Myanmar: governo interviene sulla crisi Rohingya

Pubblicato il 24 settembre 2017 alle 14:36 in Asia Myanmar

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Il Myanmar inizia a prendere in mano la gestione della crisi umanitaria della minoranza etnica Rohingya. La leader democraticamente eletta, il premio Nobel per la Pace Aung San Suu-kyi, creerà un gruppo di lavoro per il rimpatrio dei più di 420 mila Rohingya che sono giunti in Bangladesh dal 25 agosto e permetterà a una delegazione di diplomatici stranieri di visitare l’area del conflitto nello stato nord-occidentale di Rakhine.

Il governo del Myanmar creerà un gruppo di lavoro specializzato per gestire il processo di verifica sistematica dei “rimpatri urgenti” dei rifugiati appartenenti alla minoranza etnica di fede musulmana Rohingya, che hanno abbandonato il 420 mila lo stato nord-occidentale di Rakhine, dal 25 agosto scorso.

Il processo di rimpatrio dei profughi Rohingya avverrà secondo l’accordo bilaterale esistente tra Myanmar e Bangladesh dal 1993, secondo quanto dichiarato su Facebook dal governo birmano. La decisione di creare un gruppo di lavoro è stata presa in seguito a una riunione tra Aung San Suu-kyi e i membri del Comitato per le Raccomandazioni sullo Stato di Rakhine, venerdì 22 settembre.

Aung San Suu-kyi – premio Nobel per la Pace e leader democraticamente eletta del Myanmar – avrebbe dichiarato che il processo di verifica dei rifugiati è molto importante, così come lo è stabilire quali saranno i luoghi che li accoglieranno e la creazione di programmi di riposizionamento non solo per i musulmani Rohingya, ma anche per le altre etnie che vivono nello stato di Rakhine e che hanno dovuto lasciare le loro case a causa degli attacchi terroristici portati avanti dai militanti estremisti di etnia Rohingya.

Aung San Suu Kyi, la leader della Birmania

Aung San Suu Kyi, la leader della Birmania

Il governo del Myanmar, oltre al gruppo di lavoro, organizzerà anche una delegazione di diplomatici stranieri che potranno visitare lo stato di Rakhine. L’accesso alla zona di conflitto tra esercito birmano e militanti islamisti era stato negato a tutti i cittadini stranieri. Le decisione di intervenire per gestire la crisi umanitaria della minoranza etnica Rohingya, definita dalle Nazioni Unite il risultato di operazioni di “pulizia etnica” da parte dell’esercito birmano, è stata presa dopo l’intervento televisivo di Aung San Suu-kyi del 19 settembre che ha rotto il silenzio prolungato dell’attivista. Durante il suo discorso pubblico, la leader democratica non ha condannato apertamente l’esercito e non ha confermato le accuse ai suoi danni che le agenzie per i diritti umani muovono dall’ottobre del 2016, ma ha chiesto l’aiuto della comunità internazionale per gestire la crisi e offerto la possibilità a una delegazione straniera di visitare la zona. Nei mesi precedenti, il governo del Myanmar non aveva concesso l’autorizzazione ai corpi di pace dell’Onu di entrare nell’area per effettuare indagini e verificare direttamente le accuse di violenze, stupri ed esecuzioni sommarie rivolte all’esercito.

La campagna militare dell’esercito, nell’ottobre 2016, è stata avviata in risposta a una serie di attentati condotti da alcuni gruppi di militanti islamisti di etnia Rohingya contro le stazioni di polizia di confine. Nei mesi successivi, l’esercito birmano è stato accusato dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani di aver condotto esecuzioni sommarie e violenze e abusi di ogni sorta ai danni dei Rohingya, innescandone la fuga per cercare rifugio in Bangladesh. Il 25 agosto 2017, una serie di nuovi attacchi ha esasperato una situazione già grave, creando un vero e proprio esodo della minoranza etnica dal Myanmar. Secondo l’UNHCR, l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu, le operazioni dell’esercito birmano sono assimilabili a quelle di pulizia etnica.

Il Myanmar è uno stato a maggioranza buddista e ritiene che la minoranza islamica Rohingya sia formata da immigrati clandestini provenienti dal vicino Bangladesh.

Il Bangladesh, a sua volta, non accoglie di buon grado il flusso migratorio dei Rohingya e sta cercando di tenere i profughi in aree circoscritte per evitare che possano “invadere” il paese intero.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Ilaria Tipà

di Redazione

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