Il Regno Unito e gli attentati

Pubblicato il 23 settembre 2017 alle 15:04 in Europa

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Nell’attacco terroristico del 15 settembre a Londra sono rimaste ferite 30 persone per via dell’esplosione di un ordigno rudimentale posizionato all’interno di un vagone della metropolitana. Secondo le indagini delle autorità, la bomba non è esplosa completamente perché malfunzionante. Al momento sono 6 gli individui arrestati dalla polizia, accusati di essere legati all’incidente. Il 16 settembre, l’ISIS ha rivendicato l’attacco attraverso un comunicato pubblicato sull’agenzia di stampa ufficiale dei terroristi, Amaq, in cui viene spiegato che “l’azione di Londra è stata compiuta da un’unità affiliata allo Stato Islamico”.

Bandiera del Regno Unito. Fonte: Pixabay

Bandiera del Regno Unito. Fonte: Pixabay

Come ha notato uno dei ricercatori dell’Henry Jackson Society, Robin Simcox, in un articolo pubblicato su The National Interest, l’uso di esplosivo per compiere un attacco terroristico non è una novità. Recentemente, le forze anti-terrorismo dei Paesi europei hanno spostato la loro attenzione sullo studio e l’analisi degli attentati compiuti per mezzo di furgoni e coltelli, sull’esempio degli attacchi di Nizza, il 14 luglio 2016, di Berlino il 19 dicembre 2016, di Londra il 22 marzo e il 3 giugno e di Barcellona, il 19 agosto. Nonostante ciò, secondo uno studio di Simcox, che ha analizzato 142 complotti terroristici organizzati in Europa tra il gennaio 2014 e il maggio 2017, gli ordigni esplosivi hanno costituito l’arma preferenziale scelta dai terroristi. Non a caso, su 142 complotti, il 28% prevedeva l’impiego di materiale esplosivo.

Alla luce di tali dati e degli attacchi che hanno colpito l’Europa nel corso degli ultimi mesi, Robin Simcox spiega che si possono dedurre due conclusioni, una positiva e una negativa.

Quella positiva è che, su 142 complotti, soltanto 6 casi hanno causato la morte di persone. Ciò dimostra che i terroristi stanno riscontrando una crescente difficoltà nell’acquisire materiale esplosivo e, inoltre, sono sempre meno i militanti europei capaci di assemblare ordigni perfettamente funzionanti. A tale proposito, gli incidenti terroristici che si sono verificati in Spagna ad agosto sono la prova lampante di questa difficoltà. Mentre alcuni jihadisti hanno avuto successo a Barcellona e a Cambrils, dove si sono scagliati contro la folla a bordo di un furgone e di un’auto, è significativo che tre terroristi della stessa cellula siano saltati in aria insieme alla palazzina di Alcanar mentre cercavano di preparare l’ordigno con cui avrebbero voluto colpire la Sagrada Familia, il 18 agosto.

La conclusione negativa, invece, è che nei 6 casi in cui i terroristi hanno utilizzato materiale esplosivo, sono state uccise quasi 200 persone, e ferite almeno 800. Ciò significa che le bombe sono lo strumento più efficace in assoluto.

Cosa può fare il Regno Unito per prevenire e affrontare in maniera più efficiente gli attacchi terroristici?

Ad avviso di Simcox, senza un cambiamento sostanziale al proprio approccio anti-terrorismo, Londra potrà fare bene poco per evitare attentati simili. Il Regno Unito sta investendo molto nelle attività delle proprie agenzie di intelligence e, a livello militare, fa parte della coalizione a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq. Tuttavia, secondo Simcox, il governo inglese non ha la capacità di monitorare tutti i sospettati presenti all’interno del proprio territorio nazionale. Per questo motivo, è molto probabile che si continueranno a verificare attacchi come quello nella metropolitana di Londra. Di conseguenza, Simcox ritiene che le autorità inglesi si stiano concentrando più sulle modalità attraverso cui ristabilire l’ordine all’indomani dell’attentato, piuttosto che sull’approfondimento delle indagini.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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