Gli Stati Uniti condannano il referendum curdo: il testo integrale della Casa Bianca

Pubblicato il 30 settembre 2017 alle 0:02 in Iraq Medio Oriente

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Il Dipartimento di Stato americano respinge il referendum per l’indipendenza dei curdi nel nord dell’Iraq.

Questo è quanto recita il comunicato apparso venerdì 29 settembre sul sito del governo americano. Si tratta di una pessima notizia per i curdi di Massoud Barzani, il presidente del Kurdistan iraqeno, la regione autonoma a nord dell’Iraq che aspira all’indipendenza dal governo centrale di Baghdad. Gli Stati Uniti sono infatti il più importante protettore dei curdi, anche in virtù della stretta alleanza nella lotta contro l’Isis. Le truppe di terra curde, appoggiate dagli aerei americani, sono state tra le principali protagoniste della lotta contro l’Isis. È stato proprio il sacrificio del combattenti curdi che ha consentito agli americani di non avere vittime tra le proprie fila. Dal momento che l’Isis non dispone dei missili per abbattere gli aerei Usa, i piloti americani possono uccidere i militanti dell’Isis senza essere uccisi. A scontrarsi fisicamente con i jihadisti ci pensano i curdi, i quali hanno ritenuto che il momento fosse propizio per separarsi definitivamente dall’Iraq e creare uno Stato indipendente  al posto della regione autonoma che oggi rappresenta la loro casa. Il ragionamento dei curdi non era sbagliato in linea di principio. Siccome sono consapevoli di essere indispensabili nella lotta contro l’Isis, hanno ritenuto che gli Stati Uniti avrebbero assunto un atteggiamento non ostile al referendum. Anche se la Casa Bianca aveva invitato i curdi a non andare avanti con la consultazione popolare, Massoud Barzani deve aver pensato che, una volta approvato il referendum a larga maggioranza, gli Stati Uniti avrebbero accettato il fatto compiuto. Così non è stato. Gli Stati Uniti temono l’ostilità della Turchia e dell’Iraq molto più di quella dei curdi. Essendo costretti a scegliere, preferiscono schierarsi con i più forti giacché le ritorsioni che potrebbero subire dal governo turco e da quello iraqeno sono potenzialmente molto più gravi di quelle che potrebbero subire per mano dei curdi.

Le parole del Dipartimento di Stato americano, che qui traduciamo integralmente, non potrebbero apparire più fredde e irriconoscenti agli occhi dei curdi. Occorre però notare che il comunicato esorta il governo iraqeno, in modo incisivo, a non minacciare di utilizzare la forza contro i curdi per dirimere la controversia. Questo è un messaggio diplomatico che sta a significare che i curdi continuano a godere della protezione degli Stati Uniti.

Questo è il testo integrale del comunicato:

“Gli Stati Uniti non riconoscono il referendum unilaterale del governo regionale del Kurdistan che si è svolto lunedì 25 settembre 2017. Il voto manca di legittimità e noi continuiamo a sostenere un Iraq unito, federale, democratico e prospero. Rimaniamo preoccupati per le conseguenze potenzialmente negative di questo passo unilaterale. Prima del voto avevamo lavorato con il governo regionale del Kurdistan (KRG) e il governo centrale di Baghdad per favorire un contesto più produttivo e per promuove la stabilità e la prosperità del popolo della regione del Kurdistan. Queste aspirazioni, in definitiva, non possono essere avanzate attraverso misure unilaterali come questo referendum. Esortiamo alla calma e a porre fine alle recriminazioni verbali e alle minacce di azioni reciproche. Esortiamo le autorità curdo-iraqene a rispettare il ruolo del governo centrale basato su un mandato costituzionale e invitiamo il governo centrale a non fare ricorso alle minacce o persino le allusioni al possibile uso della forza. Gli Stati Uniti chiedono a tutte le parti, inclusi i vicini dell’Iraq, a rigettare azioni unilaterali e l’uso della forza. La lotta contro l’Isis non è terminata, e i gruppi estremisti stanno cercando di sfruttare l’instabilità e la discordia. Esortiamo i nostri alleati iraqeni a rimanere concentrati sulla lotta per sconfiggere l’Isis”.

di Alessandro Orsini

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