Iraq: al via il referendum per l’indipendenza del Kurdistan

Pubblicato il 25 settembre 2017 alle 11:48 in Iraq Medio Oriente

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Lunedì 25 settembre 2017, più di 5 milioni di curdi iracheni sono stati chiamati alle urne per votare in merito al referendum sull’indipendenza della Regione del Kurdistan dall’Iraq. Più di 12 000 seggi elettorali sono stati aperti alle ore 8:00 – ora locale – e si chiuderanno alle ore 18:00. Il referendum non avrà un esito immediatamente operativo, ma indicherà le intenzioni e la volontà del popolo curdo sul futuro della propria regione.

La data del voto era stata annunciata dal presidente della regione del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, il 10 giugno 2017, suscitando molti dissensi sia nella regione sia da parte degli Stati Uniti. Esso interessa sia la Regione del Kurdistan – che include i governatorati di Erbil, Dohuk e Sulaymaniyah – sia le aree curde non soggette all’autorità della Regione, ovvero le zone nel nord dell’Iraq, in particolare la provincia di Kirkuk, ricca di petrolio, rivendicata dai curdi e dal governo federale iracheno.

Il referendum si svolge in un clima di forte tensione, a causa dell’opposizione del governo dell’Iraq e degli Stati della regione, in particolare Turchia e Iran.

Il 18 settembre, la Suprema corte federale irachena aveva ordinato la sospensione del referendum, dichiarandolo incostituzionale. La decisione della Corte seguiva quella del parlamento iracheno che, il 13 settembre 2017, aveva votato a maggioranza il rifiuto del referendum sull’indipendenza della regione del Kurdistan dall’Iraq.

Da parte sua, il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, il 25 settembre, ha rafforzato le misure di sicurezza al confine con l’Iraq. Inizialmente, era stata diffusa la notizia che la Turchia avrebbe chiuso unilateralmente l’attraversamento di confine di Habur. La notizia è stata poi smentita da Ankara che ha annunciato di aver soltanto rafforzato le misure di sicurezza.

Già il 19 settembre 2017, in occasione della 72esima sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si è tenuta a New York dal 18 al 20 settembre 2017, Erdogan aveva minacciato il Governo regionale del Kurdistan iracheno che avrebbe imposto alcune “sanzioni non ordinarie”, se Barzani non avesse rinunciato al referendum. Fin dalla proclamazione della data del voto, Ankara si era opposta, definendolo “un errore fatale” che avrebbe contribuito a rendere la regione ancora più instabile. La preoccupazione della Turchia è che la creazione di uno Stato curdo indipendente in Iraq incentivi i movimenti indipendentisti dei curdi presenti nel proprio Stato. Tale preoccupazione è aumentata ulteriormente quando, sulla scia delle richieste indipendentiste irachene, il 29 luglio 2017, l’Unione curda del nord della Siria ha indetto le prime elezioni locali nel territorio curdo siriano, al confine con la Turchia.

Anche l’Iran, il giorno prima dell’apertura delle urne, domenica 24 settembre, ha chiuso le frontiere con l’Iraq e il proprio spazio aereo a tutti i voli da e verso la regione del Kurdistan, su richiesta del governo iracheno. Lo stesso giorno, durante una conversazione telefonica con il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha ribadito il proprio sostegno all’Iraq e la propria opposizione nei confronti di qualsiasi passo che possa mettere in pericolo l’integrità e l’unità nazionale del Paese.

Precedentemente, il 18 settembre, l’Iran aveva minacciato di rescindere dagli accordi sul commercio e sulla sicurezza con il Governo della regione del Kurdistan, in quanto avrebbe riconosciuto solo “il governo unito e federale iracheno”. Come Ankara, anche Teheran teme che l’indipendenza del Kurdistan incoraggi i movimenti separatisti dei curdi iraniani.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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