L’ISIS cambia strategia

Pubblicato il 30 settembre 2017 alle 11:03 in Approfondimenti

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Dopo poco più di tre anni da quando l’ISIS ha fatto irruzione sulla scena internazionale conquistando ampie porzioni del territorio tra l’Iraq e la Siria, la campagna internazionale contro l’organizzazione ha compiuto progressi significativi. Tuttavia, secondo un articolo di Foreign Affairs dal titolo “How ISIS is transforming”, è prematuro parlare di disfatta definitiva dello Stato Islamico. Al contrario, il mondo starebbe assistendo ad una transizione dell’ISIS che, dall’essere un’organizzazione di insorti, con roccaforti fisse, starebbe diventando una rete terroristica clandestina, sparpagliata nella regione e nel mondo.

Negli ultimi mesi, l’ISIS ha subito numerose sconfitte sia in Siria sia in Iraq. In Siria, le Syrian Democratic Forces, sostenute dagli Stati Uniti, affermano di aver ripreso possesso di circa l’80% di Raqqa, capitale de facto dello Stato Islamico. L’esercito russo, insieme alle forze del regime di Bashar Al-Assad, sta combattendo per liberare Deir Ezzor, altra importante roccaforte siriana dello Stato Islamico, che, grazie alla sua collocazione strategica, vicina al confine con l’Iraq, è stata utilizzata come un centro logistico per inviare rinforzi agli insorti. In Iraq, l’esercito iracheno ha allontanato i militanti dello Stato Islamico da numerose città strategiche, tra le quali Fallujah, Ramadi, Tal Afar e Mosul, città dalla quale Abu Bakr Al-Baghdadi aveva proclamato la nascita dello Stato Islamico.

Non c’è dubbio che, al momento, il mosaico di forze che combatte contro lo Stato Islamico stia avendo la meglio. Secondo quanto affermato dal generale americano, Andrew Croft, a questo punto del combattimento, la leadership dello Stato Islamico è “più spezzata, meno forte, debole e sporadica”. Inoltre, esistono resoconti che testimoniano la presenza di dissensi e lotte intestine all’interno dell’organizzazione, i cui militanti avrebbero il morale a terra, a causa del fallimento del progetto di costruzione di uno stato.

A causa delle numerose sconfitte subite, l’ISIS è stato costretto a cambiare la propria strategia e le proprie tattiche e si starebbe preparando in modo proattivo alla prossima fase del conflitto. In sintesi, lo Stato Islamico si sta trasformando da un’organizzazione di insorti a un gruppo terroristico. La differenza principale tra le due tipologie è che le organizzazioni di insorti possiedono un territorio, di cui si sono impadronite, possono esercitare la sovranità su una popolazione, operare all’aperto come unità armate e impegnarsi in mobilitazioni di massa. I terroristi non possono fare nessuna di queste cose. Piuttosto, i terroristi conducono attacchi attraverso i propri membri, che operano in piccole cellule, e raramente possiedono un territorio oppure lo occupano per un periodo di tempo limitato.

Nel caso dello Stato Islamico, la conseguenza di questa transizione è un uso della violenza meno concentrata e più sparpagliata. Staremmo andando incontro ad una fase nella quale le operazioni dell’organizzazione si baseranno sulle classiche tattiche della guerriglia, come cecchini, imboscate, autobombe e assassini. Dopo aver perso il proprio territorio, probabilmente, il gruppo continuerà a operare clandestinamente nelle aree desertiche della Siria orientale e dell’Iraq occidentale.

A causa della transizione, inoltre, l’ISIS sarà costretto a trasferire le proprie risorse al fine di sostenere i propri affiliati in Afghanistan, Libia, Yemen e nella penisola del Sinai, in Egitto. Nel frattempo, cercherà di entrare in altri Stati falliti e in territori senza governo, vicini alla sua ideologia salafita jihadista, dal Caucaso settentrionale al sud-est asiatico.

