Rohingya: epidemie alle porte nei campi profughi

Pubblicato il 2 ottobre 2017 alle 21:03 in Asia Immigrazione

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È solo questione di tempo prima che un’epidemia di colera si diffonda tra i 500 mila rifugiati Rohingya fuggiti in Bangladesh per scampare alla campagna militare dell’esercito del Myanmar, dal 25 agosto.

Le condizioni igienico-sanitarie dei campi di accoglienza organizzati nella zona di Cox Bazar, vicino al confine tra Bangladesh e Myanmar, sono critiche. Nonostante le organizzazioni per gli aiuti umanitari, tra cui la Croce Rossa, si stiano adoperando per scavare nuovi pozzi per l’acqua potabile, nei campi profughi le persone continuano ad ammalarsi di dissenteria a centinaia ogni giorno.

Le latrine a cielo aperto non riescono a gestire il flusso costante di utilizzatori e le piogge torrenziali che interessano la zona in cui si trovano i campi peggiorano solo la situazione. Le Nazioni Unite parlano di “incubo umanitario” per i membri della minoranza etnica musulmana Rohingya fuggiti dal Myanmar e ora ammassati nei campi profughi di fortuna allestiti vicino al confine, sul suolo del Bangladesh. I bambini di ammalano di dissenteria a centinaia al giorno e vi è una forte mancanza di acqua potabile e di bagni, una catastrofe sanitaria è dietro l’angolo, secondo i medici della Croce Rossa presenti sul campo.

Il Bangladesh, un paese che verte in condizioni di estrema povertà, sta facendo il possibile per gestire l’ondata senza precedenti di rifugiati che nel giro di poco più di un mese – dal 25 agosto, quando la campagna militare nello stato di Rakhine, nel Myanmar centro-occidentale è stata intensificata – hanno invaso la zona vicino al confine. Gli ufficiali bengalesi distribuiscono cibo ai rifugiati quotidianamente, ma il problema più grande rimane la mancanza di acqua potabile, le risorse sono insufficienti per soddisfare mezzo milione di rifugiati.

Il secondo grave problema riguarda le strutture sanitarie. L’esercito del Bangladesh sta lavorando per costruire nuovi bagni, ma nel mentre le persone continuano a utilizzare le zone all’aria aperta come latrine. I rischi principali sono la diffusione di un’epidemia di diarrea e di una di colera. Se la situazione non cambia in alcun modo, le epidemie scoppieranno, è solo questione di tempo, secondo i medici presenti sui campi.

I Rohingya sono una minoranza etnica di religione musulmana che vive per la maggior parte nello stato nord-occidentale di Rakhine, in Myanmar. Il governo birmano considera i Rohingya immigrati clandestini dal vicino Bangladesh e non concede loro la cittadinanza e i diritti ad essa connessi. Dal mese di ottobre 2016, in seguito a una serie di attentati condotti dall’organizzazione terroristica estremista ARSA composta da militanti Rohingya, l’esercito birmano ha avviato una violenta campagna militare nello stato di Rakhine. Le organizzazioni umanitarie accusano l’esercito di aver commesso crimini contro l’umanità e di aver attuato una vera e propria campagna di pulizia etnica ai danni dei Rohingya. Dal 25 agosto, in seguito a una nuova serie di attacchi che l’ARSA afferma di aver condotto per avere l’attenzione della comunità internazionale sul dramma della sua gente, l’esercito ha irrigidito ulteriormente le sue operazioni nello stato di Rakhine. Dalla fine di agosto, sono 500 mila i Rohingya fuggiti in Bangladesh.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Ilaria Tipà

di Redazione

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