Catalogna: il Re difende la Costituzione in un clima di tensione

Pubblicato il 4 ottobre 2017 alle 6:01 in Europa Spagna

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Lo sciopero generale proclamato dai sindacati catalani per protestare contro le violenze di domenica 1 ottobre si è svolto in un clima di tensione, con gli agenti di polizia assediati negli hotel. La sera il Re parla alla Spagna e condanna il comportamento delle autorità catalane.

Non siete soli, né lo sarete – ha dichiarato il Re di Spagna Felipe VI ai catalani preoccupati per quanto sta accadendo – è un momento difficile, ma lo supereremo, perché i nostri principi democratici sono solidi, perché si basano sulla volontà di milioni e milioni di spagnoli. Tutti insieme costruiremo una Spagna migliore, di cui la Catalogna farà parte”. Il Re ha ribadito l’impegno che la Corona ha assunto nei confronti della Costituzione e della democrazia.

Felipe VI ha accusato le autorità catalane di aver tenuto un comportamento di “inammissibile slealtà” e di aver tentato di impossessarsi delle storiche istituzioni catalane violando la legge dello Stato che le stesse autorità dovrebbero rappresentare. La pretesa di proclamare l’indipendenza della Catalogna è “illegale”.

“È responsabilità dei legittimi poteri dello Stato, assicurare l’ordine costituzionale e il normale funzionamento delle istituzioni, la vigenza dello stato di diritto e dell’autogoverno della Catalogna, basato sulla costituzione e sullo Statuto di Autonomia” – ha sottolineato il monarca.

È la prima volta, sin dal colpo di stato del 1981, che un Re di Spagna si rivolge al paese in TV al di fuori del discorso di Natale. In quell’occasione, il 23 febbraio 1981, Juan Carlos, padre dell’attuale monarca, condannò il golpe e riaffermò la lealtà della Corona alla Costituzione.

Centinaia di migliaia di persone, nel corso della giornata di ieri, sono scese in piazza in tutta la Catalogna e fin dal mattino le strade interessate dalle manifestazioni sono state bloccate da code chilometriche. Nella sola Barcellona, stando ai dati forniti dai sindacati catalani, hanno sfilato oltre 300.000 persone. Alla manifestazione hanno partecipato anche molti studenti, poiché scuole e università non hanno aperto.

Migliaia di persone hanno manifestato davanti alle scuole di tutta la Catalogna in cui domenica sono intervenute Guardia Civil e polizia nazionale, per protestare contro le cariche degli agenti. Molti agenti, inviati dalle altre regioni spagnole, sono stati assediati negli hotel che li ospitavano e il Ministero dell’interno di Madrid ha invitato il governo catalano ad intervenire per evitare il peggio. Il premier Rajoy ha ordinato a polizia e Guardia Civil di non abbandonare gli alberghi che ospitano gli agenti, in attesa di ulteriori decisioni.

La concentrazione più importante ha avuto luogo presso l’istituto Ramon Llull, dove domenica una carica delle forze di polizia ha causato diverse decine di feriti. Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, presente all’atto, ha sottolineato che le scuole di Barcellona sono “un modello di convivenza” e che la polizia ha ferito quella che è una “città di pace”.

Molte persone si sono radunate a Barcellona in Plaça Universitat, sede di scontri sia domenica 1 ottobre che venerdì 29 settembre. Grandi proteste nella centralissima via Laietana, dove ha sede la polizia nazionale. Duemila persone si sono raccolte davanti alla sede barcellonese del Partido Popular, il cui governo è accusato di essere responsabile della situazione.

Il ministro dell’interno Ignacio Zoido ha accusato le autorità catalane di incitare la folla alla ribellione, mentre l’avvocatura dello stato ha sentenziato che il comportamento delle forze di sicurezza la scorsa domenica non ha “minato in alcun modo la convivenza” nel paese.

In attesa di ulteriori passi tanto da parte del governo centrale – che potrebbe sospendere l’autonomia catalana – che dalle autorità catalane – pronte alla dichiarazione d’indipendenza unilaterale – la situazione rimane dunque molto tesa in tutto il paese.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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