Il discorso di Trump all’Onu: ecco come si governa il mondo

Pubblicato il 23 settembre 2017 alle 13:51 in Il commento

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Il discorso che Trump ha tenuto il 19 settembre 2017 all’assemblea generale dell’Onu consente di osservare i due tratti caratteristici della politica internazionale che sono la forza e l’ipocrisia. La forza, giacché l’arena internazionale è una giungla dominata dal più forte; l’ipocrisia, giacché non può essere detto pubblicamente nei luoghi istituzionali.

Trump, dopo avere affermato che il rispetto della sovranità nazionale è il pilastro dell’ordine mondiale, ha dichiarato che vorrebbe impedire all’Iran di sviluppare il suo programma nucleare, definendo un “imbarazzo per gli Stati Uniti” gli accordi siglati da Obama. Gli Stati Uniti sono d’accordo che Israele abbia tante bombe atomiche, ma non tollerano che l’Iran e la Corea del Nord possano armarsi come gli israeliani. Ricorrendo a Machiavelli, il principio etico racchiuso nelle parole di Trump è semplice da riassumere: “Siamo il paese più potente del mondo e decidiamo noi chi è buono e chi è cattivo”.

Che si tratti di Trump o di Obama, gli Stati Uniti sono quel paese che viola la sovranità altrui attraverso la guerra o che interferisce nella vita degli altri Stati attraverso la penetrazione strategica.

In seguito alle elezioni parlamentari del 7 marzo 2010, l’Iraq entrò in una situazione di stallo politico a causa del pareggio sostanziale tra il blocco guidato dallo sciita al Maliki e quello del sunnita Allawi. Dopo mesi di paralisi istituzionale, Obama inviò il vice presidente Joe Biden a Baghdad per dettare i termini generali di un accordo che portò alla nascita di un governo di unità nazionale, insediatosi il 22 dicembre 2010. Per motivi di sintesi, è impossibile riportare l’elenco di tutte le interferenze di Obama nella vita politica altrui. Basti ricordare lo scandalo che emerse quando si venne a sapere che faceva spiare persino i propri alleati europei. Il 10 luglio 2014, la Germania espulse il responsabile diplomatico degli 007 statunitensi a Berlino con questo comunicato testuale diffuso da Steffen Seibert, portavoce della Merkel: “Il rappresentante dei servizi segreti Usa presso l’ambasciata degli Stati Uniti d’America è stato invitato a lasciare la Germania”. Tuttavia, Obama fu furioso quando seppe che Putin aveva cercato di interferire nella campagna presidenziale violando gli archivi informatici del partito democratico. Il 29 dicembre 2016, espulse 35 diplomatici russi definiti “agenti dell’intelligence” di Mosca.

Per non parlare dei milioni di dollari con cui Obama ha alimentato la guerra civile in Siria al fine di ottenere il rovesciamento di Bassar al Assad che avrebbe voluto sostituire con un presidente amico. Gli americani ritengono inimmaginabile che qualcuno possa bombardare Washington per determinare un cambio di regime alla Casa Bianca. Tuttavia, Obama partecipò al bombardamento aereo che determinò la caduta di Gheddafi, trucidato a Sirte il 20 ottobre 2011.

Mercoledì 20 settembre 2017, ho partecipato a un seminario presso il Massachusetts Institute of Technology, coordinato da Barry Posen. Lindsey O’Rourke, Assistant Professor al Boston College, ha parlato del numero di tentativi segreti di “cambi di regime” orditi dagli Stati Uniti durante gli anni della guerra fredda in una relazione intitolata “Covert Regime Change”. Ebbene, sono stati ben 66. Quando Lindsey O’Rourke ha mostrato i suoi dati, rappresentati da una mappa in cui i paesi bersagliati dagli Usa erano colorati in rosso, il pubblico è esploso in una risata che esprimeva la consapevolezza dell’enormità delle interferenze americane nella vita degli altri paesi. Lindsey O’Rourke ha ricordato più volte che gli Stati Uniti sono intervenuti ripetutamente per orientare i risultati elettorali in Italia che, nel suo discorso, rappresenta uno dei casi di studio più interessanti per comprendere il modo in cui gli Stati Uniti interferiscono nella vita politica altrui in modo continuo, sistematico e pervasivo.

La Russia si comporta allo stesso modo degli Stati Uniti nei confronti di quei paesi su cui esercita il proprio dominio come la debolissima Georgia, a cui ha mosso guerra nell’agosto 2008, l’Ucraina, a cui ha strappato la Crimea con la forza, o la Siria, dove ha rovesciato valanghe di bombe per ricondurla sotto il proprio dominio. Chiunque pensi che Putin sia un uomo giusto è un ingenuo giacché la giustizia, nell’arena internazionale, è soltanto la legge del più forte, mitigata dal diritto internazionale e dalla promozione della cultura dei diritti umani.

Grazie di leggere Sicurezza Internazionale.

di Alessandro Orsini

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