Siria: il successo di Putin

Pubblicato il 29 settembre 2017 alle 6:04 in Russia Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Secondo lo storico militare francese Michel Goya, l’intervento russo in Siria “è stato un successo”. Mosca ha conseguito gli obiettivi prefissati con perdite molto limitate, anche se il conflitto è ancora lontano da una conclusione

Michel Goya, storico e colonnello dell’esercito francese, ha pubblicato un articolo dal titolo “Tempesta Rossa – insegnamenti operativi dei due anni d’intervento russo in Siria”. Il testo ha avuto grande risalto oltralpe, ed è stato riportato dal quotidiano Le Monde, oltre che da numerosi siti d’informazione russi.

L’intervento russo è stato un successo “perché ha conseguito il suo obiettivo politico primo, che era quello di salvare il regime siriano. Prima lezione – aggiunge Goya – non si entra in un conflitto senza un obiettivo politico ben delineato e delimitato. Mai dimenticare Clausewitz: la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi”.

Anche se la guerra è lontana da una conclusione, ormai, secondo lo storico militare francese “non può più essere perduta da Assad”. Non restano che due territori integralmente sunniti in Siria, la sponda orientale dell’Eufrate controllata dall’ISIS, e Idlib, tenuta da Al-Nusra. “Tutte le altre forze ribelli sono frammentate e spesso servono da suppletivi ad altri attori concorrenti come Turchia, l’Unione democratica curda (PYD), Giordania, Israele o Stati Uniti” – sottolinea l’autore.

Punto chiave è che la Russia “agisce come intermediario con tutti questi attori, locali o esterni, che le sono nemici, il che le attribuisce un peso diplomatico particolare sullo stesso teatro delle operazioni. Mosca tratta con gli alleati e con gli avversari; non si propone l’annichilimento del nemico ma il negoziato politico.Essa appare di nuovo come una potenza di peso sugli affari del mondo, di cui bisogna tener conto”.

La Russia ha inoltre utilizzato “risorse piuttosto limitate: 4-5 mila uomini, 50-70 mezzi aerei, un costo di circa 3 milioni di euro al giorno, un quarto o un quinto dello sforzo americano nella regione”.

Goya sottolinea che la Russia è entrata in azione con un dispositivo “impegnato in modo massiccio e di sorpresa” senza dichiarazioni previe, né modifiche o rinforzi o cambi di strategia sostanziali nel corso del conflitto, a differenza della coalizione a guida americana che, secondo Goya “ha aggiunto nuovi mezzi (caccia bombardieri, poi aerei d’attacco, poi elicotteri d’assalto, poi artiglieria…) o ne ha aumentato l’impiego via via secondo la resistenza del nemico, o per ‘mostrare che si fa qualcosa’ alla propria opinione pubblica”.

La Russia ha assunto un impegno militare completo fin dall’inizio, senza “fingere che a combattere fossero i siriani”. I russi sono arrivati apertamente e hanno dichiarato di essere in Siria a combattere a fianco del loro alleato, senza fare distinzioni tra combattenti, istruttori o consiglieri.

“Dal momento in cui i russi hanno piantato apertamente la loro bandiera e occupato lo spazio, in particolar modo quello aereo, in Siria, per gli altri tutto è diventato più complicato. Il dispiegamento di S-300 e poi di S-400 ha imposto “ha imposto una zona di esclusione aerea agli Stati Uniti, ostacolati in tal modo su un teatro operativo per la prima volta dalla fine della guerra fredda” – spiega Goya, che sottolinea come Stati Uniti e Russia non abbiano intenzione di affrontarsi direttamente, e che l’occupazione russa del territorio siriano ha di conseguenza garantito a Mosca notevoli vantaggi.

L’interdizione dello spazio aereo siriano non è stata ermetica – riconosce Goya. I turchi hanno abbattuto un caccia russo il 24 novembre 2015, gli americani hanno attaccato l’esercito regolare siriano a Der Ez-Zor, la Marina Usa su ordine del neo-eletto Trump ha lanciato i missili da crociera contro la vecchia base di Shayrat e l’armata israeliana ha attaccato il 7 settembre il sito di Mesayf, a giugno, inoltre,un caccia americano ha abbattuto un Su-22 siriano. Se ciò “dimostra l’incapacità russa di interdire totalmente, politicamente o tatticamente, il cielo, la rarità e la prudenza di questi attacchi testimoniano che lo spazio aereo è stato comunque dominato dai russi”.

Gli USA “hanno esitato a fornire materiale sofisticato alle forze ribelli, come missili anticarro e terra-aria; ancor meno a impegnare apertamente loro proprie unità di combattimento”. Insomma “non hanno osato – commenta Goya – la cosiddetta ‘impronta leggera’ è spesso prova della leggerezza degli obbiettivi politici e della motivazione”.

Le perdite russe sono valutate da 11 a 17 ufficialmente, ma in realtà sono tra 36 e 48, “comunque – secondo l’autore – molto basse rispetto alla portata delle operazioni”. La Russia, e Goya se ne dichiara sorpreso, non ha impegnato direttamente forze terrestri in combattimento. Si è limitata a “un battaglione dell’810ª Brigata di Fanteria Marina rafforzato da una piccola compagnia di nove T-90, una batteria di artiglieria dotata di circa quindici lanciagranate multipli, e dotata di quaranta veicoli combattimento per fanteria, ma questa forza viene utilizzata principalmente per la protezione delle basi navali Tartous e Hmeimim”.

Con mezzi limitati – conclude Goya –  la Russia ha almeno per ora ottenuto importanti risultati strategici e comunque molto superiori a quelli delle potenze occidentali, degli Stati Uniti, ma anche della Francia, i cui effetti strategici in Siria non sono nemmeno misurabili.

Ciò è dovuto principalmente a una visione politica evidentemente più chiara e ad un’azione più coerente, con un’assunzione di rischio operativa e tattica che gli Stati Uniti o la Francia non hanno voluto assumere. L’occidente, Parigi e Washington in prima fila – argomenta l’autore – dovrebbero trarre lezione dall’intervento di Putin in Siria. 

La stessa presenza dei russi in prima linea, se meccanicamente ha portato a perdite di vite umane, col suo “effetto deterrente” sugli attori locali, ne ha anche risparmiate, permettendo lo sblocco rapido delle situazioni tattiche congelate. E con l’accettazione dei negoziati, gli sviluppi sono stati più rapidi a favore del regime di Damasco rispetto ai quattro anni precedenti, dimostrando ancora una volta che si ottengono più risultati attraverso azioni coerenti sul terreno che azioni da lunga distanza e senza obiettivi chiari”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato interamente alla politica internazionale.

Traduzione dal francese e dal russo a cura di Italo Cosentino

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.