Eurodeputati a Tunisi per parlare della Libia

Pubblicato il 25 settembre 2017 alle 13:17 in Immigrazione Libia

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Una delegazione di eurodeputati ha incontrato i rappresentanti di alcune Ong e della Guardia Costiera libica, a Tunisi, il 22 settembre, per discutere questioni relative ai diritti umani in Libia. In cima all’agenda anche l’efficacia della cooperazione tra l’Unione Europea e i Paesi della regione nordafricana nell’ambito migratorio.

Claude Moraes, presidente della Commissione Libertà civili, giustizia e affari interni (Libe) del Parlamento europeo, ha riferito che “soltanto iniziative a lungo termine sulla migrazione potranno portare maggiore stabilità”. A suo avviso, “salvare vite umane è, e dovrebbe rimanere la priorità assoluta; la tragedia umana che si sta verificando nel Mediterraneo richiede soluzioni urgenti per trovare un compromesso umano e sostenibile per la grande quantità di persone richiedenti asilo. Allo stesso tempo la forte instabilità in Libia richiede il supporto per una soluzione politica sul lungo periodo. Iniziative a corto raggio riferite alla migrazione sulla rotta del Mediterraneo centrale possono condurre solo a una maggior frammentazione”. Come è noto, la Libia è il primo Paese nordafricano dal quale partono le imbarcazioni cariche di migranti alla volta dell’Europa. La sua instabilità politica ha permesso ai trafficanti di esseri umani di portare avanti indisturbati le loro attività. Dall’inizio del 2017 al 20 settembre, sono morti 2,556 migranti nelle acque del Mediterraneo.

Nel corso del meeting, è stata affrontata anche la questione della creazione di una zona per le operazioni di ricerca e salvataggio (Sar), nelle acque territoriali libiche, e dell’operatività della Operation Sophia. In tale ambito, i presenti all’incontro hanno concordato che tutti i centri di detenzione in Libia dovrebbero essere chiusi, venendo sostituiti dalle strutture di accoglienza gestite dall’Onu. La Commissione Libe ha alterì sottolineato che l’instabilità libica ha avuto effetti negativi anche sulla vicina Tunisia, dove le autorità locali stanno affrontando problemi relativi all’immigrazione illegale e all’infiltrazione di militanti armati entro i propri confini.

La scorsa settimana, sempre nella capitale tunisina, è stato firmato un accordo tra i membri dei Ministeri della Giustizia, dell’Interno, degli Affari Sociali libici, i rappresentanti di alcune brigate di Tripoli e il consiglio militare della città di Zintan, in base al quale circa 10,000 sfollati presenti a Zintan, nella Libia nord-occidentale, verranno riportati a Tripoli, dove potranno riavere il loro vecchio lavoro e le loro case. Non è ancora chiaro, tuttavia, quando ciò avverrà. La missione dell’Onu in Libia, UNISMIL, ha riferito che sono state concordate anche le misure di sicurezza che verranno messe in atto nel corso del trasferimento, insieme alla reintegrazione dei cittadini libici.

Secondo i dati dell’International Organization for Migration (IOM), nel maggio 2017, gli sfollati interni in Libia erano circa 240,000.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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