Bangladesh: arriva l’esercito per aiutare i Rohingya

Pubblicato il 21 settembre 2017 alle 6:05 in Asia Myanmar

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L’esercito del Bangladesh è sceso in campo per aiutare le centinaia di migliaia di Rohingya giunti nel paese dallo stato di Rakhine, nel Myanmar. Il governo del Bangladesh stima che saranno necessari almeno sei mesi per registrare tutti i circa 420 mila rifugiati in fuga dalla violenta campagna militare dell’esercito del Myanmar.

Le truppe dell’esercito del Bangladesh sono intervenute nella zona di Cox Bazar, vicino al confine tra il paese e lo stato di Rakhine, nel Myanmar nord-occidentale, dove dal 25 agosto sono giunti circa 420 mila rifugiati appartenenti alla minoranza etnica di fede musulmana Rohingya, secondo quanto dichiarato da Obaidul Quader, ex ministro e deputato alla guida del partito al governo del Bangladesh.

I soldati aiuteranno gli operatori delle organizzazioni umanitarie a costruire rifugi e servizi igienici per i rifugiati che attualmente dormono all’aperto sotto alle piogge monsoniche che colpiscono la zona nel mese di settembre. Negli ultimi cinque giorni, nella zona di Cox Bazar l’acqua piovana ha raggiunto un’altezza di 21,4 centimetri e le autorità temono smottamenti e frane nell’area collinare su cui sono collocati i campi profughi. Centinaia di Rohingya hanno dovuto abbandonare i rifugi di fortuna che avevano ricavato in una piantagione di gomma che è stata completamente allagata dalla pioggia monsonica, mercoledì 20 settembre.

“La presenza dell’esercito è necessaria nella zona di confine per aiutare a costruire dei ripari, un compito di certo non facile e per garantire le condizioni igieniche”, ha dichiarato il deputato. La decisione di far intervenire l’esercito è stata presa dal Primo Ministro del Bangladesh, lo sceicco Hasina.

I soldati avranno anche il compito di garantire l’ordine e coadiuvare gli operatori già sul posto a distribuire gli aiuti. Le forniture di beni di prima necessità che giungono dall’estero vengono trasportate dai mezzi dell’esercito dalla zona dell’aeroporto di Chittagong all’area di confine dove sono collocati la maggior parte dei campi, tutti in condizione di sovraffollamento. L’esercito si adopererà anche per installare delle pompe che permettano la pulizia di quelle che sono vere e proprie latrine a cielo aperto, per evitare la diffusione di malattie.

34.000 persone di etnia Rohingya hanno lasciato il Myanmar, dall'ottobre 2016. Fonte: EU Humanitarian Aid and Civil Flickr

34.000 persone di etnia Rohingya hanno lasciato il Myanmar, dall’ottobre 2016. Fonte: EU Humanitarian Aid and Civil Flickr

I campi profughi sono sovraffollati poiché ai quasi 400 mila profughi Rohingya giunti in Bangladesh dall’inizio della campagna militare dell’esercito birmano, nell’ottobre 2016, se ne sono aggiunti altri più di 400 mila nel giro di poco più di 20 giorni, dal 25 agosto. La campagna militare dell’esercito, nell’ottobre 2016, è stata avviata in risposta a una serie di attentati condotti da alcuni gruppi di militanti islamisti di etnia Rohingya contro le stazioni di polizia di confine. Nei mesi successivi, l’esercito birmano è stato accusato dalle organizzazioni per la tutela dei diritti umani di aver condotto esecuzioni sommarie e violenze e abusi di ogni sorta ai danni dei Rohingya, innescandone la fuga per cercare rifugio in Bangladesh. Il 25 agosto 2017, una serie di nuovi attacchi ha esasperato una situazione già grave, creando un vero e proprio esodo della minoranza etnica dal Myanmar. Secondo l’UNHCR, l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu, le operazioni dell’esercito birmano sono assimilabili a quelle di pulizia etnica.

Il Myanmar è uno stato a maggioranza buddista e ritiene che la minoranza islamica Rohingya sia formata da immigrati clandestini provenienti dal vicino Bangladesh.

Il Bangladesh, a sua volta, non accoglie di buon grado il flusso migratorio dei Rohingya e sta cercando di tenere i profughi in aree circoscritte per evitare che possano “invadere” il paese intero.

Il governo del Bangladesh ha chiesto più volte al Myanmar di porre fine alla campagna militare e di permettere ad almeno una parte dei profughi di tornare ai loro villaggi. Dopo un lungo silenzio e dopo le pressioni giunte dalla comunità internazionale, la leader del Myanmar, il premio Nobel per la Pace Aung San Suu-kyi ha dichiarato nel suo discorso pubblico di martedì 19 settembre che il suo paese permetterà ai rifugiati “verificati” di tornare in Myanmar. Il discorso di Aung San Suu-kyi “non ha presentato la realtà della situazione dei Rohingya”, ha affermato il Ministro per l’informazione del Bangladesh. Nel suo intervento la leader non ha fatto alcun riferimento alla pulizia etnica o alle violenze di cui l’esercito è accusato, è questo è “inaccettabile” per il Ministro di Dhaka.

di Redazione

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