Myanmar: una nuova Siria?

Pubblicato il 4 ottobre 2017 alle 6:06 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La crisi umanitaria della minoranza musulmana Rohingya in Myanmar attirano sempre di più l’attenzione delle organizzazioni terroristiche internazionali, l’Isis e Al Qaeda per prime. Secondo gli analisti, le similitudini con quanto accaduto in Siria sono diverse e si teme la fusione tra il gruppo militante Rohingya ARSA e le altre organizzazioni terroristiche internazionali.

La difesa di un gruppo islamico perseguitato è una causa molto importante per i jihadisti, forse persino più importante del conflitto in Siria, secondo il capo dell’anti-terrorismo della Malesia, Ayob Khan Mydin. La situazione critica in cui si trovano i Rohingya viene percepita dai gruppi jihadisti internazionali come dovuta a una persecuzione diretta contro i musulmani.

Sono 500 mila i Rohingya che hanno lasciato lo stato di Rakhine, nel Myanmar nord-occidentale, per cercare rifugio in Bangladesh, dal 25 agosto scorso. L’esodo è dovuto alla stretta delle operazioni militari dell’esercito birmano in seguito a una serie di attacchi terroristici realizzati nelle stazioni di polizia di confine da parte dei militanti estremisti Rohingya del gruppo ARSA (Arakan Rohingya Solidarity Army). L’ARSA ha reso noto, tramite uno dei suoi capi rifugiatosi in Bangladesh, che gli attacchi avevano l’obiettivo di attirare l’attenzione della comunità internazionale sulla situazione dei Rohingya. La minoranza etnica è oggetto di una dura campagna militare dell’esercito birmano dall’ottobre 2016, avviata in seguito a un’altra serie di attacchi condotti dai militanti. Le forze dell’ordine del Myanmar sono accusate dalle organizzazioni per i diritti umani e dalle Nazioni Unite di aver commesso crimini contro l’umanità contro i civili Rohingya e di aver portato avanti una campagna di pulizia etnica.

L’ARSA ha finora negato qualsiasi legame con l’Isis o Al Qaeda o qualsiasi altro gruppo terroristico internazionale, attraverso il suo account Twitter, il 14 settembre scorso. “Non accogliamo favorevolmente il coinvolgimento dei gruppi terroristici internazionali nel conflitto Arakan”, ha affermato l’ARSA. Arakan è il nome antico dello stato di Rakhine, nel Myanmar nord-occidentale, stato in cui 1,1 milioni di Rohingya vivono, pur senza godere della cittadinanza birmana.

Nonostante queste dichiarazioni, però, la crisi in Myanmar e la persecuzione dei Rohingya sono alcuni dei temi più discussi sui gruppi online dei militanti islamisti, secondo quanto riportato da Channel News Asia. In Indonesia, lo Islamic Defender Front – organizzazione terroristica estremista – ha reso noto che 10 mila suoi militanti sono pronti a muoversi per difendere la causa dei Rohingya in Myanmar. L’Isis e Al Qaeda hanno diffuso una chiamata alle armi in difesa dei Rohingya perseguitati.

Secondo gli analisti, è solo questione di tempo prima che l’ARSA converga con gli altri militanti internazionali. “La crisi dei Rohingya è stata già assorbita dalla propaganda jihadista”, afferma Ludovico Carlino, analista per il Medio Oriente e il Nord Africa dell’IHS di Londra. “Al Qaeda sta tentando di strumentalizzare la cosa e ha chiesto ai suoi sostenitori di aprire un nuovo fronte per aiutare i musulmani in Myanmar in ogni modo”, afferma Carlino.

Quello che sta accadendo ai musulmani Rohingya in Myanmar ricorda, secondo gli analisti, quanto avvenuto in Siria. “Ciò a cui assistiamo in Myanmar è molto simile a quanto accaduto in Siria”, afferma Faran Jefrrey, analista del Command Eleven, un’agenzia di consulenza del Pakistan specializzata nell’anti-terrorismo e nell’anti-insurrezionismo. “Quando il regime di Assad in Siria ha tentato di annientare i ribelli della Free Syrian Army [il movimento secolare anti-governativo che si opponeva al regime di Assad] i jihadisti si sono infiltrati nel paese”, afferma il prof. Faran, “i jihadisti per prima cosa hanno ucciso coloro che nella FSA si opponevano alla fusione con i jihadisti, poi anche molti altri. Quello che sta accadendo in Myanmar ricorda le prime fasi del conflitto siriano”.  C’è una forte possibilità, secondo il prof. Faran, che l’ARSA si avvicini ai gruppi radicalisti tra non molto tempo. La ragione sarebbe che la reticenza attuale dei militanti dell’ARSA potrebbe essere superata dalla esasperazione a cui il governo birmano li sta conducendo. “Se Al Qaeda vuole entrare nel conflitto, troverà il modo di farlo o forse lo ha già fatto”, afferma il prof. Faran.

Il verificarsi della crisi dei Rohingya in un momento in cui l’Isis sta perdendo terreno in Medio Oriente potrebbe iniziare a guardare al Myanmar per aprire un nuovo fronte di guerra. Non c’è stata ancora alcuna diffusione di ampia portata sui media dell’Isis in merito ai Rohingya, ma non è escluso che ciò possa accadere entro breve, secondo il prof. Carlino.

Sicurezza Internazionale quotidiano sulla politica internazionale.

Ilaria Tipà

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.