Amnesty International: i Paesi europei non hanno rispettato le quote di ricollocamento

Pubblicato il 26 settembre 2017 alle 12:11 in Europa Immigrazione

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In due anni, i Paesi dell’Unione Europea non sono riusciti a rispettare i propri impegni in materia di immigrazione, non accettando le quote stabilite di migranti.

È quanto denuncia Amnesty International in un comunicato, pubblicato martedì 26 settembre, giorno della scadenza del piano per il ricollocamento dei rifugiati e dei richiedenti asilo approdati in Italia e in Grecia dal 2015 a oggi. “Due anni dopo la messa in atto dello schema di ricollocamento, la maggior parte dei Paesi membri dell’UE ha fallito, non prendendosi le proprie responsabilità e abbandonando migliaia di migranti in Italia e in Grecia”, ha riferito Iverna McGowan, direttore dell’Amnesty International European Institutions Office. “Non si tratta di fornire un servizio, ma è un obbligo legale. I Paesi europei adesso devono rispettare le promesse fatte, o rischieranno di essere portati di fronte alla Corte Europea, andando incontro a pene molto dure”, ha aggiunto la McGowan.

Il 22 settembre 2015, il Consiglio dell’Unione Europea aveva adottato la Decisione 2015/1601, in base alla quale 120,000 migranti bisognosi di protezione internazionale approdati tra l’Italia e la Grecia, avrebbero dovuto essere ricollocati tra gli altri Paesi dell’UE, entro due anni. La decisione era stata presa in base all’art.78 (3) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea, che recita:

Qualora uno o più Stati membri debbano affrontare una situazione di emergenza caratterizzata da un afflusso improvviso di cittadini di paesi terzi, il Consiglio, su proposta della Commissione, può adottare misure temporanee a beneficio dello Stato membro o degli Stati membri interessati. Esso delibera previa consultazione del Parlamento europeo”.

Tale mossa ha generato una profonda spaccatura in seno all’Unione Europea, dal momento che diversi Paesi si sono rifiutati fin da subito di adempiere ai propri obblighi. Nello specifico, la Slovacchia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Romania si sono schierate contro il sistema delle quote del Consiglio dell’UE, chiedendo il suo annullamento. In linea con tale posizione, nel febbraio 2016, le autorità ungheresi e slovacche hanno presentato una mozione alla Corte di Giustizia europea per verificare la legittimità della decisione del Consiglio sul ricollocamento, definito dall’Ungheria una “redistribuzione forzata”. La loro istanza era stata appoggiata dalla Polonia, mentre il Belgio, la Germania, la Francia, il Lussemburgo, la Svezia e l’Italia si erano schierate a favore della decisione del Consiglio.

Il 6 settembre 2017, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che l’Ungheria e la Slovacchia erano obbligate ad accettare i migranti, esortando anche gli altri Stati contrari ad accogliere la propria quota. Nonostante ciò, Amnesty International riferisce che la Slovacchia ha accettato 16 migranti su 902 previsti dallo schema di ricollocamento, mentre la repubblica Ceca 12 su 2691. Per quanto riguarda alcuni degli altri Paesi europei, la Spagna ha accolto il 13% della propria quota, il Belgio il 25,6%, l’Olanda il 39%, il Portogallo il 49.1%, la Finlandia il 94%, l’Irlanda il 76,5%. Gli unici Stati che hanno rispettato completamente i loro obblighi sono stati Malta, la Norvegia e il Liechtenstein.

L’Italia, la Grecia e la Spagna, per via della propria posizione geografica, costituiscono i Paesi di primo approdo per tutte le imbarcazioni di migranti che salpano dal Nord Africa alla volta dell’Europa. Tuttavia, l’Italia e la Grecia, nel 2017, continuano a essere i principali Paesi che accolgono il maggior numero di migranti. Secondo le stime dell’International Organization for Migration (IOM), dal primo gennaio al 20 settembre 2017, in Italia sono sbarcati 102,942 migranti, mentre in Grecia 18,380, contro gli 11,500 arrivati in Spagna.

Alla luce di tutto ciò, Amnesty International chiede ai governi dei Paesi europei di rispettare i propri obblighi, accettando le quote stabilite dal Consiglio, ma anche accogliendo migranti che necessitano protezione attraverso altri sistemi, come la concessione delle visa e il rafforzamento delle procedure di ricongiungimento familiare.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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