Minniti: l’Italia non riporta i migranti salvati in mare in Libia

Pubblicato il 13 ottobre 2017 alle 14:52 in Europa Immigrazione

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Il ministro dell’Interno, Marco Minniti, ha risposto alla lettera del commissario del Consiglio d’Europa sui diritti umani, Nils Muiznieks, che, il 28 settembre, aveva scritto una lettera chiedendo chiarimenti sugli accordi tra l’Italia e la Libia in materia di immigrazione.

“Sarei grato se potesse specificare che tipo di operazioni di supporto fornirete alle autorità libiche, e che tipo di precauzioni state mettendo in atto per assicurare che le persone intercettate dalle navi italiane nelle acque territoriali libiche non vengano riportate in Libia”, aveva chiesto il commissario. Muiznieks aveva altresì domandato informazioni circa il codice di condotta delle Ong, documento presentato da Minniti in occasione di una riunione informale del Consiglio dei ministri europei a Tallin, il 6 luglio 2017, che prevede una serie di regole precise che tutte le Ong firmatarie devono rispettare nel corso dei salvataggi di migranti in mare. Gli stessi chiarimenti sono stati richiesti dal Comitato sull’immigrazione, i rifugiati e le persone disperse dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa al capo della delegazione italiana, Michele Nicoletti.

Muiznieks aveva espresso la propria preoccupazione riguardo al rispetto dei diritti umani. In particolare, in commissario temeva la violazione dell’articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, il quale recita: “Nessuno dovrebbe essere soggetto a torture, trattamenti o punizioni inumane o degradanti”. Come è noto, il caos politico della Libia ha reso il Paese un territorio fertile per i trafficanti di esseri umani che, sfruttando i bassi livelli di controllo, continuano indisturbati le loro attività. Per questo motivo, gli abusi e i maltrattamenti dei migranti sono all’ordine del giorno. Più volte, sono stati denunciati i centri di detenzione libici, dove rifugiati e migranti vengono costretti in condizioni precarie, subendo continue torture. Già nel maggio 2017, il procuratore generale della Corte Penale Internazionale (ICC), Fotua Bensouda, aveva lanciato un appello alle autorità internazionali, informandole che la maggior parte dei migranti che transita in Libia viene comprata e venduta come fossero schiavi, per poi essere costretta ai lavori forzati.

Alla luce di ciò, e dal momento che l’Italia appoggia le autorità del Governo di Accordo Nazionale (GNA), guidato da Fayez Serraj e sostenuto dall’Onu, Muiznieks ha riferito che Roma deve rispettare l’articolo 3 della Convenzione Europea nell’ambito delle operazioni nelle acque territoriali libiche. Più semplicemente, il Commissario vuole accertarsi che le navi italiane che effettuano i salvataggi in mare non riportino i migranti in Libia.

Giovedì 12 ottobre, il Ministero dell’Interno ha pubblicato un comunicato in cui ha riferito la risposta di Minniti. “Mai navi italiane, o che collaborano con la Guardia costiera italiana, hanno riportato in Libia i migranti tratti in salvo”, ha spiegato il ministro, chiarendo che “l’attività delle autorità italiane è finalizzata alla formazione, all’equipaggiamento e al supporto logistico della Guardia Costiera libica, in stretta collaborazione con gli organismi dell’Unione Europea”. Riguardo alla questione dei diritti umani, Minniti ha affermato che tale   tema è “cruciale”, motivo per cui l’obiettivo delle azioni dell’Italia è duplice. Da una parte Roma vuole prevenire traversate che pongano a rischio le vite; dall’altra vuole garantire il rispetto degli standard internazionali e di accoglienza in Libia, in linea con le attività della UN Refugee Agency e dell’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (IOM). In particolare, le due agenzie stanno portando avanti diverse iniziative in Libia, tra cui l’elaborazione di un’alternativa ai centri di detenzione dei migranti. Minniti ha concluso ricordando che le strategie italiane in materia di immigrazione sono state apprezzare a livello europeo.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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