La trasformazione dello Stato Islamico è già in corso. In Libia, quasi un anno dopo aver perso la città di Sirte, che è stata liberata il 5 dicembre 2016, i militanti dello Stato Islamico si sono riorganizzati in cellule clandestine più piccole in tutto il Paese, da Sabrati e Ben Walid nel nord a Ubari e Ghat nel sud. Proprio nelle zone desertiche del Paese nordafricano, recentemente, l’ISIS avrebbe creato un “esercito del deserto“. In Yemen, nonostante Al-Qaeda nella Penisola araba rappresenti la principale minaccia alla stabilità della regione, l’ISIS sembra voler stabilire la propria presenza nel Paese, che ritiene essere un fronte importante nella sua campagna globale, in particolare per la sua collocazione al confine con l’Arabia Saudita. Oltre a istituire il califfato, l’ISIS vuole usurpare quello che considera un regime corrotto e apostata, soppiantando la casata saudita a Riad con i suoi adepti, che ritiene essere i giusti guardiani dei due luoghi sacri dell’Islam sunnita.

In Afghanistan, l’ISIS ha fatto crescere la propria rete negli ultimi anni e ha rivendicato numerosi attacchi terroristici, in particolare di natura settaria, incluso un attacco contro la moschea sciita di Kabul, il 25 agosto 2017. Le sue attività terroristiche stanno aumentando notevolmente anche nella penisola del Sinai, in Egitto, nonostante gli Stati Uniti abbiano inviato al governo del presidente Abdel Fattah Al-Sisi miliardi di dollari per combattere il terrorismo. L’11 settembre 2017, 18 poliziotti sono stati uccisi da un’autobomba nel Sinai. Il gruppo è giunto anche più lontano, fino al sud-est asiatico, dove, a Marawi, dal 23 maggio 2017, le forze leali allo Stato Islamico stanno combattendo una sanguinosa battaglia contro le forze di sicurezza filippine e i centri di reclutamento dell’ISIS si sono moltiplicati nelle scuole islamiche indonesiane.

Parte della strategia rivista dell’ISIS probabilmente includerà un rinnovato focus sull’organizzazione e sulla realizzazione di attacchi spettacolari in Occidente, come parte dello sforzo per ottenere attenzione e provare che il gruppo resiste all’oppressione.

A tal fine, l’ISIS può contare sulla Turchia come centro logistico, sfruttando la vicinanza geografica del Paese all’Europa come canale per il tentativo di infiltrarsi nel continente. Negli scorsi mesi di maggio e agosto, il numero di attacchi terroristici dell’ISIS in Europa ha raggiunto un numero a doppia cifra, anche se il gruppo ha perso gran parte del proprio territorio, forse un’ulteriore prova del fatto che il gruppo si sta trasformando.

Probabilmente l’ISIS continuerà a utilizzare comunicazioni criptate per dirigere gli attacchi terroristici all’estero, anche se si trasformerà in un’entità meno centralizzata. Questo elemento virtuale probabilmente assumerà ancora più importanza dal momento che il gruppo esorterà i propri seguaci in tutto il mondo a commettere atti di violenza nel suo nome fino a quando il califfato potrà essere ricostruito in un futuro non determinato. Il 28 settembre 2017, l’autoproclamato califfo dello Stato Islamico, Abu Bakr Al-Baghdadi, ha diffuso un nuovo messaggio audio, nel quale esorta i propri soldati alla resistenza contro gli infedeli.

I governi devono rispondere con una completa strategia contro il terrorismo che comprenda varie iniziative politiche, da una maggiore condivisione delle informazioni tra l’intelligence e le agenzie di sicurezza a programmi ben finanziati che si concentrano sulla lotta all’estremismo violento. Altro aspetto fondamentale è la contro propaganda. L’Occidente ha fallito in tale settore, permettendo all’ISIS e a altri gruppi terroristici di diffondere la propria propaganda. Al momento, secondo quanto affermato dagli studiosi Charlie Winter e Haroro Ingram, l’ISIS starebbe utilizzando la tattica del promuovere i propri fallimenti come successi. In occasione dell’attentato del 15 settembre a Londra, per esempio, l’organizzazione ha distolto l’attenzione dal fallimento dell’attacco, celebrando le capacità del gruppo di colpire il Regno Unito per la quarta volta in sei mesi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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