Chi sono i Rohingya?

Pubblicato il 28 settembre 2017 alle 6:05 in Approfondimenti Myanmar

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L’esodo dei Rohingya dal Myanmar al Bangladesh è sulle pagine di tutti i giornali nelle ultime settimane e ha attirato l’attenzione della comunità internazionale dalle Nazioni Unite a Papa Francesco, ma chi sono i Rohingya? Come si è giunti a una situazione in cui 480 mila persone hanno lasciato le loro case e si sono riversate nei campi di accoglienza nella zona vicina al confine in Bangladesh? E cosa pensa il popolo birmano dei crimini contro l’umanità di cui il suo esercito è accusato?

La comunità Rohingya, minoranza etnica di fede musulmana che vive nello stato nord-occidentale di Rakhine, in Myanmar, custodisce gelosamente il suo nome e lo considera parte integrante della sua identità di minoranza perseguitata.

I problemi dei Rohingya, però, iniziano proprio dal loro nome che viene utilizzato da loro stessi e dalla comunità internazionale – Nazioni Unite comprese – ma non dal Myanmar che li definisce immigrati clandestini dal Bangladesh, ossia bengalesi. Ufficialmente, i Rohingya non vengono annoverati tra le 135 “razze nazionali” elencate nella legge sulla cittadinanza del Myanmar, in vigore dal 1982. Si tratta di una legge che risale al periodo della dittatura militare del generale Ne Win, ma che non è mai stata aggiornata dai governi che lo hanno succeduto.

Il vero problema sociale dei Rohingya è quello di non essere considerati cittadini del Myanmar e di non godere dei diritti che la cittadinanza comporta. Nel paese esistono tre tipologie di cittadinanza: piena, associata e naturalizzata. Hanno diritto alla cittadinanza piena coloro le cui famiglie hanno vissuto nel paese da prima del 1823, sono cittadini associati coloro che hanno ottenuto la cittadinanza con la legge in materia del 1948. I naturalizzati sono coloro che vivevano nel paese da prima del 4 gennaio 1948, ma che hanno fatto domanda di cittadinanza dopo il 1982. Molti Rohingya non rientrano in nessuna delle tre categorie poiché non riescono a produrre le prove documentali necessarie per fare domanda di cittadinanza.

La campagna militare dell’esercito del Myanmar nello stato di Rakhine è iniziata nell’ottobre 2016, in seguito a una serie di attentati alle stazioni di polizia di confine perpetrati dall’ARSA, un’organizzazione terroristica islamista formata da militanti di etnia Rohingya. L’esercito birmano è accusato dalle associazioni internazionali per i diritti umani di aver commesso crimini contro l’umanità ai danni dei Rohingya, per mesi durante la campagna militare. Il 25 agosto una serie di nuovi attentati dell’ARSA ha determinato una stretta decisiva della campagna militare e la fuga di 480 mila persone che nel giro di un mese hanno lasciato il Myanmar per riversarsi in Bangladesh.

Per il popolo birmano quanto è accaduto nello stato di Rakhine rappresenta una lotta contro i terroristi estremisti islamici che si sono infiltrati in Myanmar e tentano di spaccare la società birmana per creare uno stato indipendente – a maggioranza islamica – a Rakhine.

Le tensioni tra i musulmani Rohingya e la maggioranza buddista del Myanmar risalgono al 28 maggio 2012, quando una donna buddista è stata violentata e uccisa dai musulmani Rohingya, secondo le accuse. L’ incidente è stato seguito dall’uccisione di 10 musulmani Rohingya da parte di un gruppo di buddisti il 3 giugno dello stesso anno e da una serie di attacchi violenti contro la minoranza etnica che ha spinto 140 mila persone a lasciare lo stato di Rakhine.

La reale origine storica dei Rohingya è controversa. Secondo alcuni studiosi i Rohingya sono discendenti degli arabi, dei mori, dei persiani, dei turchi e dei bengalesi che raggiunsero la zona della Birmania e vi si stanziarono come commercianti, combattenti o religiosi. Esistono prove storiche della presenza dei Rohingya in Myanmar per diverse generazioni. Una parte dei Rohingya migrò in Bangladesh durante il governo britannico sulla Birmania, ma la maggioranza iniziò a vivere nello stato di Rakhine già dagli inizi del XIX secolo.

Quello attuale non è il primo esodo dei Rohingya. Nel 1978 circa 200 mila rifugiati hanno lasciato il Myanmar per evitare le operazioni di registrazione della popolazione e di screening degli stranieri. Anche in quel caso, la comunità internazionale accusò le autorità birmane di aver condotto operazioni di persecuzione, tortura, violenza e abuso di forza contro i Rohingya nello stato di Rakhine. I profughi affermavano di essere fuggiti per scampare alle atrocità commesse dall’esercito e dagli uffici immigrazione. Il governo dichiarava che i Rohingya non sono cittadini del paese, ma immigrati clandestini provenienti dal Bangladesh che hanno occupato i territori al di là del confine.

Nella storia della permanenza dei Rohingya in Myanmar non ci sono segnali di resistenza violenta alle discriminazioni a cui la minoranza etnica è stata sottoposta, fino alla creazione della Arakan Rohingya Salvation Army (ARSA). Il timore dell’esercito del Myanmar è che i militanti estremisti possano aumentare di numero e condurre attentati anche nel resto del paese e chiedere persino la creazione di uno stato indipendente di Rakhine a maggioranza islamica.

Alcuni osservatori, pur condannando il terrorismo, ritengono che il governo del Myanmar dovrebbe affrontare le questioni di identità e cittadinanza che sono alla radice del malcontento dei Rohingya e dell’emergere dei gruppi terroristici. L’ARSA – il gruppo terroristico che ha organizzato gli attentati di ottobre 2016 e agosto 2017 – ha dichiarato tramite il suo vice comandante di aver agito per attrarre l’attenzione della comunità internazionale, perché comprendesse la situazione precaria e critica in cui i Rohingya sono costretti a vivere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica

Ilaria Tipà

di Redazione

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