare Al-Assad ad espandere il proprio perimetro di sicurezza. In questo senso, secondo un’analisi di Foreign Affairs dal titolo Putin’s long-term strategy in Syria, il regime siriano aveva bisogno di una profondità strategica e la Russia gliel’ha offerta. Inoltre, Mosca ha avuto l’opportunità di dimostrare che la sua forza doveva essere rivalutata.

Durante il conflitto siriano, la Russia ha schierato circa 4000 soldati per facilitare le operazioni di 25 bombardieri, 32 cacciabombardieri, 8 aerei da caccia, 12 elicotteri d’attacco e 4 elicotteri utility. In mare, aveva a disposizione 7 pattugliatori, tra cui 1 sottomarino, 1 piattaforma di raccolta di intelligence, 1 incrociatore e 2 navi militari più piccole.

Tra il settembre 2015 e il marzo 2016, gli aerei militari russi sono stati coinvolti in più di 10 mila missioni. Si tratta di una media di 60 – 74 missioni al giorno. Gli interventi aerei russi possono essere considerati relativamente economici, soprattutto se paragonati a quelli statunitensi. Gli aerei militari americani che hanno partecipato all’operazione Inherent Resolve hanno dovuto attraversare distanze molto più grandi per colpire lo Stato Islamico. Inherent Resolve è l’operazione militare statunitense contro lo Stato Islamico in Siria e in Iraq, avviata il 15 giugno 2014, dopo la richiesta ufficiale di sostegno avanzata dal governo iracheno.

A differenza degli aerei americani, quelli russi impiegavano solo alcuni minuti per raggiungere gli obiettivi. Il costo giornaliero per missione era pari a circa 4 milioni di dollari, che è una cifra bassa all’interno di un budget per la difesa di 50 miliardi di dollari. La missione poteva prevedere più di un attacco. Al contrario, il costo medio per un singolo raid aereo dell’operazione Inherent Resolve americana è di 2,4 milioni di dollari.

Secondo un’analisi elaborata dallo storico militare francese, Michel Goya, l’intervento russo in Siria può essere considerato un successo perché Putin è riuscito a realizzare l’obiettivo che si era prefissato, ovvero salvare il regime siriano. Al momento, infatti, Bashar Al-Assad si trova in una posizione di forza e non può più perdere la guerra, dal momento che nel Paese rimangono soltanto due territori sunniti ovvero la sponda orientale dell’Eufrate, controllata dallo Stato Islamico, e Idlib, sotto il controllo di Al-Nusra.

In base alle dichiarazioni di Goya si comprende che la strategia della Russia è stata vincente dal momento che Mosca è entrata nel conflitto con un obiettivo e una strategia chiari, assumendosi, fin dal principio, un impegno militare completo. Ciò le ha permesso di ottenere risultati strategici superiori a quelli delle potenze occidentali che sono coinvolte nel conflitto siriano, tra cui Stati Uniti e Francia.

In conclusione, possiamo affermare che, grazie alla propria strategia, basata più sul negoziato politico che sull’annichilimento del nemico, la Russia è riuscita ad ottenere un ruolo di primo piano in Siria. Putin si è eretto a intermediario tra tutte le parti che compongono il grande mosaico che è diventato il conflitto siriano, formato da numerosi attori locali e esterni, spesso in contrasto tra di loro.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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